

di Peppe Papa
“Uno sportello per raccogliere le segnalazioni dei cittadini napoletani relativi alle offese contro Napoli, chiedendo attraverso gli uffici comunali interessati precisazioni ed apposita rettifica ma eventualmente avviando, previa attenta valutazione dell’Avvocatura comunale, iniziative legali per tutelare la dignità del territorio, l’immagine e la reputazione della città di Napoli e del popolo partenopeo”. Il servizio si chiama “Difendo la città”, come il passaggio principale del coro da stadio che accompagna le imprese del Napoli calcio sul rettangolo verde del San Paolo di “Un giorno all’improvviso” (da lì sembra sia arrivata l’ispirazione a Luigi De Magistris per l’iniziativa istituzionale). Ancora una volta il sindaco proto-giacobino è riuscito a far parlare di sé, prima ancora della città di cui si vanta di essere appunto il principale difensore, e poco importa se ha fatto ridere tutta l’Italia e gran parte dei cittadini della metropoli da lui amministrata. Una ridicolaggine, insomma, ma sorretta da una spudorata considerazione del proprio carisma e finalizzata, appunto, ad amplificare la sua immagine in proiezione futura, quando sarà il momento di misurarsi nell’agone politico nazionale. L’iniziativa, secondo il Dema pensiero, ha anche una finalità economico-sociale. “Sarebbe bello – ha infatti affermato rispondendo a un giornalista a margine della conferenza stampa di presentazione – se un domani riuscissimo, con i soldi incassati per le diffamazioni nei confronti di Napoli, a inaugurare dei giardini cui apporremmo una targa per ricordare come abbiamo ottenuto i finanziamenti. Napoli ha bisogno di denaro che investiremo nei servizi, nel decoro e nell’arredo urbano. Ha bisogno di denaro perché Napoli è vittima di politiche centralistiche e oligarchiche”. Questo per dire che, eventualmente, il bilancio del Comune tra pochi giorni in discussione in Consiglio e nel mirino della Corte dei Conti, può essere rimpinguato ulteriormente dagli incassi a venire delle (presumibili) migliaia di cause intentate nei confronti di chi sparla in malafede della città in riva al golfo. Niente male, ci sembra, come strumento di distrazione di massa e propaganda di una leadership ‘traballante’ e in cerca di una legittimazione che appare difficile nel vasto fronte della sinistra radicale italiana. Anche se le ambizioni del primo cittadino partenopeo vanno oltre i confini nazionali. La sua “città ribelle” è stabilmente inserita, come è noto, in un network europeo che va dai Podemos spagnoli a Syriza del premier ellenico Tsipras, in vista di una rivoluzione continentale che è “nella logica delle cose”. Intanto, mentre noi aspettiamo che cambi il mondo, ci farebbe piacere che funzionassero i trasporti, fosse garantita l’assistenza ai disabili, non ci crollassero in testa i cornicioni dei palazzi, il centro storico meta dei cittadini di mezzo mondo fosse accogliente, le strade praticabili senza il rischio di rompersi l’osso del collo, i mille cantieri chiudessero per fine lavori, Bagnoli rinascesse… e via dicendo. Non è chiedere la luna e sarebbe già questa, dalle nostre parti, una rivoluzione.