

di Roberto Ziba Martucci
Dopo un inverno passato a stemperare la crisi con abboffate senza precedenti il costume diventa il nostro dietologo personale, esce da un cambio di stagione già cazziandoci con quella sua aria spavalda e colorata accolto quasi sempre dalla frase: Wuaaa e quan’ mo mett’, o più semplicemente, aro’ me trase. Sembra quasi avere vita propria, esce da quel cellophane tutto checazzo con annessa foto di fotomodella che per punizione tu hai tenuto per ricordarti che non sarai mai così, e ci sputa in faccia la sua realtà anoressica d’immagine caraibica, dove sono esclusi chili di troppo in un mondo fatto di proteine e zero grassi e l’aspartame regna sovrano. Scatta il conto alla rovescia: al via con le diete lampo, cerchi ovunque, le promesse sono tante.
Ci sei, sei pronta, vuoi farlo e ci credi. Cerchi come una pazza su internet, Google ti promette di tutto di più raccontandoti addirittura che c’è gente che è dimagrita mangiando, ma tu vuoi il massimo, il top del top. Cominci a farle tutte ingurgitando cibi a limite della commestibilità facendo diete e scioperi della fame, ma dopo il terzo giorno ti appare Gandhi e Suor Teresa e cerchi ovunque qualcosa che plachi il brontolio del tuo stomaco. Al quarto giorno inizi a sviluppare l’olfatto del cane da dogana: vedi cibo ovunque, ma non ti arrendi vai avanti per la tua strada. La notte del quinto giorno ti svegli e apri il frigo in preda alla disperazione, ma hai fatto la spesa intelligente: non hai comprato un cazzo per non indurti in tentazione. Una confezione di Tofu ti guarda dal comparto dei formaggi, scade ad agosto, ma già sa che non sarà mai mangiato. Tutti sanno che in realtà il Tofu non sa di un cazzo e lo compri solo perché fa tanto cibo sano, ma potresti mangiare un pezzo di polistirolo sarebbe pressoché lo stesso.
Guardi i video di Mariano chef vegano e provi a replicare una ricetta fatta di semi e farine provenienti da posti esotici che costano più di una bistecca fiorentina, ma nulla, la tua fame non si arrende. Superi il quinto giorno grazie al complimento di un’amica che ti ha visto più sgonfia, non magra, ma solo più sgonfia. Il sesto giorno sei colta da dolori tipo parto perché i semi esotici uniti alla frutta secca e allo jogurt hanno completamente annullato la tua flora batterica con effetti devastanti. Dopo aver passato il sesto giorno sul cesso sei più sicura, puoi farcela ancora; vai col menu tipo ospedale Cardarelli: riso in bianco verdure grigliate e un filo d’olio a crudo. In un attimo di abbandono hai uno svenimento e nei tuoi incubi ricevi l’estrema unzione da Padre Pio. Archiviata la parentesi mistica, ti trascini sulla bilancia cercando conforto.
Ma non sei soddisfatta ti guardi allo specchio e non ci sei ancora vuoi di più, sempre di più, ci sei continui per la tua strada ed è ora il momento di premiarsi comprando quel costume che tanto ti piace. Ovviamente lo acquisti di una misura in meno perché sai che sarà quello il tuo obiettivo. Raggiungere il peso sperato.
Ora cara amica che non ti arrendi mai è arrivato il momento di fare sul serio. Vai col metodo signora Titina. Questa donnina sempre in forma dei Quartieri Spagnoli non aveva segreti ma massime e quella principale era: “Se la dieta ti fa strana annascondi la tiana, ma si ti piace o magna chiur’ ‘a vocca e nun parlà”.
Credi a questa guru dei quartieri e abbracci la fede convinta che l’unico modo per dimagrire è quello di chiudere la bocca mangiando il minimo indispensabile. Ci sei perdi peso passano i giorni, e arriva il fatidico momento. Prova costume: sudi lo indossi, ti va. Ti dai una mano cantando “Fotomodelle un po’ povere” convinta che le canzoni di Gigi D’Alessio aiutino a perdere peso per il loro effetto liberatorio. Siiii!!! Calza a pennello. Il primo giorno di mare sei sicura di te, saluti vecchi amici di ombrellone sfili tranquilla tra sabbia e lettini. La tua vicina di ombrellone ti guarda e ti dice: “Come stai bene, ti vedo in forma, con qualche chilo in più ma in forma”. Ti cade il mondo sotto i piedi. a l’ora di pranzo ti strafoghi una bella frittata di maccheroni. Fine della dieta. Le papille gustative ringraziano ed anche questa prova costume, è andata a farsi fottere.