
Buona lettura.
Sono figlia unica, sono nuvola bianca e pioggia sottile. Sono fluttuante tra la terra e il cielo.Tra qualche giorno compirò cinquantacinque anni. Trenta dei quali passati con Dario.
Mi innamorai di lui al primo incrocio di sguardi, quella sera dell’ottantasei. E lui di me.
Non avevo voglia di uscire e di annoiarsi seduta a bere birra e a sparare cazzate fumate per tenere la compagnia allegra.
Ma quando si ha un appuntamento con il destino non si può mancare.
Così, cedetti alle insistenze della mia amica Daniela, che proprio quella sera, si era presentata a casa mia con la ferma intenzione di portarmi con sé, di coinvolgermi, come sempre d’altronde, nella storia di sesso che intratteneva con Luca.
Era dalle superiori che andava avanti questa storia. Ogni qual volta Luca la lasciava, Daniela mi chiamava in soccorso e inventava incontri causali che tutti sapevano programmatissimi.
Mi truccai, sciolsi i capelli, indossai il cappotto lilla, presi la borsa e tra le risate mie e della mia amica chiusi la porta di casa.
Daniela mi disse: – Sei bella, irresistibile – .
Ci abbracciammo.
– Dove si va? -, le chiesi.
– A Chiaia, mi rispose, nella buona Favela. Luca suona all’Hard Rock, e se non arriviamo prima che cominci a rompere i timpani con il suo metal rock, la sorpresa ce la farà lui a noi -.
– Perché non lo lasci stare? Gli stai azzeccata come una cozza -.
Daniela rise, e con tutto il candore e la malizia di cui disponeva disse: – mi piace fare l’amore con lui e per lui è lo stesso. Ma ogni tanto va in crisi, si fa i problemi, dice che non gli va di essere sessualmente dipendente. Tre giorni fa mi ha lasciata, mi ha detto che sta vivendo una nuova storia, che è preso, che questa volta è diverso, che non deve più pensare a me. Non me ne sono fatta proprio. Gli ho detto: va bene, va tutto bene, ok. Innamorati di chi vuoi, vai a letto con chi ti pare, ma adesso vieni a casa mia. E’ stato bellissimo, non voglio rinunciare a lui – .
– Devo proprio dirtelo … -.
– Che sono un po’ stronza? Lo so! -.
– Non un poco, un poco troppo stronza. Ma ti voglio bene lo stesso -.
Scendemmo correndo per le scale ed entrammo nella Fiat Uno verde di Daniela, ridendo spensierate.
L’Hard Rock era nella Favela di Chiaia, la prestigiosa Favela finestra sul golfo dove soffia il vento della nobiltà decaduta, degli scialbi borghesi, degli intellettuali di lotta e di palazzo, del ceto medio chiattillo, dei pescatori e dei restauratori che lavorano ascoltando il mare in uno scambio di amorosi sensi fino a sera quando il mare si ritrae in se stesso e le vie dei baretti diventano irrespirabile calca di chi cerca lo svago svuotando boccali e bottiglie di birre nel regio giardino o sul lungomare per allontanare da sé il tufo con un morso di tarallo.
Dario era lì, con il basso sulla spalla, in compagnia di Sandro e Paolo e delle loro chitarre elettriche appoggiate sulla strada e di Luca, che nel gruppo suonava la batteria.
Guardava verso la loro direzione, le vide arrivare.
Ecco, quello fu l’attimo. Lucia senti le farfalle nello stomaco, il cervello svuotato, la lingua impastata di ciliegie.
Luca li presentò, Dario arrossi lievemente le guance. Aveva capelli ricci neri che gli cadevano sulle spalle e occhi verdi in cui perdersi.
Così accadde.
Daniela le disse in un orecchio: – Lucia, riprenditi, ti sei imbambolata. –
In effetti, non sapeva cosa fare e cosa dire e Dario la guardava, la sorrideva, la imbarazzava.
Fu un colpo di fulmine e dopo il concerto, si trovò sola con lui e non chiese dove fossero finiti Daniela, Luca, Sandro e Paolo.
Accettò la sua mano, il suo primo bacio e lo seguì mentre Dario, sfidando il contachilometri della Giulietta rossa di suo padre, la portò sulla collina della Favela di Posillipo, al parco Virgiliano, sulle terrazze sospese sul mare e lei si lasciò stringere e baciare umido a lungo provando una macedonia di piacere e di felicità nel toccare la sua lingua e sentire il sapore delle fragole con la panna e avere lo stesso suo respiro a bocca aperta.