

Abbiamo iniziato con “Diario di un reazionario” di Giuseppe Grillo, la pubblicazione a puntate di opere di narrativa scritte da autori sconosciuti, invitando a partecipare chiunque abbia un lavoro letterario riposto nel cassetto e vuole provare l’effetto che fa a presentarlo a un pubblico di lettori che ci auguriamo numeroso.
Grillo, 52enne napoletano, ha deciso dopo tanti tentennamenti di farsi conoscere e noi vogliamo dargli una mano perché crediamo che lo meriti. Ecco intanto la dodicesima puntata del suo:
“DIARIO DI UN REAZIONARIO”
5 novembre
Lo sfogo di Susetta sembra aver ancorato il nostro rapporto a più solide basi. L’andirivieni fra il mio e il suo appartamento sta diventando sempre più frequente: una spola a prima vista senza senso, il cui ordito sfugge solo a chi osserva dall’esterno. Gli spostamenti sono accompagnati anche, e soprattutto, da microtraslochi: soprammobili e ninnoli che depauperano la sua casa, arricchendo la mia; indumenti riservati alle prossime grandi pulizie primaverili; uno spazzolino lasciato con noncuranza nel bicchiere in bagno. Ci stiamo avviando verso una progressiva uscita dalla clandestinità nella quale, però, nessuno ci ha costretti. E’ solo una sorta di imbarazzo verso Gennaro che osserva e tace, che non si pronuncia sulla relazione amorosa della sorella e non si sbilancia manifestando un giudizio favorevole o un’aperta disapprovazione. E’ semplicemente indifferente. Meglio così, mi evita di imbastire discorsi impegnativi su un futuro che è prossimo a coincidere con il presente. Posso forzare le mie previsioni fino a un massimo di tre giorni, poi mi arrendo, abbandonandomi alla fatalità del caso. Nelle questioni di cuore è meglio non impelagarsi in progetti a lunga scadenza.
8 novembre
Mi hanno buttato giù dal letto all’alba. Alle 4.50 con tre lunghe scampanellate mi hanno segnalato la loro presenza. Prima di aprire la porta ho sbirciato giù in strada e ho capito: due auto dei carabinieri per una perquisizione che non mi ha sorpreso più di tanto. Li ho fatti accomodare e per quasi un’ora hanno messo tutto sottosopra, ricreando quel caos primigenio dal quale si è sviluppata la vita nell’universo. Hanno proceduto seguendo un protocollo da fiction, svuotandomi prima l’armadio, poi tutti i cassetti e, alla fine, si sono dedicati alla ricerca di piccoli vani nascosti, di qualche doppiofondo creato ad arte. Nulla. Non avevo niente in custodia. Susetta è passata in tarda mattinata per darmi una mano a riordinare. “E’ stato meglio che sono venuti – ha detto – così almeno ti sei tolto il pensiero”. Si, ho estirpato un pensiero impiantando domande: perchè proprio da me? E se è stato ottenuto un mandato, in base a quali sospetti è stata rilasciata l’autorizzazione? Cercavano qualcosa in particolare? Di cosa debbo preoccuparmi? Di non apparire paranoico, questo è certo. E mi convinco che non è successo niente.
12 novembre
Il blitz delle “guardie” sta sortendo i suoi effetti. Il mio appartamento viene considerato come un’area bonificata dove è possibile far transitare merci da ridistribuire sul mercato, pagando una congrua cauzione per il deposito. I passaggi sono veloci ed il rischio minimo. Due volte a settimana ospito i ragazzi di Michele ‘o barone – boss in ascesa nel traffico di stupefacenti – che, armati di bilancino, confezionano dosi di coca e hashish. Per il disturbo, ottocento euro al mese. Il nuovo business lo gestisco in autonomia, riconoscendo una piccola percentuale a Gennaro quando mi propone nuovi clienti. E’ meglio tenerselo buono il cognatino: invidia e gelosia spingono alla delazione e una seconda visita dei tutori della legge vanificherebbe tutti i miei sacrifici da imprenditore rampante. Ho deciso di abbandonare per qualche tempo la mia attività primaria i cui rischi sono inversamente proporzionali ai benefici economici. Adesso occorre mantenere un profilo basso, depistando ogni potenziale indagine che mi riguardi.
25 novembre
Assieme alla lingerie il trasferimento è terminato. Adesso possiamo considerarci una coppia, non ancora di fatto, ma che si avvia ad esserlo. Ora Susetta cucina per me, è una perfetta padrona di casa che ha avocato a sé tutte le incombenze del menage familiare. Mi ha collocato su un piedistallo a mia insaputa ed io da lassù, da quell’altezza solitaria, osservo e annuisco soddisfatto. Ho sottratto a Gennaro la sua ultima risorsa umana assicurandogli, però, i benefici residuali di quanto ha perso: un pranzo in comune e null’altro. Non mi è stato mai simpatico, mai andato a genio con il suo atteggiamento da mammasantissima decaduto. Ho aspettato paziente che la ruota della fortuna girasse a mio favore. Ora gioisco per il suo tracollo, anche se lui non manifesta alcun cedimento emotivo. Sopravvive millantando l’appartenenza a un sistema criminale ignorandone però i meccanismi che potrebbero emanciparlo dalla sua condizione di eterno principiante.
10 dicembre
Con tutta la “roba” che gira in casa è inevitabile che mi lasci travolgere dalla tentazione. I microscopici residui del taglio, che di solito finiscono nella spazzatura, sono diventati scarti da collezione. Alla fine di ogni sessione di confezionamento del prodotto, nel rimettere in ordine il tavolo di lavoro, seleziono e conservo in due piccoli contenitori sia la coca che il fumo. Gli uomini del Barone non prestano attenzione a queste inezie, loro badano alle quantità commerciabili. Più volte mi hanno pregato di accettare un regalino – così – giusto per tirarmi su. Ho sempre rifiutato perchè non voglio espormi inutilmente quando, ancora adesso, sono impegnato solo nella raccolta e non nel consumo. Le quantità che ho accumulate sono minime per una potenziale incriminazione e non sono sufficienti per godere degli effetti della loro assunzione. Sono in una terra di mezzo, non arretro e non procedo: questa situazione di stallo mi sta uccidendo.
21 dicembre
Kamal, moglie e due figli adolescenti, ha risparmiato e sofferto per inaugurare – dopo anni di privazioni, imbrigliato a un carrettino di spezie – un’attività tutta sua. Un buco per vendere prodotti di nicchia, riservati ai suoi connazionali indiani e ai rari estimatori della cucina etnica. Pochi minuti ed il suo sogno è andato in fumo. Nel pomeriggio ci siamo procurati la tanica di benzina, un piede di porco e alle tre e dieci eravamo davanti al suo negozietto. Nicola ha forzato la debole saracinesca di quel tanto da consentire a Ciccio di sversare all’interno del locale il liquido infiammabile; io ho completato l’opera lanciandolo, acceso, un astuccio di fiammiferi minerva. Siamo rimasti li, inebetiti e affascinati, per pochi minuti. Poi, dopo una breve corsa, abbiamo ripreso un’andatura regolare, come tre amici a passeggio di ritorno da una serata di bagordi. Kamal sapeva che questo poteva accadere o avrebbe dovuto aspettarselo. La richiesta estorsiva era ragionevole, proporzionata ai suoi guadagni. Ma lui niente, si è impuntato dimenticando che l’egoismo è un lusso che gli immigrati non possono permettersi. La mia partecipazione disinteressata – mi considero un battitore libero – è servita a riequilibrare il livello di adrenalina, sceso a livelli preoccupanti. Quando mi è stato proposto il lavoro ho glissato sul compenso, evitando di precisare che l’incarico rappresentava un regalo inaspettato.
22 dicembre
Come ammaliato da un sogno ad occhi aperti, rivedo le fiamme e avverto solo pace. L’atmosfera natalizia è un corollario superfluo per il mio benessere spirituale: sono tranquillo solo quando mi sento bene. In questo stato di leggerezza interiore sono sceso per dare un’occhiata ai danni che abbiamo prodotto e ad ascoltare i commenti dei curiosi, il resoconto fantastico dell’incendio. Le versioni sono, come prevedibile, discordanti e ammantate di un mistero fittizio buono solo per giustificare l’omertà necessaria a sopravvivere in questo suk. Tutti parlano ma non dicono niente. Nicola mi affiamca: “E dai, prendili!”. Mi mostra un mazzetto di euro, niente di quantificabile. Come faccio a spiegargli che sta perdendo tempo?