

di Peppe Papa
Insomma, un gran casino, alimentato da un manipolo di giullari di corte che compongono il governo giallo-verde i quali, per pura brama di potere, non esitano a dichiarare guerra al mondo intero pur di mantenere alta la tensione tra ‘la loro gente’. Poco importa se il Paese rischia di finire a rotoli l’importante è occupare il centro della scena e goderne i privilegi.
L’altra sera l’impettito vice premier grillino, Luigi Di Maio, ex bibitaio del San Paolo, festeggiava in un rinomato barcone sul Tevere insieme agli amici, il risultato portato a casa con la Manovra. Salvo poi scoprire la mattina dopo che il suo omologo leghista, Matteo Salvini annunciava a Radio Anch’io che nella Finanziaria “ci saranno otto miliardi per il reddito di cittadinanza e otto per l’abolizione della legge Fornero”. Non proprio quanto concordato con gli alleati 5S stando alla replica immediata di Di Maio che chiariva: “Nella manovra ci sono 20 miliardi: 10 miliardi per il reddito di cittadinanza, 7 per riformare la Fornero, 2 per la flat tax e 1 miliardo per le assunzioni straordinarie”.
Intanto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria dopo la brutta figura rimediata a Bruxelles dove ha dovuto spiegare ai partner continentali il perché del passo indietro sugli impegni presi con loro, operazione non semplice e che difatti si è rivelata fallita, ha provato a tamponare le falle. Prima facendo presente ai due “capoccioni” vice premier che “chi infrange le regole deve spiegare” e che quindi non si possono mandare a quel paese le istituzioni comunitarie con un volgare “me ne frego” di triste memoria, ma chiarire “il perché e quali sono gli obiettivi”. Poi riuscendo ad ottenere dai giovanotti il via libera a una versione più morbida e realistica dello sforamento, dal 2,4% previsto solo per il 2019, al 2% del 2020 e all’1,8% nel 2021. E infine, a proposito dell’auspicata espansione economica, precisando che “se vogliamo più crescita ci vogliono investimenti e impegni per allocarli”.
Ma su questo gli imbonitori di turno soprassiedono, nel peggiore dei casi se le cose dovessero andar male, come inutilmente stanno cercando di spiegargli oltre a Tria, quelli di Confindustria, dell’Ocse, le agenzie di rating, il Fmi e tutti i principali analisti finanziari del mondo, per loro si sarà trattata di una stagione di vita felice e inaspettata da raccontare ai nipotini quando sarà il momento. Qualcun altro penserà a rimuovere le macerie.