
Foto e racconto di Mariarosa Prisco
E rieccoci qui nella calda e affollata città.
Le notizie qui corrono come levrieri dopo lo start, ed eccoti sbalzato di botto in un’altro mondo dalle mille novità che in tua assenza si sono venute a creare.
Alcune sono positive, altre meno, come la notizia che in un palazzetto fatiscente, nasceranno ben due B&B dove prima c’erano case in affitto o l’inesorabile snaturamento di uno dei luoghi simbolo della musica, anima e luce della mia città, tramutatasi quasi del tutto in via del cibo low cost.
Ma partiamo, in tutti i sensi, da un mese fa.
Chiudo casa, recupero i bagagli e mi dirigo in stazione con padre e cugina a seguito, un’ora di attesa a Caserta e poi via su quel treno pseudo-veloce che ci porterà a Bari.
Durante il tragitto, dato il vagone semivuoto, ne approfitto e passo un po di musica da un piccolo amplificatore, almeno non calcolo il continuo rotolare di quelle pietre di dubbia provenienza che ci fanno compagnia sul vagone e il seggiolino che perde pezzi, tre ore dopo ci voleva solo un piede di porco per scollartelo di dosso.
Una volta arrivati Bari, come capita spesso qui al sud, ci aspettavano quei fatidici ’60 minuti di ritardo e manco a farlo apposta il bar della stazione mandava” Quando “di Pino Daniele.
Un pacchetto di sigarette dopo, con tutta la calma del mondo, finalmente arrivò il treno per Lecce che, qualche fermata più tardi, ci scaricò a Fasano dove ci aspettava un bus per l’ultimo capitolo del viaggio infinito.

Torrecanne è stato un’impresa raggiungerti, il tuo mare cosi bello è di totale appannaggio dei ciclisti, quindi giù con un’altra attesa di mezz’ora vista chiappe sudate e facce agonizzanti dallo sforzo, prima del vero e proprio turpiloquio mentale, l’arrivo in Hotel.
Sembrava l’accettazione a un reparto geriatrico mista a sagra di paese, con tanto di vecchietta che salta la fila, tu chi sei? /sei già stato qui? /quanto resti?/allora parteciperai alle attività proposte dalla struttura?!?
E nella testa frulla una sola ed unica domanda, come un mantra perpetuo “MA QUANDO FINIRÀ TUTTO QUESTO E POTRÒ RILASSARMI ?”
La futura risposta sarà “MAI”.

Avevamo scelto il posto in base alla presenza delle terme e di tante città di interesse storico culturale nei dintorni, ma principalmente seguendo quel consiglio familiare che recitava “guarda che tutte le strutture sono uguali”, ci siamo fidati, quelle erano le cosiddette ultime parole famose, dall’agoniato relax siamo quasi automaticamente passati alla morte celebrale più nera.
Personalmente come prima esperienza in una situazione del genere è stata traumatizzante a tratti allucinante, ma meno male che esiste la musica e sopratutto l’alcool, hanno mitigato le mattinate passate al sole e le notti insonni da coprifuoco forzato in quei primi giorni psicologicamente impossibili.
Solo con la macchina siamo riusciti ad allontanarci da li e vivere un po il circondario , ed è stato proprio in base a questo che abbiamo deciso, a più riprese, di prolungare il nostro soggiorno che da una settimana man mano passarono a tre.

Il primo viaggio in auto inizia con i migliori propositi, trucco e parrucco impeccabili e via a Locorotondo, lo stereo spara musica a palla e nulla faceva presagire che quegli abbaglianti nella nostra direzione, fossero dovuti ai lavori in corso non segnalati, ci siamo accorte della cosa solo a venti metri dal camion del catrame, in paranoia per gli pneumatici, faccio l’errore di chiamare mio fratello per avere un qualche supporto morale, da allora ha sviluppato una risata convulsa irrefrenabile appena sente la mia voce…
Arrivate a destinazione volevamo solo sederci a un tavolino e berci qualcosa per riprenderci, ma girato l’angolo ecco che parte il primo commento di apprezzamento non richiesto aka molestia bella e buona, a cui ho risposto con tutta la mia eleganza e finezza, pensavamo fosse un caso isolato, mi sono ricreduta qualche bestemmia più tardi.
Ed ecco che arriva il secondo gentleman e anche il terzo, il Rodolfo Valentino dei poveri, con un seguito di moglie, figlia, cane e sopratutto un’evidente alopecia, si è risentito parecchio del mio mancato apprezzamento e del commento di cuore in dialetto citante la sua condizione glabra, la sua reazione era un misto tra lo sbigottimento più becero e un calcio ben piazzato, sembrava quasi che nessuna donna avesse mai rifiutato una sua avance.
Donne pugliesi alzate la testa e mandate qualche bel vaffanculo ogni tanto, sentite a me che certe cose oscurano anche il posto più bello e ben curato del mondo, sappiatelo.

Il secondo invece ci ha portato a Cisternino, un paese labirinto dove mangi, bevi bene e ce tanta vita tra i vicoli un po come a Napoli, li veramente ci siamo sentite a casa, peccato per la strada non illuminata e senza segnali visibili che devi affrontare per arrivarci, le curve in discesa e la nebbia ti fanno pregare entità ultraterrene per la tua incolumità e quando arrivi a valle, inconsciamente hai già prenotato il viaggio a Lourdes per la grazia ricevuta.
Il terzo ci ha condotte a Polignano dove , tra orde di turisti in infradito e sandali con calzini annessi, siamo riusciti a stento a muoverci e vedere le bellezze del posto, ma una cosa l’ho vista benissimo, la stramaledetta fotocamera di un pazzo che voleva per forza immortalare mia cugina in un scatto rubato, ringrazia qualche entità anche tu va, hai rischiato la madre di tutte le mazziate .

Ma torniamo al filo conduttore di tutto, l’Hotel, dopo la partenza anticipata di mio padre, riconfermiamo la stanza per il fine settimana, ma proprio quegli ultimi due giorni passati li, si riveleranno i peggiori di tutta la vacanza, partendo dal brizzolato soldo facile con a seguito ventenne psycosocial che improvvisarono un’occupazione coatta di ombrellone , lasciando un telefono, poi un vestito e in fine l’asciugamano.
Il dettaglio che gli era sfuggito, è che fisicamente ci fossero tre persone a prendere il sole con tanto di borse poggiate sotto il suddetto ombrellone…..Ma proprio l’ultimo giorno e dopo quasi due settimane di battaglie con i vecchi e le bocce proprio a me dovevi venire a triturare le gonadi mio caro brizz ?!
E arriva la mattina dell’ a mai più arrivederci, orario di uscita dalla stanza fissato per le 10:00, la sveglia era impostata per le 7:00, così da poter organizzare tutto per la partenza e aver anche qualche attimo di pace prima del viaggio, ma alle 9:00 ecco la doccia fredda, come già successo tante volte in questa vacanza, arriva la temutissima signora delle pulizie, senza attendere alcun tipo di risposta prende e entra in camera pretendendo che ce ne andiamo, mia cugina era in bagno, io compilavo il questionario della struttura, il momento perfetto.
Quella mattina se non è venuta giù la struttura dovete sempre ringraziare quella famosa entità, palesatesi in sembianza di tassista, che contro ogni previsione, ci ha anticipato il passaggio in stazione e questa volta neanche l’ombra di un ciclista sulla strada, era decisamente arrivato il momento di andare.
La domanda che ci hanno fatto più spesso li è se saremmo tornati o meno l’anno prossimo, la risposta è sempre stata non credo proprio, l’offerta non vale la spesa, ma ce da dire che un mare cosi bello non l’avevo mai visto, non prendevo tanto sole e non camminavo su una spiaggia senza meta da quasi 10 anni e il fatto di avere tutto a portata di mano, ha permesso al mio cervello di staccare la spina per qualche attimo.

Anche se le tarantelle e le cose belle, sono come i piccioni, aspettano, prendono bene la mira e poi sparano quando meno te lo aspetti.
Lasciato Torrecanne decidiamo di fermarci a Polignano per partecipare alla Red Bull Cliff Diving, quindi si sale sull’ennesimo treno, che dopo poco diventò un carro bestiame, da cui era difficile scendere senza faticare, una volta in stazione sembrava l’uscita di un concerto metal, aspettammo con calma che la folla defluisse tra gli spintoni e in compagnia dei nostri pesantissimi bagagli ci incamminiamo verso il B&B.
Lasciamo tutto alla rinfusa in camera e ci prepariamo per uscire, fuori ce un sole cocente e i nostri volti trasudano stanchezza da ogni poro, ma col pensiero di aver fatto in tempo per vedere almeno qualche tuffo, ci dirigiamo al ponte stracolmo di gente, eravamo arrivate nel momento della premiazione e l’unico tuffatore che abbiamo visto esibirsi era quello vestito da superman, il colmo della sfiga con tanto di finale epico.
Dopo aver mangiato l’impossibile durante la giornata e una cena soporifera, ci ritirammo con la totale consapevolezza che il giorno dopo non saremmo mai ripartite.
In mattinata confermiamo la stanza e zaino in spalla si va giù alla spiaggetta di ciottoli, un mare cristallino, poca gente rispetto alle aspettative e relax totale.
Dopo un po di ore il cielo cominciò ad oscurarsi e piano piano ritornammo verso la struttura, per la sera avevamo organizzato una serata mojito, poco prima di scendere venne giù il diluvio, ma la cosa non fermò la nostra sete.
Eravamo in questo locale incastonato tra i vicoli bianchi di Polignano, il vento creava musica sfruttando vecchi camini e nell’aria si presagiva qualcosa di meraviglioso, il momento di pace che cercavi da troppo.
Girammo incuriositi l’angolo scrostato di un muro ricoperto di scritte, davanti a noi una terrazza come spalto e il mare in tempesta che si esibisce in un’ assolo come unico, maestoso e rabbioso interprete della fragilità del labile creato, come in quella famosa canzone di Lucio Dalla…..

La mattina dopo rifacemmo per l’ennesima volta i bagagli e salutammo Polignano.
A bordo del treno per Bari, i pensieri incominciarono ad accartocciarsi e qualche lacrima di tristezza venne giù, ma in stazione, tanto per cambiare e per tenerci attive, ci attendeva l’ultima perculata, il gran finale…il primo treno utile per Caserta era fissato per le 18:00, noi arrivammo alle 14:30…
Ci fermammo al bar della stazione per far passare il tempo ma, dulcis in fundo, il barista era palesemente sul depresso spinto.
Deprimette tutti gli avventori del bar e solo dopo aver forzato la mano su un cambio di selecta, una mezza oretta di decenza ce stata, fino all’avvento verso le 17:00 di una possessione del suddetto barista da parte della buonanima di Cristina D’avena…Abbiamo lasciato la puglia sulla scia del degenero, accompagnate dalle note della sigla di Pollon, l’apoteosi del trash….
Una volta tornata a casa, un’amico mi ha chiesto, cosa mi fosse rimasto nel cuore tirando le somme di questa vacanza, gli ho risposto con un sospiro un bel po di rabbia in meno, perché anche se me ne sono successe di ogni tipo, sono stata bene e ho ritrovato un po di quell’anima di bromuro d’argento che a tratti avevo perso per questa strada senza manutenzione che è la vita.
Tante risate e personaggi che resteranno impressi nella memoria, ma una in particolare mi sento di doverla nominare, cara signora in viola tu si che eri l’anima del tutto e del niente, il tuo volto colorito emanava ebbrezze alcolico-pensionistiche che mai avrò l’onore di vivere.Grazie.