

di Peppe Papa
Invece, Paolo Savona, ministro degli Affari europei del neonato governo giallo-blu, ieri in una sessione congiunta delle commissioni parlamentari di Camera e Senato, ha chiarito di che pasta è fatto e ha bacchettato tutti, compresi i suoi principali sponsor. Intanto, ha confermato quanto già espresso dal Ministro Tria, cioè che il debito italiano è alto e “lo spread non scende tenendo il Paese sotto scacco da attacchi speculativi”, gli investitori “aspettano di conoscere i programmi su salario di cittadinanza, flax-tax e superamento della Fornero” che certamente avrebbero ripercussioni sul debito e questo “giusto o sbagliato che sia, la politica del governo ne deve tenere conto”.
Insomma calma, ragazzi! Poi, ha orgogliosamente rivendicato, a dispetto di come era stata dipinta dai media e dall’opposizione la sua storia ‘professionale’, la propria esperienza e la visione politica di lungo periodo. Ha attaccato con una provocazione. “Potremmo trovarci in una situazione nella quale non saremo noi a decidere, ma saranno altri – ha spiegato – Per questo dobbiamo essere pronti a ogni evenienza”. Quindi, a proposito della necessità di un piano B, che tanto aveva fatto discutere, ha aggiunto: “Una delle mie case, Banca d’Italia, mi ha insegnato che non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del cigno nero, lo shock. La mia posizione del ‘piano B’, che ha alterato la conoscenza e l’interpretazione delle mie idee, è essere pronti a ogni evento”.
E già che c’era ha commentato anche l’impennata dello spread a maggio, quando sul suo nome si innescò la crisi politica, sottolineando con una battuta la “pochezza” di chi lo additava come causa dello shock finanziario:
Infine ha annunciato che al termine della commissione si sarebbe recato in Bce per incontrare il governatore, Mario Draghi (suo vecchio amico), sottolineando che la missione sarebbe stata possibile solo dopo “che la mia azione godesse della legittimazione democratica”, come avvenuto.
“Dato che ero stato delegittimato dai media – ha affermato – ho cercato la legittimazione democratica, ed è per questo che finora non mi sono mosso. Dopo questa audizione vedrò Draghi”.
“Se alla Bce non vengono affidati compiti pieni sul cambio – ha spiegato – ogni azione esterna all’Eurozona si riflette sull’euro senza che l’Unione europea abbia gli strumenti per condurre un’azione diretta di contrasto. L’assenza di pieni poteri della Bce sul cambio – ha proseguito – causa una situazione in cui la crescita dell’economia dell’eurozona risulta influenzata, se non determinata, da scelte o vicende che accadono fuori dall’Europa”.
Insomma, un lupo senza denti che certamente non aiuta l’aggressività dei nuovi “padroni del vapore” costretti ad incassare un altro ‘disco rosso’ dopo due giorni dalle esternazioni del loro titolare del Mef, che complica la narrazione dell’anti casta che tante fortune elettorali ha portato a M5S e Lega, ma che impone le sue logiche a prescindere.
Forse si dovrebbe ragionare sul concetto di casta negli anni duemila, ma non c’è tempo, la globalizzazione incombe, il mondo corre in fretta, e anche un vecchio ‘boiardo’ di Stato come Savona può dire la sua e dare il proprio contributo ad un approccio razionale ai problemi del nuovo mondo. Imbarazzante per il governo populista, ma la realtà ha le sue incontrovertibili regole.