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Bagnoli e la rivoluzione ‘pezzotta’, il sindaco a braccetto col governo

Aveva giurato ferma opposizione al commissario e alla “cabina di regia” imposta da Renzi, ma i buoni risultati sulla bonifica conseguiti con la strategia di Palazzo Chigi gli hanno fatto cambiare idea evitando di rimanere escluso e salire per tempo sul ‘carro dei vincitori.

di Raffaele Ambrosino

L’infinita storia della riqualificazione di Bagnoli è talmente ricca di difficoltà, incapacità, avvenimenti, avvicendamenti amministrativi e politici che solo un libro bello corposo potrebbe raccontarne tutti i particolari e quel libro non rimarrebbe solo se si volessero raccogliere tutti i punti di vista su quello che è accaduto e sta accadendo in quell’area di Napoli. Più volte in passato, anche durante la discussione delle norme della variante occidentale al piano regolatore e del piano urbanistico di Bagnoli si parlò di “accordi diprogramma”, strumento normativo che consente di bypassare le mille pastoie burocratiche che si parano davanti a riqualificazioni impegnative come appunto quella della piana di Bagnoli, l’ex Ilva Italsider. Ma tale strumento, estremamente efficace, proposto da più esponenti del centrodestra fu sempre rifiutato dall’allora centrosinistra al governo della città con il sindaco Iervolino, perché giudicato “espropriante” dell’autonomia del comune. Venne costituita allora la Stu “Bagnolifutura” una società di trasformazione urbana composta principalmente dal comune (90%) più partecipazioni marginali di Regione e Provincia che doveva occuparsi della bonifica dei suoli e la successiva riqualificazione secondo i dettami del progetto. Da allora solo problemi e difficoltà fino al fallimento della stessa società nelle mani dell’attuale sindaco de Magistris e all’intervento della Procura che ha aperto un’indagine su presunte anomalie e irregolarità penali delle operazioni di bonifica effettuate proprio dalla Bagnolifutura. È quindi fin troppo evidente che i responsabili del governo cittadino, passati e presenti, non sono stati capaci di intraprendere un percorso fattivo per giungere a risultati veri e concreti anche perché poco attrezzati per affrontare imprese tanto impegnative come questa. Solo un “accordo di programma o addirittura un commissariamento da parte del governo potevano sbloccare questa incancrenita immobilità, diventata scandalo amministrativo proprio con il definitivo fallimento della Bagnolifutura. Ed è proprio la strada del commissariamento che scelse il precedente governo Renzi con una legge, l’art. 33 all’interno del provvedimento cosiddetto “Sblocca Italia”. Palazzo Chigi ha avocato quindi a se la gestione di tutte le operazioni di bonifica e riqualificazione attraverso la figura del commissario e l’istituzione della famosa “cabina di regia”. Lo strumento del commissariamento per mesi e mesi è stato pervicacemente ostacolato dal sindaco fino al punto di giudicarlo come un’offesa a Napoli e alla sua autonomia inveendo contro poteri forti, manine, manone che a suo dire vogliono impadronirsi della città. Arrivò al punto di non voler incontrare il presidente del consiglio Matteo Renzi in visita a Napoli, perché in compagnia del commissario nominato per Bagnoli, Salvatore Nastasi. Tutto ciò mentre i centri sociali, anche consiglieri comunali demagistriani che ne fanno parte, protestavano in piazza dando vita anche a scontri fisici con le forze dell’ordine. Ma poi che succede, come opera il commissariamento, cosa fa Invitalia? Succede che questa struttura, nonostante i limiti imposti dalla procura della Repubblica per le indagini in corso e il conseguente sequestro dei suoli, comincia a dare i primi importanti risultati come quello di una prima bonifica delle spiagge e la partenza della fondamentale caratterizzazione delle aree da sottoporre a bonifica nonostante siano ancora sotto sequestro, operazione che presuppone un ottimo rapporto anche con gli organismi inquirenti, normalmente ostici a tali concessioni. Si prospetta quindi un crescendo di azioni positive per Bagnoli e il sindaco, certo anche lui a questo punto della validità dello strumento commissariale decide di cambiare strategia e di diventare improvvisamente dialogante sulla vicenda Bagnoli approfittando anche del cambio al vertice del governo nazionale. In pratica il nostro ha partecipato ad un incontro in prefettura proprio con i vertici di Invitalia, del commissariamento e della Regione Campania come niente fosse, come se tutta la sua avversione e i suoi amici in piazza non ci fossero mai andati e gli scontri mai esistiti, così come spariti nel nulla le manine, le manone e tutti i fantasmi che volevano impadronirsi di Napoli e di Bagnoli. Ecco allora la svolta a 180 gradi del sindaco che ha preferito ripiegare avendo capito che il commissario ed Invitalia andranno avanti come carrarmati e conseguiranno, a differenza del passato, tutta una serie di successi per poi giungere al tanto agognato risultato finale. Più che un sindaco Masaniello, un simpatico furbacchione, e più che una sollevazione popolare, una rivoluzione “pezzotta”.

 

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