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Congresso Pd: tra veleni, vittorie annunciate, il manifesto di Calenda e Renzi che aspetta seduto in riva al fiume

di Peppe Papa

Al congresso dei circoli Pd al momento hanno votato appena il 25% degli iscritti con il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti che è già pronto a festeggiare la vittoria e su Twitter esulta: “Dai circoli risultati straordinari. Grazie a tutte e a tutti! #congresso Pd #primariePd”.

Un entusiasmo subito smorzato, però dagli altri sfidanti alla segreteria che contestano i numeri sbandierati dalla squadra del governatore e consigliano di tenere ancora in fresco le bottiglie di spumante aspettando il 3 marzo, quando lo scontro si trasferirà ai gazebo delle primarie aperte, dove a votare non saranno solo i militanti di stretta fede inquadrati in falange ben organizzate come da vecchia tradizione comunista.

Se per alcune fonti i dati ufficiosi assegnano a Zingaretti il 48,4% sui finora 45.398 voti espressi nelle sezioni con un distacco rilevante sul segretario uscente, Maurizio Martina stimato al 33,4%, il renziano Roberto Giachetti al 13,5%, Francesco Boccia al 3,3%, gli irrilevanti Dario Corallo e l’unica donna in competizione, Maria Saladino, dati rispettivamente allo 0,7 e 0,6 per cento, per Tommaso Nannicini, responsabile nazionale della mozione Martina le distanze sono ben altre e più risicate.

Soprattutto tra i primi due il distacco, avverte, è di solo 4 punti e non è ancora finita. Insomma è piena bagarre ricca di veleni, alla faccia dell’unità da tutti a parole sbandierata e che sembrava aver trovato una sintesi con l’adesione senza distinzioni dei contendenti al “manifesto europeista” lanciato da Carlo Calenda, finora l’unico a possedere dati certi sui partecipanti alla sua iniziativa – “siamo arrivati a 75mila al momento perché l’Europa è a rischio e insieme a lei anche l’Italia” – e che ha chiarito che non andrà a votare alle primarie, dicendosi però “fiero” di aver contribuito “con questo lavoro ad unire le varie anime del partito” di cui rimarrà iscritto.

Una considerazione ottimistica quella dell’ex ministro dello Sviluppo economico smentita dai fatti come abbiamo visto, nonostante le dichiarazioni accomodanti sull’argomento dei protagonisti.

L’unica cosa che sembra unirli tutti, tranne ovviamente Giachetti espressione dei renziani doc, è la presa di distanza dall’ex segretario dimissionario dopo la batosta elettorale alle politiche dello scorso anno. Parlano di rifondare il partito da capo facendo tesoro degli errori della precedente gestione e dai governi che ne sono stati l’espressione.

Matteo Renzi, nel frattempo, si è chiamato fuori e come nel famoso proverbio cinese si è seduto lungo la riva del fiume aspettando di vedere passare, prima o poi, il ‘cadavere’ del suo nemico. Anzi, dei suoi tanti nemici, anche tra quelli che una volta lo ossequiavano plaudenti.

1 Comment

  1. Enzo Pisanu ha detto:

    Ancora una volta Matteo si e ‘dimostrato un Leader.Ha fatto non uno ,ma tre passi indietro.Non si ‘ricandato alle Primarie ,non ha sostenuto.nessuno dei candidati ,non ha fatto un ennesima scissione .Ma ha passo un passo quadruplo in Avanti Assieme ai Potenziali candidati alla Segreteria sostenendo la Proposta del Rassemlbement di un Centrosinistra liberal democratico per per prossime elezioni proposto da Calenda .Scelta giusta e ponderata.Che moltissimi apprezzeranno.Quindi Avanti Insieme Uniti ,per difendere Democrazia e Economia,da questo Governo.GialloVerde,che sono un disastro per il nostro Paese,e per L’,Europa intera.

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