

di Peppe Papa
Incommentabile. Questa la prima sensazione che si prova a leggere l’appuntamento settimanale del lunedì del sindaco De Magistris sul suo profilo Facebook. Ci eravamo ripromessi di soprassedere ed evitare di dare spazio, seppur nel nostro piccolo, alle farneticazioni di un personaggio che ha prodotto solo danni da quando ha preso il timone di Palazzo San Giacomo con la bandana da pirata in testa e la retorica della rivoluzione degli “esclusi”, del popolo minuto che spezza le catene per la liberazione dai poteri forti, ma in questo caso non ce l’abbiamo fatta. Pensiamo sia un obbligo civile contribuire a liberarci definitivamente da questo demagogo parolaio. “I dati statistici parlano di record storico per Napoli. La città nella sua storia non ha mai avuto un numero di turisti così alto – ha scritto – è un fiume in piena da anni, milioni di persone. I resoconti analitici parlano di centinaia di milioni di euro di economia civile reale, diffusa, orizzontale, che arriva nelle famiglie e nei quartieri”. Peccato che nessuno se ne sia accorto nel frattempo, visto che la città vive la vergogna di un trasporto pubblico a livello dei paesi del terzo mondo, disoccupazione giovanile ormai incontrollabile, trasformazioni urbanistiche ferme al palo tranne la boutàde di un “lungomare liberato” che è un obbrobrio, abusivismo a go-go in tutti i settori dell’economia reale, lo sfascio delle partecipate, l’emergenza rifiuti mai risolta nonostante i proclami, le stese di camorra che impazzano incontrollate, il debito del Municipio ormai sull’orlo del default e la brutta figura che si staglia all’orizzonte per quel che riguarda le incombenze delle prossime Universiadi in combutta con l’altro genio del “buon governo”, Vincenzo De Luca, governatore della Campania. Eppure, secondo il primo cittadino “siamo solo all’inizio della costruzione di una Capitale del mondo che arriverà, una volta superate le discriminazioni e le ingiustizie dei poteri centrali e dei sistemi criminali, alla sua totale autodeterminazione ed autonomia”. Capitale del mondo? Sì avete letto bene. E c’è anche un tempo indicato con precisione entro il quale questo accada: tre anni. Che è quanto serve per arrivare alla fine del suo mandato. Ovviamente non è qualcosa che può accadere da sola, serve la partecipazione di tutti. “Insieme, uniti, siamo una superpotenza – ha sottolineato nel suo farneticante post – soprattutto di umanità. Noi ce la stiamo mettendo tutta, con pochi mezzi e senza soldi, con grande volontà, immensa passione ed infinito amore per la città. Se continuiamo così tra qualche anno Napoli produrrà ricchezza e lavoro per tutte e tutti, nessuno escluso, con riduzione delle disuguaglianze e con maggiore giustizia sociale”. Evviva! Insomma, la stessa solfa che dal 2011, anno della sua presa di potere dell’amministrazione della terza città d’Italia, continua a propinare senza vergogna, complice una “società – cosiddetta – civile”, la quale, indignata, non sa proporre iniziative se non stentorei happening di piazza che lasciano il tempo che trovano. Napoli è alla frutta, questa la verità e sembra che nessuno possa farci niente: De Magistris ce l’abbiamo e continueremo a tenercelo fino alla scadenza naturale del suo mandato, con tutto quello che questo significa in termini di vivibilità, sviluppo e riscatto sociale. Opposizione politica, zero. Non ci sono partiti in grado di mettere argine a questa deriva, alla Città metropolitana tutti, compreso il Pd, danno l’ok al bilancio che premia, manuale Cencelli alla mano, i territori ‘amici’senza alcuna idea di futuro, ma “cura” dell’esistente. Niente altro. Sorvoliamo, ovviamente, sui balli sfrenati alle feste dei centri sociali ‘okkupati’, i selfie alle inaugurazioni di pizzerie, bar, ristoranti e i meriti sull’incremento del turismo che gli operatori del settore da tempo hanno smontato, ma certo nessuno potrà mai sottrarsi, lui compreso, al giudizio dei napoletani che, per quanto compiacenti per l’anarchia diffusa percepita e praticata, non potranno non fare a meno di sentirsi inghiottiti dal nefasto ‘buco nero’ in cui sono precipitati.