

di Peppe Papa
Il Pd ha trovato la strada per correre spedito verso il baratro. Già deciso il nome del segretario al prossimo congresso, torna D’Alema e Renzi prepara l’addio.
Sarà il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti a prendere le redini del partito, il gruppo dirigente ha chiuso l’accordo da tempo con i capi corrente sul liquidare definitivamente la parabola renziana scaricando sull’ex premier tutte le responsabilità del crollo elettorale di marzo scorso, ritenuto il risultato delle “politiche di destra” realizzato con il suo governo. Niente di meglio da fare che prenderne le distanze definitivamente, nella speranza che si levi dai piedi da solo annunciando magari una nuova iniziativa alla prossima Leopolda, e ritornare all’antico
“Stessa spiaggia, stesso mare”, come cantava una famosa canzone italiana degli anni sessanta, e in un batter di ciglio ecco che si è materializzata la maschera sempre un po’ ‘perfida’ di “baffino”, oltre a quelle dei profughi della scissione che non aspettavano altro per provare a rientrare in partita e cercare di toccare qualche pallone.
A Reggio Calabria, ospite della festa de “La Sinistra”, ha affermato compiaciuto che “se il Pd passasse dall’essere il partito di Renzi, il quale dice ai lavoratori che è contro i sindacati, a favore del lavoro precario, all’essere il partito di Zingaretti, io non sarei indifferente ad un cambiamento di questo tipo”.
Perché il fratello di Montalbano “è uno che dice che bisogna ricostruire la sinistra, anche una unità sinistra” e ha citato i risultati della elezione nel Lazio dove “prendendo 100mila voti in più di quelli che il centrosinistra ha preso nella stessa tornata politica nazionale, vuol dire che gli elettori hanno saputo distinguere tra il Pd di Renzi e quello di Zingaretti”. Peccato che nella riflessione abbia dimenticato di ricordare che la maggioranza in Regione a Roma possiede numeri ballerini e che lui, nel suo collegio storico di Gallipoli, è stato strabattuto da una perfetta sconosciuta dei Cinquestelle. Ma tant’è, il dato è tratto, tutti i suicidi d’altronde hanno un loro intimo fascino e sono irreparabili per definizione.
Pertanto assisteremo, quando sarà, ad una Assise del partito dove tutto è già deciso, mentre nel frattempo i più intraprendenti continueranno a fare la corte alla presunta “ala sinistra M5S” nella speranza che il governo gialloverde imploda e si ricreino le condizioni per tornare al potere.
Sì, certo, per fare cose di sinistra, mentre il mondo va da un’altra parte. Renzi, intanto, prepara la sua Leopolda 9 che, mai come quest’anno, promette di essere esplosiva, tipo quella degli esordi della “rottamazione”.
Lui smentisce di avere la minima intenzione di lasciare il Pd e fondare una nuova organizzazione di ispirazione europeista transnazionale e riformista. Nel frattempo, molto probabilmente, diserterà la manifestazione del partito contro il “governo dell’odio” di fine mese a Roma e, abbandonando decisamente ogni vezzo del politicamente corretto, spara a zero senza remore sull’esecutivo definito “dei ladri” in diretta Rai ad Agorà “perché la Lega ha rubato i soldi degli italiani, e di bugiardi, perché Toninelli sta mentendo tutti i giorni agli italiani”. “Ieri Salvini ha detto una cosa enorme – ha aggiunto riferendosi alla decisione del riesame di Genova che stabilito il sequestro dei fondi del partito – dicendo che gli italiani sono con lui. Però una cosa sono i sondaggi un’altra le sentenze, i 49 milioni si devono restituire”.
Su questo e altre cose come gli obiettivi della legge di Bilancio, la flat tax, il reddito di cittadinanza, l’abolizione della Fornero, ci sarebbe bisogno di far sentire la voce dell’opposizione in piazza. Ma niente, restano questioni secondarie per chi evidentemente persegue la propria personale resilienza.
L’addio, insomma, sembra inevitabile, con soddisfazione delle parti, ognuno per la sua strada e chi ha più filo tesserà anche se la coperta potrebbe risultare corta per entrambi. Staremo a vedere.
2 Comments
ciao Renzi, ciao
Baffino non può dare il benservito a nessuno perché anche lui è cotto e stracotto e semina soltanto odio e rancore. Viva Renzi