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Pd in “riva al golfo”: Ederoclite e Valente studiano da leader

di Peppe Papa

Riprendere l’iniziativa politica, ritornare tra la gente, cercare di recuperare il tempo perduto nell’utopia di una egemonia senza fine, sono le prerogative cui il Pd non può prescindere per evitare di sparire. A partire dalle sue articolazioni locali, in mano a notabilati interessati principalmente alla misera gestione del sottogoverno qualunque esso sia, che non hanno nessuna intenzione di mollare nonostante la botta quasi mortale subita il 4 marzo.

In Campania la situazione è paradossale, ma questa non è una novità, il partito è ai minimi termini, dai tempi di Bassolino una caduta verticale, un vuoto di leadership mai colmato. Sempre più giù nei consensi, diviso in correnti inferocite, privo di idee e incartato fino al punto da ricorrere alla magistratura per dirimere i contenziosi interni. Non si vede via di uscita. Salvo la buona volontà di  qualche “anima pia”, tipo il presidente metropolitano Tommaso Ederoclite e la tenace Valeria Valente, deputata rieletta e consigliere comunale in carica.

L’attivismo lodevole dei due rappresenta una forma di reazione, uno sfogo epidermico adolescenziale, ma anche il segnale di una vitalità che sembrava perduta. Entrambi, in sostanza, potrebbero provare a costruire intorno al loro ostinato movimentismo l’occasione per la ripartenza. Compito per niente facile, ci sarebbe da vincere le resistenze dei capibastone locali, le ambizioni da viceré del governatore De Luca, mettere mano a rendite di posizione garantite dai meccanismi dell’appartenenza. Una montagna da scalare davvero impegnativa e senza la certezza del buon esito dell’impresa. Intanto dovrebbero loro stesso crederci, condizione indispensabile per giocarsi le proprie carte, nello stesso tempo sganciarsi dai ‘veleni’ del Nazareno e approfittare del momento di confusione venutosi a determinare nel partito in seguito alla pesante batosta elettorale.

Tra i due, Valeria Valente, è quella che avrebbe il lavoro più duro da fare, certo non si può dire che sia una novellina, l’ambizione non le manca, ha dimostrato spregiudicatezza e peli sopra il cuore nella costruzione della sua carriera politica. Da fedele figlioccia di Bassolino non ha esitato ad abbandonare il carro non appena questo ha cominciato ad arrancare, fino allo sfregio della sfida alle primarie, combattuta senza esclusione di colpi, che l’ha vista sferrare l’ultima pugnalata al suo antico alterego. Per lei sarebbe decisivo l’affrancamento definitivo dai suoi attuali riferimenti e mettersi in proprio, ma non siamo sicuri che ne sia capace, proporsi come leader non è una passeggiata, vanno fatte scelte precise e il coraggio di sostenerle fino in fondo. Staremo a vedere.

Ederoclite invece, mentre l’impalpabile segretario Massimo Costa gioca ai ‘fantasmini’, mette la faccia sui social e propone soluzioni per fare uscire l’organizzazione dalla crisi di rappresentanza che l’atterra. E’ giovane, sicuramente fuori dalle vecchie “ditte”, capace di cavalcare i nuovi media su cui sta costruendo il suo carisma digitale con l’obiettivo di farne carne e sangue alla prima occasione. Rappresenta la generazione dei quarantenni che aspirano a diventare adulti, l’occasione è irripetibile per dare un senso al proprio impegno. L’unico dubbio è sulla tenuta, la capacità di resistere agli attacchi inevitabili del ‘sistema interno’ deciso a difendere lo status quo. Logiche del novecento, destinate loro malgrado a soccombere, ma serve carattere e cattiveria politica, doti che i nativi degli anni ottanta, o giù di lì, non hanno ancora appreso. Ma c’è tempo.

1 Comment

  1. Ugo Ferruzzi ha detto:

    Il difetto comune a tutti i capi e capetti veri e presunti del PD napoletano (quelli “vecchi”, quelli “attuali” e quelli “emergenti”) sta nel non poter proprio accettare la benchè minima critica al loro “infallibile” operato. Il concetto di base comune è “o con me o contro di me” e questo assunto, da sempre, pone le basi per creare e ricreare quell’intreccio soffocante che va sotto il nome di corrente o componente. E’ tanto difficile accettare l’idea che dare ragione, di volta in volta, a qualcuno che la pensa diversamente da te potrebbe portare a qualcosa di positivo ? E’ tanto difficile rinunciare a qualche pezzetto di “ego” ed alle ordinarie pregiudiziali personalistiche che avvelenano un contesto già di per sé tanto complesso come quello che caratterizza la nostra Napoli ?

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