

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.
Grillo, 52enne vigile urbano di Napoli senza vocazione, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco intanto la quarta puntata del suo:
“DIARIO DI UN REAZIONARIO”
10 ottobre
Appollaiato sul trespolo dell’incertezza, rumino un passato indigeribile. E mi chiedo: se alla mia vita avessi fatto seguire un’altra rotta, se ne avessi modificato le coordinate, cosa sarei in questo preciso istante? Proietto il fascio delle possibilità in tutte le direzioni, ma non si illumina nulla. Scorgo solo i particolari di questo presente costruito su una routine debilitante.
11 ottobre
E’ eccezionale. Chi l’avrebbe detto che anche oggi non sarebbe successo nulla! L’ordinario è talmente fuori dal comune che certi giorni per la gioia mi vengono le lacrime agli occhi. Si dice che l’inclinazione a commuoversi sia legata alla senilità; ma cosa è la vecchiaia se non un accumulo, la somma di esperienze identiche, noiose e rassicuranti? Il dipanarsi costante delle ore che si accavallano improduttive, mi restituisce l’identità dello spettatore attento e imparziale. Gli incidenti, le sciagure, le catastrofi di cui ho notizia mi giungono solo come echi inquietanti.
Ho già lasciato tutto fuori. Ora comincio a cercare dentro per vedere se trovo qualcosa.
15 ottobre
La mia memoria funziona a sprazzi. Un giorno ricordo, l’altro rimuovo. Però, poiché sono un paranoico, mi indigno e riporto fedelmente stralci di discussioni inconsistenti. Proprio ieri – alle 19.35 – sono capitato poco lontano da un gruppetto di mezze tacche intente a discettare su un argomento degno di fungere da copione per una sceneggiata. Io, appoggiato al muretto, facevo finta di nulla:
21 ottobre
La vecchia è fastidiosa, diciamocelo senza mezzi termini. In un autobus che stenta a riempirsi e nel quale ognuno è immerso nei più futili pensieri, la vecchia rompe. Racconta di tutto con la sua vocina stridula. A occupare un posto – parallelo alla porta d’uscita – siede una probabile studentessa, occhialini e vestito bianco, immersa nella lettura di una dispensa piena di annotazioni e sottolineature. Dall’aspetto innocuo, comincia a manifestare il suo disappunto con leggeri tremori alle caviglie. Trr, trr, reclamano i suoi piedini. “Signora – s’altera la signorina – può abbassare la voce? “Ma che vvo’ chesta – ribatte l’anziana signora – pe’ mmeza che gghiuta a scola se penza e essere meglie e me”. “Si va bene, ma ora basta”, incalza la ragazza. “Ehh, chiur’ a vocca tu!”. Non c’è pace. L’universitaria sembra in preda a un attacco epilettico, comincia a sbavare, a pronunciare frasi sconnesse. La decrepita, forte dell’appoggio degli astanti, infierisce sulla sua vittima occasionale: “Ma chi se crede d’essere….sta mezafemmena!”. Prossima al crollo psicologico, l’occhialuta passeggera scende dal mezzo pubblico, accompagnata da un applauso liberatorio.
26 ottobre
Non sono propriamente un adone, un uomo che al suo passaggio lascia l’altro sesso in uno stato di prostrazione emotiva, come conseguenza di un desiderio inappagato. Tuttavia piaccio perché ho un portamento elegante, un incedere deciso e, allo stesso tempo, armonioso. Sono sostenuto da un fisico atletico, reso tale da un metabolismo benigno che, almeno fino ad oggi, non si è mai inceppato. Alto quanto basta: tanto da osservare il mio prossimo da una posizione neutra. Il viso, che dire della mia faccia…simmetrica, un ovale glabro incorniciato da una chioma liscia e corvina. Occhi grandi con iridi di un nocciola chiaro. Le orecchie purtroppo sono piccole – lo ammetto con una punta di rammarico perché la loro dimensione influirà sulla mia longevità – senza rovinare nonostante tutto il quadro d’insieme che, a giudizio dei miei pochi ma fidati conoscenti, risulta complessivamente gradevole.
2 novembre
La mia “primadonna” è stata una delusione. Le avevo spiegato che ho un carattere che mi impedisce di essere indulgente verso chi non rispetta i canoni elementari di comportamento. Non parlavo di etica, di impegnativi dilemmi morali, ma di semplici modelli consuetudinari. Lei mi aveva frainteso e me ne rendo conto solo adesso.
Pensava mi riferissi all’umanità, a quelli che con una definizione aleatoria chiamiamo gente. Era lei, invece, che non mi comprendeva, non seguiva le mie più elementari indicazioni. Prima fra tutte la raccomandazione di non spingersi oltre l’attualità del rapporto amoroso, immaginando una continuità indefinita della relazione; sognare l’inevitabile e fatale trabocchetto della convivenza. La prospettiva di un legame quasi indissolubile è stato solo l’epilogo di un’ esperienza costruita sulla costante vicinanza quotidiana e quindi sulla possibilità che la mia vita si concludesse per asfissia.
Ho bisogno di ossigeno, di aria, di quanto mi lascia respirare. Una cena, due passi, qualche parolina che si avvicini agli standard romantici è più che sufficiente. Un amplesso fugace e sono l’uomo più felice del mondo. L’oltre mi spaventa.
7 novembre
Non è la prima volta che mi chiedo perché mi ostini a mettere su carta, in maniera discontinua, impressioni senza una storia apparente. Istintivamente lo giustifico con la mancanza di uno psicoterapeuta che si accontenti solo di ascoltarmi senza spennarmi. Un analista che si impegni ad inserirmi in qualche sottogruppo definito attraverso una miscela di patologie psichiche preoccupanti, ma guaribili.
Sono una commistione inestricabile di fobie, insignificanti repressioni, coazioni a ripetere tali da costituire un’accozzaglia di sintomi psichiatrici. Uno psicologo alle prime armi potrebbe facilmente gongolare scoprendo in un singolo individuo tanta materia di studio. Se prima non sbrocca, ovviamente. Sarà l’empatia, l’immedesimazione, la sindrome dell’ipocondriaco….Poco alla volta, anche i più quotati conoscitori dell’animo umano manifestano modelli di comportamento che, per quieto vivere, “addebitano” ai loro pazienti.
Quando mi sono recato presso l’ambulatorio del mio distrettto sanitario ho scoperto che una frase fraintesa produceva un corrispettivo farmacologico; un discorso intero, il tentativo di un ricovero coatto. Da allora mi sono ripromesso di confidarmi solo con me stesso: giudice monocratico e (onni)comprensivo.
8 novembre
Sicuri che anche il più accorto automobilista abbia elaborato le necessarie strategie difensive, provano a prenderti alle spalle, da tergo – senza, ovviamente, le implicazioni sessuali di cui sono maestri – i vari Mohamed, Tarek, Habib si lanciano prima sul lunotto posteriore compromettendolo con un detergente saponato per poi completare l’opera sul parabrezza. Si può provare a blandirli, come primo ingenuo tentativo di reazione. Ti ignorano. Sono razzista? Si, di più.
Ho avuto modo di assistere a un pestaggio ai danni di questi parassiti. Come le blatte, si cimentano in evoluzioni circensi evitando i colpi più letali. Quando si trovano alle strette sono comunque immuni dal dolore: l’alcol ingurgitato è un antidolorifico quasi naturale. Anche se malconci, il giorno dopo sono pronti per un nuovo assalto proditorio armati dei loro spazzoloni (simil) telescopici.
Come difendersi? Sopprimendoli durante il coma etilico.