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Matriarcato 5 stelle, in consiglio regionale comandano le donne

La guida del gruppo affidata alle energiche cure di Valeria Ciarambino e della sua fedele sodale Maria Muscarà che dettano legge sponsorizzate dall’idolo di Pomigliano, Luigi Di Maio.

di Rosa Maria Pilero

Un modello di società matriarcale, dove lo ‘scettro del comando’ è in mano alle donne: può essere definito così il Movimento 5 Stelle in Campania, almeno tra i 7 (ma siamo sicuri che siano poi tutti fedeli alla linea?) che siedono in consiglio regionale. Dopo una breve parentesi, che non ha lasciato tracce, durante la quale il gruppo è stato guidato tardivamente (poiché il ‘non statuto’ grillino prevede una rotazione degli incarichi ogni sei mesi, ma il primo passaggio di testimone è avvenuto dopo più di un anno) da Tommaso Malerba, la fascia di capoclasse è tornata a lei: Valeria Ciarambino. L’avvicendamento ai vertici, tanto sventolato come vessillo di garanzia che “uno vale uno”, non è valso a nulla. All’interno del Movimento, così come in qualsiasi altro partito, l’unica cosa che conta è ‘lo sposor’ e la Ciarambino è considerata vicinissima al probabile candidato premier per i 5 Stelle Luigi Di Maio. Né regge la scusa che gli eletti votano chi dovrà essere capogruppo. Diretta streaming? Assolutamente no, anche loro hanno una stanza dei bottoni, ed è quella che li ospita in consiglio regionale. Allora come non dar ragione al governatore Vincenzo De Luca che ha più volte accusato i pentastellati di aver tradito il principio della trasparenza dopo averne fatto una battaglia per assicurarsi la poltrona, come qualsiasi politico demagogo di centrosinistra o di centrodestra. L’ultima volta, qualche mese fa, la Ciarambino è stata l’unica a candidarsi per quel ruolo. Il motivo? “Qui comando io!”. Che lo ammettano o no (e si sa che in consiglio regionale anche i muri hanno le orecchie) la Ciarambino e la sua fedele sodale, Maria Muscará, dettano legge. Tutti gli altri sono in secondo piano. Uno stato di cose che ai più è saltato agli occhi. Vincenzo Viglione, per esempio, partecipa sì alle riunioni, alle sedute del Consiglio, delle Commissioni. Ma no, non alle proteste scenografiche che puntualmente mettono in atto i grillini, capeggiati dalla Ciarambino. Non c’era nemmeno venerdì scorso, dopo la seduta del Consiglio. Quella, per intenderci, al termine della quale Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, ha offeso la Ciarambino chiamandola “chiattona” parlando con i cronisti a poca distanza, mentre lei continuava ad alzare la voce. E se è vero che De Luca non è certo da considerarsi un presidente galantuomo, lontanissimo dal garbo istituzionale di chi lo ha preceduto, è altrettanto vero che lei, capogruppo del M5S in Consiglio regionale della Campania e presidente della Commissione Trasparenza un minimo di garbo istituzionale in più potrebbe averlo. Il rispetto istituzionale dovrebbe essere bipartisan, per le tifoserie dovrebbe esserci solo lo stadio. Mentre da un lato De Luca tornava a peccare di cafoneria, la Ciarambino pecca (ancora) di supponenza. Pronta a puntare il dito contro chiunque, Pd per primo, ma mai a riconoscere di aver commesso un (uno soltanto?) errore. Avrebbe potuto, giusto per dirne una, chiedere scusa a Stefano Graziano del Pd, per la gogna mediatica e il bollino in fronte, prendendo esempio da Luigi Di Maio, il suo ‘mentore’ oltre che compaesano. Ma è chiaro che i 5 Stelle non si sentono in dovere di chiedere scusa a nessuno, neanche ai cittadini che sulla fiducia gli hanno concesso il proprio voto che, a Roma così come in Sicilia ancora non hanno avuto delucidazioni sul perché e sul come sia stato possibile ritrovarsi con firme false per le liste e che a Napoli male hanno digerito il voto ‘solidale alle altre forze politiche’ contro la manifestazione di solidarietà alle forze dell’ordine rimaste ferite negli scontri a Fuorigrotta qualche settimana fa. Stando ai fatti, più che al nuovo che avanza i 5 Stelle assumono sempre più le caratteristiche peggiori dei partiti classici: correntismo, garantismo a corrente alternata, poca trasparenza e grande ‘ammuina’.

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