

di Peppe Papa
Pensavano di averlo steso, di avergli inferto l’ultima stoccata, archiviata con la forza delle urne una pagina di storia italiana. Invece Berlusconi è più in palla che mai. E i due ‘pivelli’, Salvini e Di Maio, costretti loro malgrado a doverci avere a che fare, perché senza alternative, a meno di non rinunciare al sogno di entrambi di mettere le mani sul potere.
Questione di fisico e di età
Ahinoi, dovranno aspettare, almeno a questo giro, in futuro si vedrà, ma certo non hanno dimostrato tenuta dopo lo sforzo espresso in campagna elettorale. Dove il fisico e l’età hanno contato, tanto è vero che il Cavaliere, pur stoicamente trotterellante tra un salotto televisivo e l’altro, non ha potuto che giocare di sponda rimettendoci un bel po’ di consensi, ma non sono riusciti a scalfire più di tanto il moloc del ‘signore di Arcore’.
Io sono io, voi chi siete?
Resta centrale, c’è poco da fare. Sono state solo uno ‘scherzo’ che si sono bevuti i rampanti competitor e con loro la quasi totalità dei media nazionali le presunte “sconfitte” subite dal presidente Azzurro. Come quella di aver dovuto rinunciare alla presidenza del Senato a Paolo Romani, suo “fidatissimo”, per il veto dei Cinquestelle e optare per un nome di rincalzo. Dove, definire rincalzo Maria Elisabetta Alberti Casellati, una che argomentava in punta di diritto che Ruby fosse figlia di Mubarak, non è proprio un sostantivo appropriato per definirne il profilo politico e il livello di affiliazione al ‘capo’. Altro che “passo indietro”, il leader di Forza Italia ha ricevuto un assist che neanche Maradona sarebbe stato capace di realizzare. In un sol colpo si è liberato della figura ingombrante di Romani, uno dei simboli del vecchio partito che non regge più la scena e che Berlusconi sta cercando di ricostruire, conquistando comunque una poltrona importante imprescindibile per qualsiasi discorso istituzionale di là da venire presidiata da un suo ‘clone’. E, intanto che c’era, ne ha approfittato per fare fuori un altro personaggio old style, Renato Brunetta preferendo al suo posto di capogruppo alla Camera un’altra donna a lui particolarmente legata, Maria Stella Gelmini che è andata a fare il paio con l’altra pasdaran al Senato, al posto appunto di Romani, Anna Maria Bernini. Intanto, nessuno dei candidati premier in pectore, può prescindere da lui. Salvini ha voglia di dire di essere il “capo della coalizione di cdx” , ma deve fare i conti con l’alleato più grande Fi che in cambio chiede “visibilità”, la qual cosa in soldoni significa una rappresentanza adeguata in un possibile governo qualunque esso sia. Se no, gli tocca accordarsi con il 5S, facendogli però da stampella e addio sogni di gloria. Stessa cosa per DiMaio & Co., il quale non ha altra scelta che provare a sdoganare il tycoon , con tutti gli imbarazzi del caso verso il suo elettorato, per raggiungere l’agognato obiettivo, conteso con il leader della Lega, di diventare capo del governo. O entrambi rassegnarsi a giocarsi la partita da soli e lanciarsi in mare aperto con il rischio di perdere la faccia e il consenso, alla prima tempesta. Questa sì, inevitabile. E lo davano per ‘morto’.