

di Peppe Papa
Il governo giallo-verde senza freni viaggia per la sua strada trascinando, probabilmente, il Paese dentro un buco ‘nero’. Nel frattempo l’opposizione latita persa nel dilemma se stare al gioco, oppure mettere in campo un’alternativa al disastro. Il Partito democratico, in teoria principale forza del campo alternativo alla destra sovranista imperante nel nuovo esecutivo, balbetta sul fronte della contrapposizione, intento nelle sue beghe interne, alla ricerca di un leader che non sia Matteo Renzi e incapace ad elaborare una forma di dissenso compiuto.
Al massimo si è reso accondiscendente su alcune proposte su pensioni e mercato del lavoro – vedi Cesaro Damiano e Andrea Orlando della sinistra del partito – proposte da Di Maio e che vedono propensi i sindacati confederali, Cgil in primis, fare da sponda al “Ministro amico”, prefigurando un futuro insieme, che è quel che aspirano i reduci e combattenti del partito che fu comunista. Un egualitarismo di maniera, un fantasma del quale i nostri “sinistrati” (cit. Edmondo Berselli) faticano a liberarsi e che aiuta il fronte della reazione a compattarsi e prefigurare il futuro contro ogni evidenza storica.
Al momento la priorità è prendersela con Salvini, ci mancherebbe, ma chiudere un occhio, e anche due, di fronte alle iniziative di smontaggio delle riforme dei governi Pd che agiscono alla radice dei provvedimenti presi dal precedente governo mettendo in discussione le riforme assunte dal governo Gentiloni, non se ne parla. Chiacchiere.
Nel frattempo, a 24h dall’assemblea nazionale del partito, a Roma nella sala del Refettorio della Camera è andata in scena una nuova riunione della diaspora a sinistra che continua imperterrita a provocare danni e prospettare soluzioni, che soluzioni non sono e che insegue una improbabile implosione del M5S per rientrare in partita e sognare una sorta di ribaltone come nel ’94 ad opera della Lega di Bossi per rovesciare Berlusconi che, in seguito, fu mattatore della politica italiana per oltre vent’anni. Tutti presenti leader e leaderini del fonte ‘rosso’, D’Alema, Bersani, D’Attore, Speranza, Grasso, Cuperlo, Boccia, Orlando, Frantoianni, la pasionaria Anna Falcone, Enrico Rossi, Nico Stumpo, Maria Cecilia Guerra, a discutere di Europa-Stato-sovranità, economia e della riorganizzazione del centrosinistra. A rendere l’idea del filo su cui si sarebbe dipanata la discussione è stato D’Alema che è stato lapidario rispetto allo spirito dell’iniziativa: “Il Pd è andato contromano e quando vai contromano in autostrada capita di incontrar e un Tir. Era largamente prevedile – ha aggiunto con una punta di perfida soddisfazione – ma nonostante tutto il Pd continua a farlo, e questo è diabolico”. Applausi. Il problema è che non si batte chiodo, è tutto da costruire. Come? Si vedrà. Quel che conta in questo momento è azzerare il “fiorentino antipatico”, tra l’altro alle prese con altre preoccupazioni personali come si come si conviene ai veri leader carismatici. Di sicuro, come hanno confermato dal suo entourage, sarà protagonista di una trasmissione televisiva sulle “bellezze” della Toscana probabilmente su Rete 4 di Mediaset. Poi ci sono i preparativi in grande stile per la Leopolda che probabilmente rappresenterà l’ennesima scissione, l’addio di Renzi al partito “matrigna”. Finalmente, ognuno per la sua strada .
3 Comments
E finalmente! A me Renzi non è antipatico ma credo che non possa e non debba rappresentare il popolo di sinistra perché di sinistra non è! Liberista, attento alle esigenze dei poteri forti….di destra insomma! Il comunismo sarà anche morto ma se non ritornate a rappresentare i diritti non solo dei poveretti ma anche di coloro che fanno parte di quella ” borghesia” fattiva e laboriosa che si vede schiacciata e vilipesa, siete spacciati….siamo spacciati.
purtroppo, i renziani non ci arrivano,e quindi si faranno un partito!
Finalmente, per le ragioni opposte.
La sinistra ideologica, al traino dell’assistenzialismo, statalista e succube dei giggini è inutile.
Anche perchè NON ha alcun progetto.
Renzi invece ha un progetto riformatore, non si piega a una soluzione di comodo che veda il PD ruota di scorta dei grilli.
Se dev’essere addio, sia.