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SCRITTORI SCONOSCIUTI. “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo: diciassettesima puntata

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.

Grillo, 52enne napoletano, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco intanto la diciassettesima puntata del suo:

“DIARIO DI UN REAZIONARIO”

 

8 marzo

‘O Barone , al secolo Michele Di Fiore, si è guadagnato il suo nomignolo onorifico per la tenacia con la quale ha saputo ritagliarsi il suo spazio nell’organigramma ristretto dei capizona che gestiscono il traffico di droga nell’area nord della città. Ha arricchito il suo curriculum grazie a temerarie incursioni nel piccolo traffico di armi, quelle usate per omicidi e rapine, ottenendo la fiducia di chi comanda veramente. Come tutti i criminali con velleità di potere, è oculato nella scelta dei suoi collaboratori, spietato con chi lo tradisce ed esibizionista per natura. Baffi spioventi, basettoni anni Settanta e un corpo da cinquantenne in leggero sovrappeso, è retrò anche nell’abbigliamento: vestiti dai colori sgargianti su camicie con colletti a punta; scarpe di coccodrillo o stivaletti confezionati con la pelle di qualche sconosciuto animale esotico. Acquista tutto online perché, anche se è vero che la moda segue un andamento ciclico dei gusti, non ci sono ancora punti vendita locali in grado di soddisfare la sua esigenza di un revival estetico. Indulgente con se stesso, non lo è altrettanto con gli altri. Sarà per questo che mi ha freddato con una domanda a bruciapelo: “ ‘E fernute ‘e pazzià?”. Non ho replicato, è inutile. Il mio è stato un peccato di leggerezza perché dovevo immaginare che nulla passa inosservato soprattutto se si cerca di incanalare un istinto lungo i binari dell’abitudine, della ripetizione con cadenza settimanale. “Lo so che il tuo è un passatempo innocente, che non fai danni – ha continuato il Barone – ma qui non stiamo in un parco giochi. Se proprio ti piace sparare, troverò il modo di farti divertire”. E con questa chiusa ho realizzato di essere stato fottuto.

 

11 marzo

Al secondo incontro con Fofò sono stato tentato di raccontargli tutto: dalla frustrazione per un hobby che – per quanto perverso –ho dovuto mio malgrado abbandonare, all’inequivocabile offerta di reclutamento nelle fila dei sicari del Barone. Non so… C’è qualcosa in questo ragazzo che mi ispira fiducia, che mi induce a lasciarmi andare per liberarmi da un peso che da solo non riesco a sostenere.La diffidenza che nutrivo nei suoi confronti è andata scemando man mano, quando ho realizzato che ad alimentarla era solo una infantile manifestazione di gelosia: l’unico sentimento, morboso, concesso a chi non lascia entrare nessuno nella propria sfera privata. La sala riservata ai colloqui assomiglia a un confessionalee quando Fofò fa il suo ingresso da una porta laterale, mi sento pronto a scaricare su di lui tutte le responsabilità che io non mi prendo la briga di affrontare. Ma non accade nulla. La presenza di Susetta, con la quale non mi confido, funge da deterrente. Mi sento ancora una volta escluso dal loro rapporto quando riprendono il filo di una discussione che non sembra mai essersi interrotta dall’ultima volta che si sono visti ed io comincio ad avvertire un’inquietudine che mi agita senza farmi muovere: sono quasi sul punto di esplodere. L’avviso che la visita è terminata è una liberazione. Fofò, come se solo adesso si accorgesse della mia presenza, mi porge una busta gialla: “Leggi con calma, tu sei tutto qui dentro”.

 

11 marso sera

Susetta pur avendo visto Fofò passarmi la lettera, tornati a casa, non fa cenno all’episodio e non mi chiede nulla in merito. Anzi, dopo cena, si mette a riassettare la cucina, mi annuncia che per la prossima volta vuole preparare un tiramisù da portare al fratelloe poi va a sdraiarsi in camera da letto, lasciandosi sedurre da una delle tante storie strappalacrime che, vagando per un po’ liberamente nell’etere, finiscono puntualmente per intrappolarsi nel nostro apparecchio televisivo. Un’ultima occhiatina per sincerarmi che Susetta sia immobile, trasportata in un’altra dimensione, e mi dedico alla missiva. La rigiro più volte tra le mani, come se cercassi un segno rivelatore del suo contenuto e, infine, estraggo una paginetta scritta con una grafia fitta ed elegante:

Un samurai chiese a un maestro di spiegargli la differenza tra il cielo e l’inferno. Senza rispondergli, il maestro prese a insultarlo pesantemente. Infuriato, il samurai sguainò la spada per mozzargli la testa. “Questo è l’inferno”disse il maestro prima che il samurai passasse all’azione. Il guerriero, colpito da queste parole, si calmò all’istante e rinfoderò la spada. Dopo, che ebbe compiuto questo gesto, il maestro aggiunse: “E questo è il paradiso”.

“Lo so a cosa stai pensando: questo vuole fare il filosofo con me quando non conosce altro che lo spazio ristretto in cui è rinchiuso. Ma non è così. Io ho capito subito di che pasta sei fatto, più di quanto tu possa immaginare; leggo per esempio il tuo imbarazzo quando non riesci a spiegarti come mai mia sorella sembri ammaliata dalle mie bizzarrie. Io sono in galera perché ero come te, ingenuamente istintivo. Ma per fare bene le cose, le emozioni bisogna controllarle, tenerle a freno. Ho saputo che hai sviluppato un’abilità che non è altro che la manifestazione di un talento. Però, mi è stato riferito che sfrutti male il tuo dono naturale, lo sprechi. Hai bisogno di porti un obiettivo ed io sono a tua completa disposizione per aiutarti a raggiungerlo”.

Con Fofò il cerchio si è chiuso: tutti a volermi indicare una direzione, il modo giusto di amministrare e gestire il mio tempo. Sembrano tutti in combutta a mia insaputa ed io non mi accorgo mai di nulla.

 

12 marzo

Il primo pensiero appena sveglio è stato quello di disfarmi del marcatore. Non ha senso conservarlo adesso che non posso più usarlo. Tutti sanno, e chissà da quanto tempo – forse già dal primo giorno – che Mario Trucchetto si diletta a spaventare la gente del quartiere. Fino ad ora mi hanno trattato con indulgenza, quella che si riserva ad un innocuo psicopatico; poi, quando hanno constatato che mi spingevo oltre i limiti che loro avevano tracciato, hanno stroncato – con garbo- il mio slancio ludico. Sono ancora in grado di metabolizzare le sconfitte, ma ho bisogno di conoscere chi me le infligge.Dal Barone, tramite Susetta, fino a Fofò: il passaparola è indiscutibile. E’ giunto il momento che cominci a chiedermi sul serio se debba fidarmi della donna con la quale condivido un ménage prossimo alla routine matrimoniale, un rapporto che mi illudevo fosse retto da una tacita complicità.

 

12 marzo sera

E’ di buonumore, scherza, cerca di trascinarmi nella sua estemporanea euforia senza sospettare che da questo momento in poi è sotto stretta osservazione. Fingo un coinvolgimento ridereccio che stupisce anche me, non avvezzo alla menzogna. Quella autentica.

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