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Asse Pd–Fi, argine contro il populismo irresponsabile

Incapaci di mettersi insieme le forze populiste scontano le loro contraddizioni e c’è chi è pronto ad approfittarne. Di Maio e Salvini vittime del loro integralismo, elezioni in riva al mare e con un risultato per niente scontato.

di Peppe Papa

Tutto sembra propendere per una nuova tornata elettorale a fine luglio e successivi  passaggi  istituzionali in pieno ferragosto. I vincitori delle precedenti consultazioni, dopo oltre due mesi di trattative, traccheggiamenti e aut aut lanciati dall’una all’altra sponda, non hanno saputo dare vita ad un governo capace di dare risposte alla domanda di cambiamento chiaramente espressa dagli italiani il 4 marzo scorso. I dilettanti del M5S e i più scafati vertici della Lega, precipitati per loro insipienza nella palude, non hanno trovato nulla di meglio che sprofondare il Paese in un nuovo scontro alle urne, costi quel che costi. Anche dare scacco al tentativo del presidente della Repubblica, massima espressione della democrazia  italica, di dare comunque vita ad un esecutivo “neutrale” in grado di affrontare le incombenze economiche e internazionali che ci riguardano. Niente da fare. Impuntati come i bambini proprietari del pallone che alle prime difficoltà decidono di chiamarsi fuori e portarsi la sfera a casa impedendo di continuare a giocare la partita, convinti che alla prossima occasione potranno fare meglio e vincere annientando l’avversario.

Lo stallo

Siamo al ridicolo, insomma, senza che nessuno abbia la più vaga idea di quello che può succedere, incuranti che la situazione gli possa sfuggire di mano e regalare esiti diversi da quelli che ognuno di loro ha prefigurato nella propria ansia di potere: tutto e subito, senza condizioni.

La sfida  e l’azzardo

Certo, una bella sfida se avesse qualche aggancio alla realtà, la quale dice un’altra cosa che leghisti e pentastellati ignorano, o fingono di non capire, la quale sarebbe un azzardo per loro e i ‘tifosi’ che si portano appresso. Infatti, non è scritto da nessuna parte che riescano a replicare, magari incrementandoli, i consensi conquistati nell’ultima tornata elettorale, figlia di una stagione politica inquieta caratterizzata da un quasi default del Paese scongiurato grazie all’intervento di tecnici ‘vampiri’ come Monti e Fornero, supportati dal presidente emerito Napolitano. E dal successivo tentativo di Matteo Renzi di far partire veramente la terza Repubblica, riformando tutto il riformabile sbattendo però contro il muro di un referendum dove gli italiani hanno espresso chiaramente la loro intenzione di rimanere sotto il rassicurante cappello delle infinite corporazioni, burocrazie e consorterie relazionali che, dal secondo dopoguerra, rappresentano la zattera di salvataggio cui dirigersi nei momenti di massima crisi del “sistema”.

Precari sì, ma con giudizio

Il popolo italico, su questo, è stato sempre maestro e le sue classi dirigenti ne sono state le massime espressioni. Il “trasformismo” è una nostra prerogativa storica, abbiamo fatto scuola nel mondo. E dunque può succedere che, a  tanta sicumera mostrata dai due principali attori politici del momento M5S e Lega, possa corrispondere un risultato contrario a quello sperato, soprattutto se il corpo elettorale viene chiamato in causa in piena estate, quando, tra un problema e l’altro, anche i più sfigati si godono la bella stagione pure a fronte di contrarre qualche debito in banca che è felice ad accordarglielo.

“C’est la vie”

Urne aperte per pochi intimi, poi si vedrà. Una occasione irripetibile per le forze antipopuliste di assestare qualche colpo politico, con al P maiuscola, e partire al contrattacco. Una reazione, tipo quella di unità nazionale, che diede vita alla Repubblica settant’anni fa, che non lasci margini alle spinte di “democratura” espresse da dai due principali protagonisti dell’agone politico italiano del momento.   Pd e Forza Italia insieme, in questa ottica, possono rappresentare l’alternativa, l’argine della responsabilità riformista contro la barbarie dei “rivoluzionari pane e salame” che precipiterebbero il Paese nell’irrilevanza a livello globale. Salvini  (previdentemente) non rompe con Fi, gli antagonisti renziani del Pd fanno altrettanto con l’ex premier e segretario, segno che a determinare la scena sono ancora l’odiato duo RenziBerlusconi, dai quali non si può prescindere e che sono  pronti a presentare il conto. Bene, votiamo a luglio: ne vedremo delle belle. L’Italia comunque sopravviverà. Speriamo.

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