

D’accordissimo che il Napoli meritava di vincere per occasioni e gioco espresso, è anche vero che in certe partite la porta avversaria sembra stregata e la palla non vuole entrare mai. Ma quante volte nel calcio abbiamo sentito questi discorsi a giustificare un risultato negativo da parte dei protagonisti? Si chiamano luoghi comuni, e insistendo a farne abbondantemente uso, quando si perde si dice che gli altri spesso vincono di fortuna, con errori arbitrali che chiamano aiutini, ma non ci si rende conto che tutto questo fa parte del calcio e allora bisognerebbe ammettere il risultato del campo, qualunque sia, perchè talvolta, l’episodio positivo o l’errore arbitrale capita anche a favore, quindi ad analizzare la partita sarebbe meglio un tantino di autocritica invece che darsi alib. Perchè Ancelotti, Insigne e tanti fra giornalisti e sedicenti opinionisti locali, quindi di parte, invece che giustificare non si chiedano più obiettivamente perchè il Napoli, al di là del risultato, quindi che si vinca o che si perda, non è una squadra equilibrata? Perchè prende troppi gol? Come mai Lozano non sembra essersi integrato nel sistema di gioco? Perchè Allan finisce puntualmente con i crampi o con qualche acciacco in più? Ci si chieda perchè Koulibaly è più nervoso che mai, Insigne svagato e intestardito a fare giocate leziose, persino quando calcia un rigore. Ci si chieda perchè Ancelotti fa questi turn over esagerati, che talvolta vanno bene e viene considerato erratamente un mago e quando dice male diventa un coglione. Ebbene, tutti questi equivoci e difetti vengono spesso mascherati dal risultato positivo, ma in realtà sono peccati originali che partono da lontano, da un modo di descrivere il Napoli come un grande club che lotta per vincere i massimi trofei, mentre invece bisognerebbe essere consapevoli dei limiti soprattutto del club che sono strutturali, organizzativi, economici e di mercato che fanno riferimento unicamemte alla volontà del suo proprietario e che poi inevitabilmente si riflettono sul malcontento dei tifosi dei quali in tanti si meravigliano del perchè disertassero lo stadio, si riflettono sul rendimento generale della squadra, che è e resta un’ottima squadra, alla quale non bisognerebbe attribuire o chiedere responsabilità maggiori di quello che potrebbero sostenere. Il discorso è lungo ma semplice, se proprio volerne parlare bene di squadra e società ben venga,e allora però si accetti quello che è in primis il club Napoli storicamente e in particolare quello di questa gestione societaria. Poi si valuti quello che questa squadra può offrire che non è neanche poco , e cioè ottimi campionati, Champions ed Europa League dignitose, di tanto in tanto partite memorabili, senza chedergli nulla più illudendo tutto l’ambiente gioctori e allenatore compreso. In questo caso, essendo chiari, onesti e trasparenti nella comunicazione, nessuno avrebbe nulla da ridire, visto che i tifosi sono sempre andati allo stadio numerosi anche in Serie C. Nessuno avrebbe da drammatizzare quando arriva la sconfitta che puntualmente arriva, quando non si è al massimo e non si è i più forti in assoluto. Un club e una squadra che vogliono ambire a vincere trofei devono poter essere in grado di competere su tutto: nelle strutture, nello stile, nella mentalità, perchè non sempre si può fare affidamento sulla buona stella del suo presidente, che nonostante se la cavi egregiamente a destreggiarsi in questo mondo resta pur sempre un neofita del calcio. Basta pure a chiedere miracoli agli allenatori e ai calciatori che si succedono ad ogni anno che poi a loro volta si illudono . Per vincere occorre che tutto sia al massimo o comunque migliore di altri. E passi pure che De Laurentiis e i suoi ammiratori esaltino giustamente i lati positivi, ma non può passare che si è i migliori mascherando i limiti con il vittimismo o il fatalismo di certi risultati come quello con il Cagliari ieri sera, perchè le prime avvisaglie che qualcosa non quadrasse lasi era avuta gia a Firense, a Torino e con la stessa Sampdoria, poi si pensava di aver risolto tutto con la grande e intenza prestazione di Champions e la vittoria roboante a Lecce, ma non era tutto oro quello che luccicava ed era pure abbastanza evidente. Di certo non può passare che un allenatore esperto e navigato come Ancelotti finge di non preoccuparsi o nasconda i limiti di club e squadra, perchè con sicumera acquisita da una grande carriera i carica tutto sulle spalle mascherando i difetti. In questo momento è inutile parlare del presidente e delle carenze del club, perchè quelle restano e non cambieranno a breve, ma ora serve parlare di tecnico e squadra, e bisogna dire che Ancelotti al contrario di quanto abbia detto nel post gara della partita persa con il Cagliari, e cioè di non essere preoccupato, a nostro avvisa sbaglia. Intanto dovrebbe essere preoccupato già solo per il fatto perchè a inizio campionato è già lontano dalla vetta e dalle agguerritissime rivali perdendo 2 partite sulle prime 5. Ma pur essendoci tutto il tempo per recuperare, si preocupasse invece che la sua squadra è disequilibrata perchè ha un reparto di centrocampo insufficiente dove il solo Allan e in alternativa il promettente Elmas, dovranno preoccuparsi di coprire da soli 40 metri di campo perchè i colleghi che di volta in volta li affiancano, hanno più caratteristiche offensive che non difensive, e stiamo parlando di Fabian Ruiz e Zielinsky, che seppure andassero bene per il tipo di modulo che Ancelotti attua, avere soli quattro centrocampisti in rosa e nemmeno tutti di ruolo, per una squadra che ambisce a vincere è totalmente velleitario. Il Napoli da gennaio ha ceduto tre centrocampisti di cui un titolare importante come Hamsik e due ottimi rincalzi come Rog e Diawarà evidenziando una carenza quanto meno quantitativa nelsettore. Sì, perchè quello del centrocampo – lo diciamo da tempo – è il limite più grande di questa squadra, perchè senza eesagerare come tutti quelli che solo un pò si intendono di calcio, è quello il settore nevralgico di una squadra, sia in fase di interdizione che di costruzione. Un centrocampo così scarno come lo ha il Napoli mette evidentemente in affanno la difesa e anche in quel settore arretrato il Napoli ha dei limiti, non tanto nell’undici titolare, ma quanto a qualità e quantità dei difensori in rosa. Sempre facendo un discorso in ottica di squadra che dovrebbe vincere, altrimenti andrebbe bene anche così, ma se si ambisce ai massimi traguardi una squadra che invece di aggiungere calciatori li sottrae non può dirsi migliorata in quella ottica.Perchè se per esigenze di bilancio bisogna vendere Albiol e Chiriches significa aver sottratto almeno un centrale difensivo rispetto all’annata precedente che nemmeno ha portato titoli, per cui come si può pensare di essere migliorati con un calciatore in meno in quel reparto? Possiamo capire che Manolas valga Albiol, e lo deve dimostrare, ma sarebbe stato sicuramente migliorante tenere l’uno e rafforzarsi con l’altro e in tal caso vendere solo uno fra Chiriches e Maksimovic, ma vendere sia Albiol che Chiriches che per caratteristiche tecniche e di esperienza avrebbero potuto sostituire meglio uno dei due centrali titolari è stato penalizzante. Lo dimostra il fatto che Koulibaly oggi si carica addossotutta laresponsabilità delreparto strafando e non essndo al meglio è costretto a giocare seppur dovesse recuperare condizione fisica e mentale, arrecando più danni di un novellino, per non dire che adesso con l’espulsione viene del tutto a mancare e dal momento che nel calcio e in una stagione lunga possono accadere altre cose, ecco che si infortuna pure Maksimovic e ora il Napoli si ritrova senza un centrale a far coppia con Manolas. Ora Ancelotti si dovrà inventare qualcosa per poter allestire un reparto difensivo di ripiego quando già quello migliore faceva acqua e non aver ceduto Albiol,o Chiriches per pochi milioni sarebbe ritornato utile e con minor danno. Se Ancelotti non è preoccupato per questo fa male, ma se del centrocampo abbiamo già detto ed è anche inutile dire a questo punto che il mercato è chiuso, e che in quello scorso più di rincorrere calciatori come James Rodriguez e Icardi che De Laurentiis non avrebbe mai preso perchè nessuno è così fesso da darglieli alle sue assurde condizioni, Ancelotti avrebbe fatto molto meglio a pretendere un grande calciatore a centrocampo, il leader che non è mai stato Hamsik per problemi di natura caratteriale e non di certo tecnica, perchè il calciatore era di alto livello, ma lo stesso Hamsik magari avercelo adesso, perchè è stato ceduto a cuor leggere e colpevolmente mai sostituito, se non con quelli che già erano con lui in squadra. Non abbiamo affatto capito perchè Ancelotti ha trascurato di interessarsi del centrocampo e preoccuparsi prevalentemente dell’attacco che in realtà pur mancando di un grande centravanti è il reaparto più ricco e coperto della squadra avendo più una mezza dozzina e oltre di attaccanti e centrocampisti offensivi, del resto tutti calciatori che lo stesso Ancelotti magnifica. E allora se si stimasse Milik perchè cercare Icardi e poi Llorente? Se si ha Insigne, Mertens e Younes, perchè si prende pure Lozano e si è tantatidi prendere James Rodriguez avendopure Zioelinsky in quel ruolo? Avremmo potuto capire che si voleva prendere una grande punta come Icardi o lo stesso Llorrente, e ancor di più avremmo capito che si voleva Lozano e James, ma solo se si fossero ceduti almeno uno fra Insigne e Milik o anche tutti e due per problemi di budget e anche di sovraffollamento. Invece non è arrivato nè James e nè Icardi, ma sono arrivati Lozano e ilripiego Llorrente pur restando Insigne e Milik che adesso per giocare tutti in modo soddisfacente bisogna che si adattino a ruoli diversi da quelli in cui rendono meglio e inoltre con il rischio di pestarsi i piedi quando tutti insieme riempiono le difese avversarie già sovraffolate dai loro numerosissimi difensori. Inoltre, non è neanche un problema da poco aver messo in concorrenza tre esterni dello stesso calibro, come Lozano, Insigne e Mertens, al di là della loro diversa duttilità nei reparti, la qual cosa crea sempre qualche problema di spogliatoio quando non di intesa in campo boicottandosi l’un l’altro. A noi il Lozano visto in questo primo scorcio di campionato, appare come un calciatore spaesato, catapultato in un ambiente che non conosceva senza essersi mai allenato con i compagni nella preparazione pre campionato, in una piazza nuova e pressante come Napoli, con tutti i problemi di natura logistica, linguistica e familiare che un trasferimento comporta e metterlo nelle condizioni disagevoli di una concorrenza così importante come quella con i senatori di reparto Mertens e Insigne non è il massimo. Già quando Insigne e Mertens si alternavano nelruolo di titolare era un problema, figuriamoci adesso con un Lozano in più. Stesso discorso dicasi per Milik e Llorente che giustamente è arrivato senza alcuna pretesa di fare il titolare ma che di fatto essendo più esperto e concreto mette Milik in una posizione di sfiducia e grande pressione, che anche in questo caso diventa controproducente. Insomma per chiudere il lungo e tortuoso discorso si sarebbedovuto prevedere prima quanto evidenziato dai fatti e se non è stato valutato di sicuro non sarà perchè noi ne sapremmo più di Ancelotti, ma perchè un grande tecnico come lui ha dovuto conciliare forzatamente gli interessi di bilancio e gli obiettivi della società compensando con la sua capacità e duttilità di gestione della rosa. Ma siamo ragionevolmente certi che se Ancelotti avesse fatto lui il mercato, uno fra Albiol e Chiiriches non sarebbe mai andato via, che uno fra Mario Rui e Hisay se non tutti e due sarebbero andati via e ne avrebbe presi due più forti, uno dei quali Trippier, che avrebbe giocato in un sistema che prevedeva il più classico numero 10 nel nome di James Rodriguez e l’altrettanto classico numero 9 nel nome di Icardi a chiudere l’ancor più classico 442 che ha sempre avuto in testa. Magari avrebbe preso pure Lozano suo pallino dai mondiali messicani, ma in tal caso avrebbe accettato di lasciare andar via tranquillamente Insigne come aveva gia abbontantemente fatto capire e sicuramente pure Milik se fosse arrivato Maurito, insieme ai due già ceduti Verdi e Ounas, a copertura totale dei costi per inuovi acquisti e allo stesso tempo sfoltendo un reparto offensivo che oggi pur non arrivando Icardi e James, si è preso Lozano e Llorrente e son restati pure Milik e Insigne che a questo punto faranno fatica a ritagliarsi lo stesso spazio degli scorsi anni con relativi problemi di autostima e pressione. Se tutto questo non preoccupa Ancelottici fà pure piacere e ci rassicura , ma fossimo in lui lo saremmo eccome, anche perchè il grande allenatore è lui, non di certo noi. E allora se non dovesse essere preoccupato, a questo punto sarà costretto a vincere la sua sfida, quella di dimostrare a se stesso e agli altri essere un allenatore super vincente anche in un club che non vince da trent’anni e che ha un presidente il cui obiettivo non è la vittoria sportiva fine a se stessa, ma è l’utopia di vincere sia economicamente che sportivamente e se non fosse possibile scegliere sempre la vittoria più concreta del bilancio piuttosto che quella a suo pensare effimera di uno scudetto. Questa è la storia reale di questo Napoli di De Laurentiis, di Ancelotti e di tutti quelli che fra tecnici e calciatori fino ad oggi si son succeduti, quindi se Ancelotti vincerà la sua complicata e difficile sfida chapeau, vorrà dire che si sarà dimostrato anche più grande del già grande tecnico che è stato, dovesse andare diversamente e dirgli male, ci avrà provato, ma significherebbe pure che anche lui dovrà arrendersi che nel calcio prima ancora degli allenatori, contano i calciatori, e che un tecnico sarà già stato grande quando non facesse danni, come lui stesso dice, ma pretendere da se stesso che possa compensare da solo i limiti di un club e le lacune della sua rosa, ce lo conceda, noi abbiamo più di qualche dubbio, del resto se non ci èriuscito il più grande allenatore al mondo, Sdenek Zeman, avanti a tutti di vent’anni, visto che oggi tutti giocano e hanno sposato la filosofia del suo calcio offensivo, Ancelotti compreso, quindi di vincere con squadre e società che non fossero grandissime, non ci riuscirà nessuno fino a prova contraria, e credeteci, non vediamo l’ora di essere smentiti.
Pippo Trio