

di Gennaro Prisco
Se volessimo lasciare una traccia degli avvenimenti napoletani di queste ultime settimane non sapremmo da dove cominciare tanto si sono calpestate le une alle altre le latitanze e le guarigioni. Finendo di confondere ancora di più un popolo smarrito tra le sue bellezze storico artistiche creative e paesaggistiche sotto il controllo dei clan, delle famiglie e delle paranze criminali che sono un ripieno di ricotta e cicoli di maiale e del maiale non si butta niente.
Il maiale, animale immondo per i mussulmani. Destinato all’estinzione se non fosse per questo occidente obeso che continua a produrre armi e armamenti che governi come il nostro vorrebbero che ognuno di noi l’avesse nel suo comodino, tra le sue mutande.
So di andare a vento, chi napoletano non ci va? Napoli non emoziona. Perfino Roberto Bolle con la sua danza giovane fatta in strada e in Galleria è apparso come un pagliaccio inconsapevole. Per Bolle la Bellezza della danza si coniuga con la Bellezza universale. Ed è caduto nell’orrore di una città efferata. Che declina il suo inno alla gioia sparando ai bambini, alle nonne a se stessa fin dentro il pronto soccorso dei Pellegrini Vecchi, alla Pignasecca dove gli odori e i colori di una città decorosa resistono allo scempio dei passi e mostrano ai turisti un’altra faccia, una delle tante di una città che non ha eguali nel mondo per la sua inclinazione all’eccesso, allo sberleffo, alla sceneggiata
Chi agisce? Chi? Chi ha agito? come?
In questa città da troppo tempo senza un’Amministrazione. Senza una Lettura e Visione alternativa, Politica, di ciò che siamo diventati e di ciò che vorremmo essere, se vogliamo esserlo, una città libera, godibile, rispettosa di tutti e non solo dell’arrogante, del servo sciocco, dello speculatore, della complicità verso il male in cambio di soldi, di assistenza, di chiusura degli occhi, di voti.
Nonna, quando mi portava con sé nelle sue scorribande per le strade di Napoli alla ricerca di cibo per sfamare la sua numerosa famiglia erede del fascismo, mi suggeriva di non correre dietro i soldi perché i soldi sono una tentazione pazzesca perché a tutti piace la bella vita o la vita di merda come ci ha detto Antonio Piccirillo, figlio di un boss, che dentro quel brodo ci è cresciuto.
Antonio ha detto ciò che andava detto senza nascondersi e nasconderci la verità, liberando sé stesso e dando ad ognuno di noi una speranza fattuale.
Ha detto dinanzi alle telecamere: bisogna rinnegare i nostri padri, voglio che i miei figli vivano valori autentici.
Il suo e i nostri padri dovremmo rinnegare. Poiché tutti i nostri padri hanno trovato una qualche utilità a farsi i cazzi propri.
Queste dichiarazioni le ha rese alla manifestazione spontanea che si è tenuta a piazza Nazionale dopo che si è consumato l’ennesimo fatto di sangue che ha colpito l’innocenza di una nonna e di una bambina piccola piccola che è stata attraversata da un proiettile da guerra calibro nove. Una piccola piccola anima che rallegra la casa, la strada, il cuore e che in un attimo si è accasciata al suolo per gli spari di un killer che aveva cose sue da regolare. Che i nostri migliori medici e infermieri hanno salvato la sua vita per non contare la ventiduesima vittima, nel corso dell’ultimo lustro, sotto i dodici anni in città.
Sono scesi in piazza in trecento chiedendo di Disarmare Napoli. Tanti per un ossimoro. Pochi con Antonio che ha detto ciò che andava detto e che da solo ha dato un senso a cosa un senso non lo ha.
Maldestro, il cantautore strepitoso nei suoi testi, un altro figlio di ‘camorra’, ha rilasciato un intervista al Mattino e, anche lui, ha detto parole di assoluto rilievo raccontando di sua Madre che suggerisce una marcia delle donne che hanno sposato l’uomo sbagliato, che senza proclami, con il fare hanno aperto prospettive diverse per i propri figli. Madri da contrapporre ad altre madri che invogliano i figli a delinquere.
Oltre Antonio, Maldestro altre Parole potenti le ha scritte il Deputato Paolo Siani sull’impegno di tutta la migliore medicina campana accorsa al Santobono per salvare la vita alla bimba e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, vietando anche al fotografo ufficiale del Quirinale di fare scatti delle sua visita privata.
Un gesto antisocial quello del Presidente, un gesto in sintonia con una famiglia che non ha scelto Barbara d’Urso per elaborare il proprio dolore. Famiglia che ha parlato solo quando la speranza di farcela è diventata realtà. E lo ha fatto chiedendo una pena severissima per l’uomo nero.
L’uomo nero, l’uomo che i bambini e le bambine temono rovini i propri sogni, disturbi le proprie fantasie. Per lui la pena massima, mentre la paranza di Armando Del Re, presunto killer, fa colletta con il racket per sostenere gli avvocati difensori e lo stato di detenzione.
Oltre ciò, lo squallore espresso da chi si rivolto a Padre Pio (Matteo Salvini) e chi a San Gennaro (Luigi De Magistris) pur avendo il potere di agire in questa città in ‘sold out turistico’ e in ‘sold out mafioso’.
Ciò che sconvolge di questi avvenimenti è il contrasto con le mostre di Canova e di Caravaggio, con le Universiadi di prossimo avvio, con l’odore di frittura che impregna il tufo del centro storico, con il trash delle nozze neomelodiche di Tony e Tina che tanto hanno fatto infuriare sindaco e governatore.
Il primo, De Magistris Luigi, che Tony e Tina giurano doveva essere il celebrante, nega perfino dinanzi alle prove fotografiche, di conoscere la coppia che ha attraversato in carrozza le strade di Secondigliano e di via Toledo preceduta da trambolieri e dalla banda.
Nega perché evidenzia la sua perdita di controllo sulla città, il sindaco. Nega perché sotto il suo impulso rivoluzionario la città si autogoverna ed ognuno fa come gli pare. Nega perché ha fallito anche se lui pensa di no, e nel delirio in cui si dibatte sfida tutti: governo, governatore e chi nel suo campo d’azione sta cercando, procedendo a zig zag, di entrare in sintonia con una città e un Paese che sta facendo i conti con i rigurgiti fascisti.
Il secondo, De Luca Vincenzo, sostiene di non conoscere Tony e Tina e manda loro ogni tipo di bestemmia per avergli rovinato l’inaugurazione della mostra di Antonio Canova, il 28 marzo 2019, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che ospiterà fino al 30 giugno 2019 , 110 opere del celebre scultore neoclassico, tra cui alcuni capolavori attualmente custoditi nella collezione artistica dell’Ermitage di San Pietroburgo. Non conosce Tony e Tina il presidente De Luca, dunque non conosce Napoli. Come può immaginarne il futuro? Come può? Tony e Tina sono espressioni moderne, mediatiche di un’egemonia culturale che guida la città, contro la quale ci vorrebbe una poderosa proposta di egemonia culturale di contrasto a Gomorra e non il delirio di chi pensa che dopo di lui ci sarà il diluvio universale