
di Peppe Papa
Come era prevedibile, dopo la propaganda elettorale fatta di promesse mirabolanti servite a conquistare le chiavi di Palazzo Chigi, arrivati al dunque, vale a dire fare i conti con la realtà, tra i due soci che hanno dato vita al governo giallo-verde volano gli stracci. M5S e Lega ai ferri corti con scambi di accuse, ipotesi di tradimenti e raggiri dell’uno nei confronti dell’altro, tentativi di tenere insieme i cocci di una coalizione già andata in frantumi, stanno dando il peggio di loro facendo ridere mezzo mondo e irritare la larga maggioranza degli italiani che li ha votati speranzosi.
La faccenda comica della manina che avrebbe modificato il decreto fiscale sottoscritto nel Cdm che salva evasori e riciclatori di denaro all’estero, con un vice premier, Luigi Di Maio che denucia in tv l’accaduto, dando l’idea tra l’altro di parlare di cose di cui non conosce neanche l’esistenza, sono lo specchio di un Paese avviato verso un default inevitabile. Dove sarebbe difficile per chiunque argomentare che i responsabili del disastro in fondo sono giovani, pieni di entusiasmo, ma inesperti e in buona fede, difronte ad un collasso epocale della nostra economia e il ludibrio dei partner internazionale.
I più accaniti sono i Cinquestelle, al centro di una manovra politica nella quale si sono assegnati il ruolo di vittime, scommettendo sul fatto che il loro popolo li consideri in buona fede (difficile) che insistono sul tema del complotto a danno degli italiani onesti di cui loro sono i rappresentanti.
“Lunedì prima del Consiglio dei ministri c’è stato un tavolo politico in cui l’accordo raggiunto prevedeva nessun condono penale e niente scudo fiscale sui capitali esteri. Adesso – ha attaccato la ‘sveglia’ sottosegretaria Laura Castelli – Garavaglia (Massimo, non uno qualsiasi, ma il viceministro dell’Economia in quota Lega) la Lega ci dicono che approvano una norma che introduce condoni penali e scudi fiscali per capitali all’estero? Allora c’è un problema politico”. Ebbe’, certo, santo iddio, qualche problema ci deve pure essere.
Nel tentativo di smorzare i toni è arrivato arriva il premier Conte, il quale ha definito la manovra “bellissima” davanti ai suoi omologhi europei ieri a Bruxelles, che ha convocato per sabato il Consiglio dei ministri. Una crisi di governo – ha puntualizzato – è una prospettiva futuribile, improbabile” e “se ci fosse una crisi” dal caso del dl fiscale “in questa vicenda non dimostreremmo né passione né responsabilità“. L’opposizione, nel frattempo, gli ha chiesto di riferire in Aula sull’accaduto. Che è il minimo sindacale per una minoranza parlamentare che fatica a stare dietro ad un esecutivo fatto di furbi maneggioni e sprovveduti.
“Io quando prendo impegni con Di Maio e i cittadini li mantengo”, ha detto Matteo Salvini a Bolzano. “Io quello che abbiamo discusso per ore ed ore in consiglio dei ministri l’ho trovato scritto”, ha aggiunto. Per quanto riguarda un possibile consiglio dei ministri sabato, ha affermato: “Io sono a Cles e in tarda serata chiudo la campagna a Trento”.
“Lo sapevano tutti”. dice Massimo Garavaglia, a chi gli ha chiesto chi fosse a conoscenza delle norme del decreto fiscale contestate da Luigi Di Maio. Lo sapeva anche Di Maio?, “Non lo so…”, ha tagliato corto. E quando gli è stato domandato se sia sua la ‘manina’ che ha cambiato, come sostiene il leader M5s, il testo, ha risposto accennando un sorriso: “No”. Poi ha rilanciato, lanciando più di un sospetto sui suoi alleati di governo, a proposito dei presunti aumenti delle assicurazioni Rc auto al nord per effetto della manovra. “Una norma mai vista – ha assicurato con convinzione – né condivisa. Quindi, il problema non esiste”. Il tema e la misura sull’Rc auto “è stata discussa nella riunione sulla manovra la settimana scorsa ed è stata inviata agli alleati della Lega martedì mattina”, hanno sostenuto fonti del Movimento 5 Stelle, dopo le parole di Garavaglia.
“Nel testo del decreto fiscale sono state inserite norme non concordate in Consiglio dei Ministri. Se qualche nostalgico del passato pensa di fermare il cambiamento si sbaglia, quelle norme spariranno. Alle Camere invierò solo un testo pulito: con noi niente scudi né condoni“, ha il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. E giù applausi!
“Noi non amiamo i condoni, ci interessa di più l’idea di una pace fiscale con la rateizzazione, che è una parte che il governo ha previsto“, ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine dell’assemblea di Assolombarda. “Questo significa – ha aggiunto – pagare tutte le tasse da parte delle imprese che hanno criticità oggettive, però significa nessuno sconto perché noi i condoni non li amiamo”.
“Fatti gravi stanno accadendo in queste ore. Chiederei che venga il presidente del Consiglio a spiegarci cosa ha approvato il Consiglio dei ministri e perché oggi lo debbano correggere, se viene il vicepremier Di Maio poi verrebbe a dire che non lo ha ancora letto o che è diverso”, ha detto il deputato del Pd Emanuele Fiano. “Di Maio riferisca in Aula”, gli ha fatto eco il collega di partito Ernesto Magorno. Un appello al presidente della Camera Roberto Fico affinché solleciti il governo a “riferire in Parlamento” è stato rivolto anche dal deputato di Fratelli d’Italia Tommaso Foti in un intervento nell’Aula di Montecitorio sul caso del decreto fiscale. “Uno spettacolo indegno mai visto prima“, ha aggiunto. “Presidente Fico intervenga per ripristinare la legalità nel nostro Paese”.
Roberto Fico, per chi non lo sapesse, è il presidente della Camera, quello che voleva andare a Montecitorio con l’autobus e che rappresenta, a detta di chi ne capisce, l’ala radical di sinistra del Movimento dei ‘baciati dalle stelle’, la terza istituzione dello Stato italiano il quale ha affermato che lui è contro ogni scudo fiscale che riguardi mafiosi, camorristi, ‘ndrangheddisti, speculatori, evasori. Applausi. Peccato che non conti niente.