

di Emiddio Novi
Le pattuglie di militari sul lungomare di Napoli aggredite, intimidite, circondate dalle baby gang.
È una nuova forma di terrorismo urbano. Ultraminorenni riuniti in branco che pur di aggredire le loro vittime e semmai di accoltellarle non si fanno fermare da una pattuglia di soldati dietro cui si erano rifugiati tre ragazzi nell’illusione di fermare gli aggressori. I teppisti hanno circondato e spintonato i soldati, mentre i loro compagni proseguivano il pestaggio. Poi a pestaggio ultimato sono spariti tra la folla. L’età media degli aggressori si aggirava sui 13 anni. I fratelli maggiori di questi miliziani del crimine in erba, scorrazzano di notte esibendosi nelle stese, sparacchiando colpi di pistola a bordo dei motorini, sfidando i residui boss dei clan tradizionali.
Così la città insorgente di #DeMagistris a quanto pare insorge contro se stessa. Quello delle #babygang è un terrorismo metropolitano che odia la normalità, la serena ricerca di uno svago, il recarsi in palestra, il frequentare una discoteca. Per questi ragazzini di dieci, tredici anni, seguire la scuola con profitto, fare capannello con un gruppo di amici al Vomero, gustare un panino a piazza San Pasquale non può che essere una provocazione. La provocazione di quella normalità a loro negata.
Napoli è una città che conosce un turn over di 10mila detenuti l’anno. In alcuni quartieri la normalità non è costituita da un genitore che lavora, dai fratelli che vanno a scuola, dal vicinato solidale. La normalità è ben altro: il padre detenuto, i fratelli dediti allo spaccio, le madri che hanno trasformato il loro alloggio in un deposito di armi o di dosi di cocaina ricevendo in cambio un migliaio di euro al mese. È il salario di base, quello che serve a sfamare la famiglia. Quando su poco meno di novecentomila abitanti 200mila sono stati coinvolti nell’istituzione carceraria nel corso della loro vita è chiaro che si ha di fronte una società criminale, lugubre, gelida come la morte di Gomorra. Una società in cui la guerra civile molecolare tra i clan ormai è sfociata in una forma di banditismo urbano incontrollabile. Queste sono le conseguenze quando per decenni i governanti si sono impegnati a decostruire la realtà che vedeva la terza città metalmeccanica d’Italia dopo Torino e Milano ridursi a uno spazio urbano senza futuro, con le periferie deindustrializzate e trasformate in una favela brasiliana. Droga, crimine, repressione, esclusione: i ragazzini che terrorizzano la città provengono da queste steppe metropolitane. Cosa volete che siano per loro il rispetto delle persone e delle regole?