

di Peppe Papa
La Repubblica dei bulli ha fatto flop. Ma non è finita. Lega e M5S, costretti alla ritirata, hanno reagito in maniera violenta, rabbiosa. Minacce d’impeachment, di marce su Roma, promesse di fare fuoco e fiamme in parlamento e la richiesta di elezioni subito, convinti di conquistare una maggioranza schiacciante alle urne tale da stravolgere la Carta Costituzionale e riconquistare “l’autonomia” di portare il Paese dove gli pare nel mondo.
Mai come in questo momento una svolta autoritaria nel nostro Paese, attraverso il voto popolare, è stata così concreta e a portata di mano delle forze reazionarie e della conservazione. Una storia già vista in passato, dalle nefaste conseguenze, di cui sarebbe bene avere memoria, farla tornare a chi l’ha persa e a chi per ragioni anagrafiche, malgrado gli studi scolastici, non ne ha idea.
Per ora ci ha pensato Mattarella a far saltare il piano di svuotare le istituzioni e imporre il modello sovranista tanto caro alla destra europea dalla Le Pen a Orban con il beneplacito del principe degli oligarchi, Vladimir Putin.
E’ stato un muro di gomma il Presidente, Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono dovuti arrendere, prendendo atto di avere solo sprecato tempo, mettendo tra l’altro mezzo mondo finanziario in fibrillazione. Adesso, però c’è bisogno che si formi un nuovo Comitato di liberazione, come quello ai tempi del fascismo e dell’occupazione nazista, per arginare la deriva autoritaria che sta prendendo forza in Italia come nel resto del continente.
Europa, dunque, sotto attacco e non diciamo nulla di nuovo, ma è ora che ci si mobiliti tra chi crede ancora nella libertà e la democrazia. Nel frattempo sull’altro fronte, quello che al momento rappresenta la maggioranza in parlamento, subìto lo schiaffo hanno reagito d’istinto puntando sconsideratamente al cuore delle Istituzioni, prendendo di mira il Quirinale tanto da chiederne la messa sotto accusa per “alto tradimento”. Una boutade che lo stesso capo leghista, vero regista politico dell’offensiva populista, ha smorzato facendo arrabbiare non poco il vero competitor dei Cinquestelle nel prossimo futuro che si annuncia burrascoso, Alessandro Di Battista il quale gli ha mandato a dire che se non si allinea alla richiesta di impeachment del Movimento si dimostrerà pavido.
Luigi Di Maio, in tutto questo, sembra che ci stia capendo poco, alternando dichiarazioni incendiarie, poco consone al suo aplomb, a quelle più moderate ma ferme su alcuni principi, come il rispetto “della volontà popolare” e nel contempo delle istituzioni. Completamente fagocitato dal leader leghista, di cui subisce carisma e visione politica, suo malgrado sembra destinato all’ultimo giro di giostra se si dovesse andare a nuove elezioni. Il suo ‘amico’ Alessandro non aspetta altro che prenderne il posto e giocarsi la propria partita. Non a caso, prima di imbarcarsi per gli Usa ci ha tenuto ad assicurare: “Tornerò appena ci sarà una data per le elezioni”. Il che è tutto un programma.
Insomma, la situazione è seria, i sondaggi danno la Lega in netta ascesa, ha quasi agguantato il M5S, punta a diventare il primo partito italiano. Il centrodestra ai suoi piedi, compreso Berlusconi che, ritornato eleggibile, deve inventarsi qualcosa, dare fondo a tutte le sue risorse per mettersi di traverso e impedire, o almeno limitare i danni di una ledership in chiave “padana”. La partita, alla fine, si gioca sull’affluenza alle urne, conquistare l’ampia opinione pubblica del non voto, degli astenuti, delle schede bianche, degli scontenti a prescindere, è essenziale. C’è bisogno di una vera chiamata alle armi della società civile, della maggioranza silenziosa che nei momenti topici è stata in grado di deviare il corso della storia. Serve motivarla. Ed è questo il punto, la sfida che gli anticorpi del Paese, nati dalla Resistenza, devono affrontare se ancora esistono.