

di Mario Colella
Anita Pallemberg musa. Sì. E da celebrarsi in quanto tale. Senza eccedere, però. Era una groupie, come quelle che stanno alle calcagna dei tennisti, quelle che si buttano nei letti dei giocatori. Dice: ma queste non hanno ispirato belle canzoni. Avranno ispirato dei gol, dei gesti tecnici d’eccezione, con tanto di dedica con cuoricino, lei era lì nel pubblico quando il tatuato atleta si è avvicinato alla curva per omaggiarla, rossa in volto, pochi sanno chi è, magari è anche fidanzata con uno che fa il pizzaiolo a Secondigliano. Per dire, viva sempre Mick e Keith, ricordiamo la Pallemberg, ma non dimentichiamo anche tante giovani mignotte in servizio spesso nell’anonimato.