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IL ROMANZO “Non è vero niente” di Gennaro Prisco (quarta puntata, terza parte)

Siamo nel 2014, Lucia trova una lettera indirizzata alla madre Iole, poco dopo il  funerale del padre Enzo.
Nella lettera le racconta del matrimoni, di lei e delle tante altre storie che gli passano per la testa.
La data impressa sul finire della lettera è il 30 settembre 1986.

Buona lettura.

Quarta puntata
Terza parte
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Carmela è, ora, il mio pensiero dominante.

Credo che il matrimonio di Lucia lo stia vivendo come una messa in pericolo del suo business.

Rifletti e vedi se non ho ragione: Carmela vive di matrimoni. Le figlie delle Favela, nella quasi totalità, nascono per questo scopo. E fin da piccole, le mamme, per loro, cominciano una lenta e costante attività di preparazione del corredo nuziale.

Carmela, che è nata con il fiuto degli affari, da ragazza, imparò da una signora che abitava fuori dal vicolo, in un palazzo antico, dove si recava ogni mattina a fare le pulizie, l’arte del commercio.

La signora, che tutti chiamavano nel vicolo,  Susanna la cazzimmosa, vendeva, in casa, senza alcuna licenza e senza pagare alcuna tassa, l’occorrente per i corredi a tanto al mese.

Carmela imparò in fretta come Susanna la cazzimmosa avesse messo su la sua organizzazione e la imitò.

Da allora  non ha più smesso. Ed è oggi una manager nel settore. Ed ha una clientela diffusa anche fuori la sua Favela.

Una clientela popolare che ha nel matrimonio un punto d’arrivo anche quando le spose sono bambine e incinte.

Le madri vanno da Carmela, finiscono sotto il debito e donano alle figlie il più abbondante corredo: vestaglie, pigiami, tute, intimo, lenzuola, federe, coperte, asciugamani, accappatoi, piatti, stracci da cucina, tovaglie, tovagliette bicchieri, posate, pentole, cucchiarelle, mestoli, forchettoni, schiaccianoci, tira tappi, schiumaiole, tazze, tazzine, macchinette per il caffè, barattoli, cestini, frullatori, tostapane, asciugacapelli, sbatti uova, schiacciapatate, aspirapolvere e quant’altro serve in una casa.

Vanno da Carmela e Carmela pensa a tutto lei.

Lei parte dalla cifra: qual è l’investimento? E le madri balbettano, non sanno che dire.

Allora lei chiarisce: tanto spendi, tanto vali.

E le madri: è il giorno più bello della loro vita e non vogliamo finire sotto il fuoco di fila delle malelingue.

La sposa deve essere bellissima e la festa indimenticabile.

Devono schiattare d’invidia, deve venirla a prendere una macchina bianca e gli invitati si devono alzare dai tavoli abbuffati e ci devono stare i cantanti, i comici e i femminielli.

Carmela è una manager, pensa a tutto lei.

E’ una delle regine della cerimonia nuziale che popolano le Favela.

Con la sua organizzazione regala, a caro prezzo, la felicità di un giorno da vivere stando al centro della scena.

E cosa c’è di più adrenalinico, per  le figlie povere delle Favela, di un giorno da Sposa?

Quando le ho raccontato della telefonata, Lucia si stava truccando facendo smorfie allo specchio.  

Prima di parlarle, l’ho guardata e la sua bellezza di donna mi ha commosso.

Un ultimo tocco e infine, come sempre, avrebbe infilato le scarpe basse perché a tutto si poteva sottostare tranne che ai tacchi e sarebbe uscita per festeggiare l’addio  al nubilato con le amiche.

Mi ha ascoltato tenendo sospeso in aria il rossetto, con la sua innata attenzione, poi ha sbuffato e sorriso e mi ha dato una risposta pedagogica: La città è piena di zia Carmela, babbo. Sono fatte così.

Fatte così. Intendeva socialmente strutturate in quel modo. L’ho capito.

In fondo, Carmela, non è altro che una testimone vivente di una generazione che continua a trascinarsi appresso il masso annodato ai fianchi di una vita indesiderata, venuta alla luce in un tempo di miseria con il carattere d’acciaio e i peli sul cuore.

Così ha attraversato gli anni del benessere.

E i suoi affari di magliara sono andati a gonfie vele e nella baldoria sociale ha trovato la sua gallina dalle uova d’oro.

Ciononostante, però, penso, quel sentirsi indesiderata non l’ha mai abbandonata.

Ha tanto denaro ma non è tranquilla.

Verso gli altri è diffidente.

Verso se stessa nessuno sguardo.

E’ una donna cattiva che si  incattivisce ogni giorno che passa un poco in più.

Il matrimonio di Lucia l’ha fatta sentire  inadeguata.

Come avrebbe potuto mostrarsi alla nostra famiglia riunita con quella  acconciatura dei capelli così vistosamente ondulata, con quel trucco sugli occhi, con quel  fard spesso sulle guance, con quel imbarazzante alito di tabacco e mentolo, con quel profumo Channel N°5 sulla pelle, con la gonna attillata,  le scarpe comode tacco 12, la sua borsa Fendi guidando una 127 super?

Quando le diranno che Lucia è giunta in chiesa su una vecchia Mercedes color biscotto rimediata all’ultimo momento, si scatenerà in pettegolezzi arditi, dirà che siamo dei miserabili buffoni a cui piace distinguersi con il cattivo gusto.

La tiro alta: penso che Lucia volesse dirmi: le Carmela sono le espressioni madre del consumismo adolescenziale di massa che avendo intuito per gli affari si inventano  il proprio target nella gente affamata di lusso.

Gente disposta a prendere a morsi la crudele illusione di essere, per un giorno intero, l’occhio patinato o il culo esposto sui muri delle città o su una di quelle riviste di vip tutto splendido splendente come sono affascinante.

Lasciala perdere, le Carmela sono fatte così, non prenderti collera. E si è passata il rossetto sulle labbra.

Poi, come fa lei, si è rivolta verso di me e, di punto in bianco, mi ha comunicato che ha chiuso l’agenzia, che non si occuperà più di costume, di moda, di stravaganze di massa studiate a tavolino.

E ridendo di gusto: babbo non sarò più una copywriter del made in Italy, farò la giornalista d’inchiesta, in un giornale indipendente e affanculo zia Carmela e quelle come lei.

Dario l’ha incoraggiata, parlano la stessa lingua quei due.

Ha deciso e fatto, come è sua abitudine.

1 Comment

  1. Pasquale Prisco ha detto:

    Congratulationi, ho notato che cerchi di inquadrare i personaggi curando molto l’ estetica !!! Grande cugino.

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