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Grand Hotel Galleria Umberto, il salotto buono di clochard e mendicanti

De Magistris nelle sue frequenti sortite mediatiche, non perde occasione per magnificare la cartolina di Napoli, quell’immagine oleografica che intellettuali e artisti tra i quali Pino Daniele e Massimo Troisi hanno tanto faticato per cancellare, poi arriva il sindaco populista e vanifica tutto il lavoro fatto dagli anni 80′ fino al suo arrivo, da questi eccellenti rappresentanti di una Napoli stanca dei soliti luoghi comuni. Basta collegarsi ogni fine settimana a Radio kisskiss Napoli, radio ufficiale non solo del club di calcio, ma anche di Palazzo San Giacomo e ascoltare il monologo settimanale del sindaco sulle meraviglie del suo operato da quando governa Napoli, come se avesse fatto sorgere lui il Vesuvio e piazzarlo ai piedi del golfo, contornandoci la costiera sorrentina impreziosendo il tutto con quelle perle di isole che senza di lui nessuno avrebbe mai conosciuto. Inoltre si è inventato San Gregorio Armeno e tutto il centro storico, licenziando in quei luoghi, centinaia di pizzerie, friggitorie, bar e baretti vari colmi e zeppi fino all’inverosimile dal tramonto all’alba, fino a quando non passano, i furgoncini dell’Asìa a ripulire strade da bottigliette di birra e rifiuti vari, spruzzando ettolitri di disinfettante, (pare che la creolina non si usi più), per attutire il tanfo di altrettanti ettolitri di urina travasata dalle Ceres e le Tennent’s nella vescica della movida. Spiace essere così brutali nella descrizione, ma non se ne può più di ascoltare questo sindaco populista, finto ignaro del degrado, nei suoi racconti propagandistici. Si fa presto a raccontare di Rinascimento napoletano, adducendo ad alberghi sempre pieni, a strade pullulanti di turisti se una città bella e affascinante come Napoli viene svenduta a prezzi da Groupon, chi non verrebbe a queste condizioni? Se Napoli fosse in Francia sarebbe la capitale del turismo mondiale, i francesi sarebbero capaci di vendere a caro prezzo persino i raggi solari che illuminano l’ex capitale del Regno delle due Sicilie. Invece qui si magnifica il nulla, facendo leva sempre sulle bellezze naturalistiche, paesaggistiche e culturali che di sicuro non sono merito nè del sindaco che le svende, nè di certi suoi abitanti che continuano a degradarle. Ormai passeggiando per il lungomare, (dicono liberato), o per qualsiasi viuzza del centro, scompare l’odore del mare e stravince quello dei forni delle pizze e dell’olio nelle friggitrici sempre a sfrigolare paste cresciute. Fin qui è la parte più allegra, se non altro a Napoli si ‘magna’ di gusto e a buon prezzo alla salute del sindaco, ma l’emblema di tutto questo quadretto olegrafico, si sintetizza quando, ombrellino in bellavista, le guide turistiche delle numerose navi da crociera che fanno tappa a Napoli, dopo essere scesi dalla propria nave, percorrendo estasiati il percorso che va dal molo Beverello a piazza Municipio, la piazza (dove per intenderci fa da sede al Comune di Napoli e dove ci opera il sindaco), e fino al quadrilatero della sontuosa Galleria Umberto, dove salendo le scale di via Verdi, gli allegri turisti si imbattono in una scena surreal, come di un film pulp, in cui una donna senza tetto, che si abbassa le mutande e con nochalance fa sgorgare la sua cascata dorata giù per le scale accogliendo allegramente i crocieristi, che non appena districatisi fra i flutti organici, e finalmente approdati all’ingresso della Galleria Umberto, dimenticano quanto appena visto e ammirano a bocca aperta la sontuosa location. Ed eccoli subito pronti a fotografare qualsiasi angolo fino al centro sotto al cupolone di vetro, dove i selfie si sprecano ognuno sul proprio segno zodiacale disegnato sui mosaici in marmo. Ma le meraviglie non si esauriscono qui, finquando non scoprono che siccome gli alberghi a Napoli sono tutti esauriti, la stessa Galleria Umberto si trasforma come per magia in un Grand Hotel per clochard, mendicanti, ambulanti e cantanti live. I professionisti e la gente che vive e lavora negli storici palazzi della Galleria sono ormai rassegnati a questo progressivo degrado, le partite a calcetto dei ragazzini dei quartieri, non sono nulla rispetto a quello che accade oggi in Galleria. Non si capisce perchè un luogo così magnificente debba subire la continua indisponenza di chi vi sosta. E’ un destino maledetto quello della Galleria Umberto, vissuta anticamente in modo adeguato, facendo convivere civilmente nobili e popolani che vi si avvicendavano per godersi il salotto buono della città ai vari cafè chantant e teatri, fino a che il degrado a partire dagli anni settanta, cominciava a imperversare. A quei tempi la Galleria di giovedì era ritrovo di brulicanti colf asiatiche ed extracomunitari africani che si davano appuntamento fuori ai locali della Sip, (i telefonini ancora non c’erano) per mettersi in contatto con i propri familiari nei paesi di origine. Il lunedì era regno dei tifosi del Napoli, per lo più pensionati che i processi o le feste alla squadra di calcio, gliele facevano allo storico Bar Pippone Sport dell’attigua Via Santa Brigida, dove i bagarini facevano affari d’oro. Le altre categorie che vi sostavano durante la settimano più o meno constantemente, erano quelle degli impresari di musica, cantanti di matrimoni, camerieri di ristoranti in cerca di collocazione che fra una pubblica relazione e l’altra, facevano una capatina al Salone Margherita non più teatro di starlette da cafè chantant, ma di sale di biliardo o di spogliarelliste di terz’ordine che nell’intervallo di un film porno si esibivano come mamma le aveva fatte, per la becera e pruriginosa platea. Oggi la Galleria è sempre più variopinta, luogo dove l’integerrima Sovrintendenza ai Beni Culturali ha permesso diversificate ristrutturazioni, dove ogni lato è imbiancato alla men peggio con colori e stucchi diversi. Nell’ingresso principale quello su via Toledo, per l’esattezza dove solo qualche anno fa ci morì un ragazzo di Marano a causa della caduta di calcinacci e che oggi dovrebbe essere messo in sicurezza visti i lunghi lavori e le impalcature che ne giustificano l’eterno cantiere, ecco che proprio sotto i cosidetti tubi Innocenti sorge una camera con vista di un clochard il quale si è adibito una vera e propria ‘suite’ a pochi passi dal posto in cui mori il suddetto giovane. Questo sarebbe ancora niente se ogni santo giorno della settimana, nel primo pomeriggio in questa sorta di resort della Galleria non si animasse di cantanti con tanto di microfono e amplificatore, quando non bastasse la voce del tenore mancato, che virtuoso gorgheggia arie napoletane, con tanto di claque ed è cosi che parte questo piano bar pomeridiano per avventori, turisti e abitanti coatti della Galleria, per la felicità di chi sul serio ci vive, ci lavora, e ci commercia scoperendo che invece di aver preso un immobile in un luogo di prestigio, si trova con tutto il rispetto, di fronte a un ‘vascio’ sopra ai vicini quartieri spagnoli , con la dirimpettaia che alza la musica a palla intenta dignitosamente a fare le pulizie di casa. La serata in galleria, dopo che i nuovi abitanti vi si apperecchiano i letti di fortuna sotto le saracinesche dei negozi ormai chiusi, finisce perlomeno con tanta solidarietà di tanti volontari napoletani che forniscono vestiti e cibi caldi ai clochard e ai più bisognosi. Ma tutto questo il sindaco populista non lo sa!

Pit*

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