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Conte preso a schiaffoni da Bruxelles: migranti, tutto come prima, per il resto solo chiacchiere

di Peppe Papa

Oltre 120 morti in mare, un accordo sui migranti al vertice dei capi di Stato a Bruxelles che è una boutade, i terremotati del centro Italia che pagheranno le tasse per intero, aumento di luce, gas e benzina. Ilgoverno del cambiamento non ha esordito nel modo migliore per rassicurare gli italiani sul proprio futuro. Tranne che alimentare la paura e le aspettative degli ultimi, niente è stato messo in rampa di lancio se non chiacchiere a più non posso.

Il premier, Giuseppe Conte al primo incontro vero con i suoi omologhi europei ha preso forse coscienza di essere capitato in una storia più grande delle sue possibilità. Praticamente non ha ottenuto niente, ha ceduto su tutta la linea: nessuna distribuzione obbligatoria dei migranti, ma solo quella volontaria dei partner Ue che si offriranno, sarà costretta ad aprire nuovi campi e ha accettato il ritorno nel nostro Paese delle persone scappate in Germania e Austria. Un disastro diplomatico colossale, ma che l’apparato di propaganda giallo-verde si è impegnato a vendere come un grande successo.

Anche se lo stesso Conte che si era detto “soddisfatto dell’intesa” al termine del summit, ha dovuto ammettere che “se avessi scritto io il testo qualcosa l’avrei fatta diversamente”, oppure il ministro degli Interni, Matteo Salvini che a Radio Capital ha esternato tutto il suo pessimismo – tanto per mantenere alto il clima di paura di un popolo impaurito –  sostenendo di non fidarsi delle parole, “vediamo che impegni concreti ci sono, perché finora è sempre stato ‘viva l’Europa viva l’Europa, ma poi paga l’Italia”.

Intanto è finita che non è cambiato nulla su questo fronte, l’Italia chiedeva l’apertura dei porti europei ai barconi, la distribuzione di tutti migranti richiedenti asilo ed economici e invece dovrà accontentarsi di un gruppo di paesi “volenterosi” che si impegna prendere in carico un numero di rifugiati a propria discrezione. Per la riforma di Dublino se ne discuterà “quanto prima”, vale a dire mai, come imposto dagli alleati del leader leghista, i Visegrad e l’Austria dello sbarbatello xenofobo, Sebastian Kurz.

La narrazione populista, dunque, comincia registrare qualche battuta d’arresto. Del reddito di cittadinanza si sono perse le tracce, vertenze sindacali di importanti comparti industriali risolti grazie agli accordi sanciti dal precedente governo, i provvedimenti sulla povertà, la riforma della legge Fornero persi nelle pieghe di regole e bilanci, ma una “vittoria epocale” come quella sui vitalizi, sbandierata in pompa magna a favore di telecamera, probabilmente incostituzionale , che non cambierà la vita di nessuno: 40 milioni di risparmio, 40 centesimi all’anno per ogni italiano ha calcolato qualcuno tra gli ‘scienziati’ dei numeri che seguono le vicende politiche.

Nel frattempo i cittadini potranno brindare per il rincaro dal primo luglio delle utenze (a seguito dell’aumento del prezzo del pretrolio), cosa che nessuno  fino a qualche tempo fa avrebbe potuto ipotizzare, ma che l’ascesa di Trump negli Usa e le sue improvvide deliberazioni  di revisione del patto con l’Iran, ha reso possibile. A dimostrazione che il nodo del futuro è globale, non si può costringere nel confine ristretto dell’Europa senza guida comune e degli interessi nazionali. Il problema fondamentale, come stiamo vedendo, è una visione aperta all’incognita del futuro, contro quella daziaria e di chiusura. Sia chiaro, di questo passo il Belpaese è destinato a scomparire. E i responsabili non saranno pochi.

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