

di Peppe Papa
Grillo è sparito, Casaleggio pensa ai fatti suoi e della sua società, Di Maio arranca e di gaffe in gaffe zoppica senza un’idea precisa di cosa sarà il Paese in versione Cinquestelle. La parabola del Movimento sembra essere giunta al culmine e solo una vittoria alle elezioni, che molti danno per scontata, potrebbe arrestare l’inevitabile fase di declino permettendogli di rimanere in scena nell’agone politico italiano. In caso contrario il destino è segnato, fine del grande sogno della democrazia diretta, dell’uno vale uno, della trasparenza, dell’onestà e della rivoluzione 2.0, “abbiamo scherzato, scusateci”. Beppe Grillo, come dicevamo, non si vede e non si sente. Dopo essersi riappropriato del suo blog e sancito l’addio al sodalizio con Casaleggio Associati, ha detto che girerà il mondo in cerca di ispirazione, mentre nel frattempo, prepara un tour teatrale sperando che ci si dimentichi un po’ di lui come guru di una setta di furbi scalmanati e torni ai suoi spettacoli il pubblico che affollava le sale prima che cominciasse l’avventura del ‘Vaffa’. Davide, figlio di Gianroberto Casaleggio, pur mantenendo un piede nel Movimento gestendo, “gratuitamente” ci tiene a precisare, la piattaforma Rousseau perché non si può mai sapere come va a finire, ha chiaramente detto che ha altro da fare. Luca Eleuteri, socio fondatore della Casaleggio Associati e braccio destro di Davide in un’intervista al Corriere della Sera di qualche giorno fa, è stato esplicito. “Stiamo spostando – ha detto- il nostro focus dall’editoria digitale a quelli dell’intelligenza artificiale, dell’internet delle cose e dell’integrazione tra punti fisici e digitale. Pertanto – ha aggiunto – spero che con questo chiarimento d’ora in poi le forze politiche e i giornalisti la smettano di dire che la Casaleggio Associati si occupa ancora del Movimento”. I ragazzi, insomma, se la devono cavare da soli, “camminare con le loro gambe” avvertì il comico genovese prima di accomiatarsi. E i risultati si vedono. Luigi Di Maio, il nuovo ‘capo’ politico, gioca a fare lo statista e preso di sé lancia proposte sgangherate che contraddice il giorno dopo. A Londra, dove dice di essersi recato per rassicurare i mercati incontrando gli investitori internazionali della City, il meeting, a detta delle principali agenzie di stampa, è stato quasi del tutto ignorato. Non si sono viste le grandi banche e non risulta che siano stati invitati o partecipato chi nel giro della finanza mondiale ha in agenda l’Italia. Ha annunciato di avere ingaggiato nella squadra gente supercompetente, come la giovane economista italiana strappata allo staff della Merkel, salvo poi scoprire che si trattava di una ragazza impiegata in una società di Pr che qualche volta aveva svolto commissioni per conto del partito della cancelliera e che non l’aveva mai vista. Clamoroso, il caso dell’ammiraglio Rinaldo Veri, presentato come una “eccellenza tra le eccellenze” e che dopo qualche ora dalla trionfale apparizione a fianco del candidato premier al Tempo di Adriano, ha dovuto ritirarsi perché nel frattempo si era venuto a sapere della sua carica elettiva come consigliere di centrosinistra a Ortona, in Abruzzo. Insomma, l’improvvisazione sembra farla da padrona e da quel che si è visto finora a proposito di programmi economici, rapporti internazionali e tutte le altre questioni che riguardano il governo della settima potenza industriale del mondo, sono proposte confuse e zero competenze. Tanto che stanno pensando bene, eventualmente le elezioni dovessero premiarli più di quanto meritino, di aprirsi a un governo di larghe intese con Fi e Pd. Notizia riferita dalla Reuters proprio a proposito dei colloqui intrapresi nella capitale del Regno Unito e prontamente smentita dai vertici pentastellati. E’ chiaro che una ipotesi del genere comporterebbe dover rinunciare al reddito di cittadinanza, pezzo forte della loro dottrina, evitare di dimettere in discussione l’euro, la legge Fornero e il Job acts. Certo, se ne potrebbe discutere. Intanto i big si sono sistemati insieme a qualche parente, male che vada resteranno in parlamento cercando di guadagnarsi lo stipendio come al solito invocando onestà e puntando il dito contro l’untore di turno, sperando che la legislatura duri il più a lungo possibile.