

di Gennaro Prisco
Prima, indica un’anteriorità. In politica afferma: poi, o dopo discuteremo sul che fare. Ecco la parte invariabile del verbo leghista, la cui Bestia, gruppo parapolitico della comunicazione finanziato dal partito e al servizio del leader, utilizza per determinare l’azione politica sovranista in Italia, con eccezionale efficacia, alterando la realtà e la volontà popolare.
Per determinare chi viene prima degli altri, sia nei periodi di crisi economica, sia nei periodi di espansione, c’è bisogno di rivendicare un primato e un nemico adatto allo scopo.
In Italia il nemico è lo straniero, chi include, chi rivendica diritti, chi si batte per una equa distribuzione della ricchezza e del carico fiscale, chi si riconosce nella Repubblica che ha una Costituzione nella quale i diritti inviolabili dell’uomo sono riconosciuti, a partire dalla cittadinanza dei suoi abitanti.
Dentro l’attuale contesto globale questo significa, per la politica sovranista, diffondere la percezione dell’accerchiamento. Che nel caso di specie si chiama Europa e Istituzioni Internazionali che hanno il loro prestigio nella difesa dei diritti dei più esposti alla violenza che genera la guerra, l’occupazione militare, la carestia, la presa del potere, la malattia, la mafia, l’abuso verso le minoranze, ieri come oggi.
Nelle vicende storiche del nostro Paese c’è la spiegazione del perché è nata e si è imposta proprio qui l’esperienza fascista. Il Prima allora era l’Impero e per l’Impero il popolo fuse le fedi nuziali e la propria anima. La radio fu lo strumento propagandistico e l’Istituto Luce un supporto visivo immaginario straordinario. Italiani!
I Primi, alle origini furono un concetto nazionale. L’Italia era uscita depressa dalla prima guerra mondiale e c’era caos nelle campagne e nelle fabbriche che erano luoghi di conflitto tra lavoro e sfruttamento.
Oggi il Prima è l’individuo, colui che vive di proprietà e benessere, colui che si manifesta per difendere ciò che nessuno gli vuole portare via e per far questo ha ottenuto la legittima difesa per poter sparare a vista mentre i figli uccidono i genitori e i genitori i figli. Perché, poi, non c’è scampo: se il Primo è l’individuo, Primo è solo, è la solitudine quando si hanno le sbarre alle finestre e gli allarmi connessi al cellullare diventa paranoia sociale.
In questo tempo il sovranismo, il fascismo 4.0, si misura in un contesto geografico preunitario fatto di Stati, Ducati, Signorie, Regni, Repubbliche.
Cosa sono nella loro testa le Regioni? L’Autonomia Differenziata. Mentre il leader parla a nome degli italiani indossando per ogni borgo e città che visita la felpa con il nome di quel borgo o di quella città, perché Prima vengono gli arzanesi, i pistoiesi, i piacentini, i livornesi etc, poi gli altri, e poi e poi ognuno faccia per sé.
Italiani! Il nostro stivale è invaso da popoli in fuga, dobbiamo respingere l’invasione. Chi? I morti italiani che superano i nati? I vecchi rancorosi che chiudono i loro averi nella cassaforte? I giovani che non sanno leggere e scrivere, o gli analfabeti funzionali che sfiorano il 30% della popolazione?
Cosa sbarriamo, il mediterraneo? Mettiamo il filo spinato sulle alpi? Possiamo avere un futuro come Nazione senza Europa?
Riusciamo ad immaginare cosa potrebbe accadere in questo tempo qui, su questo pianeta qui, in cui gli Stati si confrontano con le armi e con spirito autoritario, per affermare l’idea di una convivenza sociale dettata dalla supremazia di un pensiero su un altro, senza l’Europa?
Senza l’unità di un comunità di 400 milioni di uomini e donne che hanno conquistato Diritti universali e li praticano e li diffondono nel mondo con i loro ordinamenti, influendo fortemente sulle dinamiche globali?
Chi lavora dentro gli Stati della Comunità europea per svuotarla di senso dall’interno delle sue Istituzioni, contribuisce a realizzare l’indirizzo politico di leader come Putin e Trump che mirano a disgregare la forza Europa unitaria attraverso l’affermazione del sovranismo, che è il fratello gemello del nazionalismo.
Per far questo la realtà va alterata, falsata nelle sue dinamiche. E rispondere al bisogno di giustizia ed equità indicando l’altro come l’origine dei propri mali è politicamente ghiotto. Perché se i cittadini ci cadono possono inghiottire qualsiasi bugia.
Non è vero che è in corso una invasione di migranti, ma li vediamo pure dove non ci sono affatto.
E’ vero, invece, che hanno truffano 49 milioni allo Stato. Lo hanno ammesso, hanno ottenuto di restituire il maltolto in più di ottanta anni e accusano, con tutta la spavalderia che li contraddistingue, gli altri di ogni nefandezza.
E’ vero che hanno fatto cadere il governo di cui facevano parte per non assumersi la responsabilità di mettere nero su bianco la loro incapacità a trovare le risorse per non far scattare un aumento dell’iva che avrebbe potuto mettere in ginocchio il Paese.
Sono scappati i leghisti e poi hanno accusato la Merkel, Macrò, Mattarella e chiunque avversano, di averli cacciati perché loro hanno difeso i confini.
E’ vero che fanno affari loschi con Mosca e se l’intendono con le potenti associazioni patriarcali americane. Interrogati non rispondono, in nome e per conto degli italiani, della maggioranza degli italiani che si fidano di loro.
Italiani! La Bestia diffonde ciò che è vero e ciò che vero non è. Sguaiatamente, lo fa accusando gli altri di essere non leghisti. Di essere individui che non riconoscono la sacralità della famiglia tradizionale. Che includono nei propri percorsi affettivi chi si ama e non chi si deve amare per ragioni puramente di sperma e di sangue.
Indicano il dito. Eppure le loro famiglie sono molto allargate, o molto ristrette. Sono formate da sigle con prole e da separazioni e divorzi. Ma questo non va con quello nella logica molto fascista dei vizi privati e delle pubbliche virtù.
Hanno governato il Paese dal 1994, portato più volte ad un passo dal fallimento la Nazione e il suo popolo, traendo vantaggio dal lavoro sporco fatto da chi di volta si è preso sulle spalle la responsabilità di fare finanziare lacrime e sangue che hanno contribuito notevolmente ad impoverire la classe media e a peggiorare le condizioni di vita dei lavoratori e degli inoccupati, per non dire dei pensionati e delle donne.
Hanno segregato i dati che indicano che il nord del Paese ha preso, nel corso dei decenni, 36 euro in più per i servizi al cittadino rispetto al sud e poi dicono che il loro desiderio è vedere un leghista sindaco di Napoli e che ci proveranno.
Facciano pure, ci provino, non ci riusciranno. Napoli non si farà sconfiggere dalla delusione di un sindaco rivoluzionario e delirante, reagirà alla sua stessa disperazione di città ‘cool’ ed eleggerà dopo dieci anni di fritto e baccalà una persona che si metterà a lavorare al servizio della città con umiltà e dedizione, coinvolgendo nel processo di rigenerazione urbana e sociale le intelligenze più visionarie e la manualità più capace per tornare bella, pulita, accogliente, pacificata.
Facciano ciò che credono i leghisti, gli altri li contrastino. La crisi dei partiti e delle parti sociali ha coinciso e coincide con la crisi del Paese, il nostro Paese corrotto e pieno di debiti.
L’Italia è in mezzo al mare. Di fronte c’è l’Africa, ad est c’è l’Oriente, a nord, dove ci sono i monti, c’è l’Europa. Siamo in mezzo al mare e in mezzo ai debiti.
E poi sono spuntate fuori dal mare le Sardine e, forse chissà, è la volta buona per risolvere una volta per tutte la questione delle questioni: i pochi italiani che nascono, vengono al mondo con circa 30mila euro di debito sulla testa. Un macigno.
Un debito che bisogna pagare, che richiede sacrifici, sul quale bisognerebbe interrogarsi con serietà e rigore, perché se i debiti non vengono onorati, si fallisce. E nei fallimenti chi ci guadagna sono gli stessi che hanno determinato gran parte del debito: gli evasori, i trafficanti di droga, di armi e di rock e roll, gli speculatori, i monopolisti. E l’Italia è piena di gente così.
Gente corruttiva, che agisce con la consapevolezza che ognuno ha un prezzo, con sempre crescente spregiudicatezza, perché non c’è nessun leader italiano oggi che mette al centro della politica la questione morale.
Che non è una questione che si può risolvere con un vaffanculo, come hanno capito i Cinque Stelle di governo, coniugandolo con i leghisti prima e i democratici dopo senza avere uno straccio di strategia per tentare di rimettere in piedi ciò che è caduto o per non far cadere ciò che si vuole cada ad ogni costo: l’Emilia Romagna, la regione che ha i più alti indici di vivibilità del mondo.
Per questo, il fatto che le Sardine si siano mostrate per la prima volta a Bologna, dà un senso vivo del pericolo che sta correndo l’Italia e l’Europa. Le Sardine a Bologna e poi a macchia di leopardo in tutte le altre città grandi e piccole dello Stivale, hanno suonato la sveglia popolare per aggregare chi non crede all’uomo o alla donna qualunque, interprete credibile di un Prima vengo io.
A Bologna, dal microfono, uno degli ideatori del flash mob non leghista, ha invitato i partecipanti a stare vicino ai nostri politici. La piazza prima ha taciuto e poi ha applaudito. In quell’applauso ci potrebbe essere tutta la svolta unitaria di cui il popolo laico e progressista ha un infinita necessità per farsi massa e quindi forza.
E’ finito il governo leghista. Questa è stata una buona notizia per l’Italia e l’Europa. Ma Salvini è un leader bulimico del nord, un politico da marciapiede, il numero Primo e alza il tiro, fino a beccarsi una querela per aver detto che il Primo ministro ha commesso un alto tradimento per aver condiviso con i partner europei una riforma di natura finanziaria comune, che era già sul tavolo quando lui distribuiva le carte in Consiglio dei Ministri.
Per risolvere queste questioni, c’è bisogno di un fronte popolare unitario, inclusivissimo, che segua le Sardine, i leader che si affermeranno allontanando gli squali che le attendono fermi e con la bocca spalancata.
Il 14 dicembre 2019 a Roma ci sarà il flash mob nazionale, tutte le Sardine d’Italia si ritroveranno in Piazza San Giovanni. Se saranno una moltitudine, comincerà davvero un’altra storia, la storia che in tanti aspettiamo di cominciare da troppo tempo.
E Salvini, la Meloni e l’Innominabile potranno essere sconfitti. Anche se il governo giallorosso nel frattempo dovesse cadere. Anche se sarebbe meglio che durasse almeno fino alla elezione del successore di Mattarella. Prevenire è meglio che curare.