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Minniti lascia, ma per i maggiorenti Pd resta l’incubo Renzi che non ha nessuna intenzione di andarsene

L’ex ministro degli Interni ha deciso di rinunciare alla corsa per la segreteria del Pd dopo aver constatato l’impossibilità di perseguire un discorso di unità del partito e essere stato percepito come il candidato di Renzi, vedendo così trascurata la caratura istituzionale del proprio profilo politico. Per i maligni la sua è stata una scelta provocata dalla mancata assicurazione dell’ex premier di non lavorare ad una prossima scissione, la quale però già è avvenuta due anni fa dopo la batosta del referendum costituzionale. Nel frattempo l’ex segretario non ha nessuna intenzione di lasciare, lancia i ‘suoi’ comitati civici e intesse rapporti con i  principali esponenti degli schieramenti anti populisti europei in vista di un’alleanza alle prossime elezioni continentali, disinteressandosi platealmente del congresso. Che lo stesso Minniti, nel suo commiato, ha definito inutile e dannoso.

di Peppe Papa

Se scissione doveva esserci è già avvenuta. Quella del Pd da Renzi due anni fa, dopo il referendum costituzionale con le dimissioni prima da segretario, poi da premier. Festeggiate dai capibastone correntizi che non vedevano l’ora di toglierselo dai piedi e disputarsi i resti del partito senza l’ingombrante figura del leader sconfitto.

Serve solo che siano formalizzate, rese esplicite, magari con l’annuncio da parte dello stesso della nascita di una nuova creatura politica.

Ma non accadrà, come pensano in molti e come lo stesso Renzi ha confermato in un lungo post su Facebook. Dove ha chiarito che

“chi vincerà avrà il mio rispetto, quello stesso rispetto – non ha mancato di sottolineare – che non ho avuto io dopo aver vinto due volte col 70% e essere stato attaccato dal fuoco amico il giorno dopo. Quello stesso rispetto che non ho avuto quando, vittima ancora oggi di una campagna social vergognosa, la mia famiglia è stata trascinata in un fiume di fango su cui pochissimi nel gruppo dirigente hanno avuto il coraggio di esporsi”.

Lui il Pd non lo lascia, ma questo non gli impedisce di andare oltre il Pd con il lancio dei comitati civici che stanno nascendo come funghi in tutta Italia e l’intensa campagna  di incontri con i principali esponenti socialisti, liberali, popolari e Verdi europei tesi alla formazione di uno schieramento anti-sovranista per le prossime elezioni del parlamento Ue.

Insomma, si è portato avanti con il lavoro, mentre i suoi compagni si accapiglianno e straparlano di unità, di ripartenza, di nuova fase e qualcuno di loro, vale a dire il candidato ‘favorito’ Zingaretti, addirittura si spinge a chiedere scusa agli italiani per l’azione dei precedenti governi a guida democratica.

Il ripensamento di Marco Minniti a scendere in campo per le primarie, come candidato di bandiera renziano, ha lasciato spiazzati i maggiorenti che speravano di batterlo ai gazebo chiudendo così definitivamente i conti con il ‘rottamatore’. Ma l’ex ministro degli Interni, da scafato veterano della politica, ha capito che non era aria e non era il caso di farsi mettere in mezzo, così ha salutato tutti non prima però di lanciare un avvertimento sostenendo che “il congresso, come si sta prospettando, è non solo inutile, ma anche tragicamente dannoso”.

Le priorità di cui dovrebbe preoccuparsi il partito sono altre se vuole sperare di riconnettersi con la società e il suo popolo che lo ha abbandonato. Come dare sostegno, ad esempio, alle piazze autoconvocate contro il governo, al mondo delle imprese che protesta per il blocco dei cantieri, al malessere che monta nel Nord produttivo del paese e nel Sud disilluso dalle promesse assistenzialiste dell’esecutivo populista. Invece è perso nelle sue divisioni e alle prese con il fantasma aleggiante di Renzi sulle teste il quale, però, è già altrove pur restando tra loro.

Un incubo, che li porterà alla consunzione se non opporranno un qualche rimedio, tipo rinviare il congresso a dopo le europee, cosa che ahinoi non faranno mai, dedicandosi a fare fronte comune con altre forze riformiste e liberali di qualsiasi colore per fermare la deriva sovranista e autoritaria che minaccia l’Europa.

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