

di Peppe Papa
Quando una signora si incazza, be’ meglio lasciarla sfogare, altrimenti è peggio. E’ l’umile consiglio del cronista il quale, purtroppo comincia ad essere (comincia?) un po’ avanti con l’età, e ha capito che le donne hanno una marcia in più rispetto agli uomini, meglio lasciarsi guidare in certi momenti e prendere appunti. E’ il caso di Graziella Pagano, ex senatrice del Pd (prima Pci, poi Pds e Ds) punto di riferimento del mondo femminile che gravita a sinistra da oltre quarant’anni, la quale si è incazzata davvero con il suo partito, ma soprattutto con il conformismo di alcuni suoi ‘amici’ storici, adesso in difficoltà perché invischiati in una minoranza smaniosa di menare le mani, che l’ha accusata di essersi accasata con il nemico Renzi a fini puramente materiali, tipo una candidatura alle prossime elezioni, o ‘ricompense’ politiche di altro genere. In verità, ‘maliziosità’ che la inseguono da sempre, complice il fatto di essere una bella donna e quindi secondo una certa semantica comunicativa, una “capace più capace delle altri”. Senza dubbio elucubrazioni sessiste che danno la misura del livello di arretratezza del nostro Paese rispetto al resto del continente, ma tant’è. La Pagano ha reagito con veemenza, come nel suo stile: “Cari amici, cari compagni, tranquilli, non mi sono rincoglionita”. Ha esordito così nel lungo post sul suo profilo facebook chiarendo subito chi sono i suoi nemici cioè “qualche frustrato di turno”, spiegando di non essere “diventata una ultra renziana per coltivare chissà quale rendita di posizione” e di “non ambire a candidature di alcun tipo”. Lei è una signora della politica non sta lì “a mendicare pubblici incarichi per sbarcare il lunario”. Che volgarità! Ma nessuno può negargli il diritto di dire la sua, al di là delle chiacchiere. “I fatti stanno così” ha messo nero su bianco: “Abbiamo celebrato un congresso. Si diceva che sarebbe stata una conta per pochi intimi. Sono andate a votare due milioni di persone. Si diceva che Renzi avrebbe vinto di poco. Ha preso il 70%. Tutto questo dopo, caso più unico che raro, che questo signore si sia dimesso da Palazzo Chigi e dalla segreteria del partito”. Insomma, di che parliamo? Ci incontriamo al bar (clandestinamente, possibilmente, che è il codice d’onore che ci appartiene) e mettiamo insieme una coalizione di sinistra, qualunque essa sia, per ingoiare l’ennesimo leader. “Certo, ha perso male un referendum – ha proseguito – che affrontato meglio avrebbe potuto vincere. Ma quella battaglia è stata giusta, sacrosanta. Questo paese non è migliorato dopo il trionfo dei No. Le riforme costituzionali che ‘si sarebbero potute fare in 6 mesi (cit. D’Alema)’ sono ovviamente riposte nei cassetti”. E scusate se è poco. Poi, senza peli sulla lingua (i maligni dicono che sia “spudoratezza in funzione di un fine”) ha preso posizione. Definitiva . “E’ ripartita la caccia a Renzi (riferendosi al post amministrative) che, è vero, ha dato delle risposte poco lucide nel commento del dopo voto. Ma è comprensibile. Il lavorio ai suoi fianchi non è mai cessato dopo il 4 dicembre. Tuttavia è la politica, bellezza. D’Alema, Bersani, Prodi, Letta lo stesso Walter (Veltroni) hanno una loro visione. Qualcuno di loro condivisibile qualche d’un altro strumentale. La stagione del centro-sinistra, con o senza trattino, è stata caratterizzata da diverse cose buone, ma anche da un numero incredibile di liti, di divisioni, di patetiche manovre di palazzo. Chi vi parla non è una commentatrice social, tanto meno un aspirante dirigente, o una lacché (bocca mia taci!). Ma una protagonista di quella stagione. Esaltante dal punto di vista personale perché ero eletta e non nominata (cosa che in tanti aspirano ad essere!!!). Ma non esattamente ‘meravigliosa’ dal punto di vista politico”. Una tirata degna di Giovanna d’Arco. Ma provate a darle torto!