

di Peppe Papa
Se scissione doveva esserci è già avvenuta. Quella del Pd da Renzi due anni fa, dopo il referendum costituzionale con le dimissioni prima da segretario, poi da premier. Festeggiate dai capibastone correntizi che non vedevano l’ora di toglierselo dai piedi e disputarsi i resti del partito senza l’ingombrante figura del leader sconfitto.
Serve solo che siano formalizzate, rese esplicite, magari con l’annuncio da parte dello stesso della nascita di una nuova creatura politica.
Ma non accadrà, come pensano in molti e come lo stesso Renzi ha confermato in un lungo post su Facebook. Dove ha chiarito che
Lui il Pd non lo lascia, ma questo non gli impedisce di andare oltre il Pd con il lancio dei comitati civici che stanno nascendo come funghi in tutta Italia e l’intensa campagna di incontri con i principali esponenti socialisti, liberali, popolari e Verdi europei tesi alla formazione di uno schieramento anti-sovranista per le prossime elezioni del parlamento Ue.
Insomma, si è portato avanti con il lavoro, mentre i suoi compagni si accapiglianno e straparlano di unità, di ripartenza, di nuova fase e qualcuno di loro, vale a dire il candidato ‘favorito’ Zingaretti, addirittura si spinge a chiedere scusa agli italiani per l’azione dei precedenti governi a guida democratica.
Il ripensamento di Marco Minniti a scendere in campo per le primarie, come candidato di bandiera renziano, ha lasciato spiazzati i maggiorenti che speravano di batterlo ai gazebo chiudendo così definitivamente i conti con il ‘rottamatore’. Ma l’ex ministro degli Interni, da scafato veterano della politica, ha capito che non era aria e non era il caso di farsi mettere in mezzo, così ha salutato tutti non prima però di lanciare un avvertimento sostenendo che “il congresso, come si sta prospettando, è non solo inutile, ma anche tragicamente dannoso”.
Le priorità di cui dovrebbe preoccuparsi il partito sono altre se vuole sperare di riconnettersi con la società e il suo popolo che lo ha abbandonato. Come dare sostegno, ad esempio, alle piazze autoconvocate contro il governo, al mondo delle imprese che protesta per il blocco dei cantieri, al malessere che monta nel Nord produttivo del paese e nel Sud disilluso dalle promesse assistenzialiste dell’esecutivo populista. Invece è perso nelle sue divisioni e alle prese con il fantasma aleggiante di Renzi sulle teste il quale, però, è già altrove pur restando tra loro.
Un incubo, che li porterà alla consunzione se non opporranno un qualche rimedio, tipo rinviare il congresso a dopo le europee, cosa che ahinoi non faranno mai, dedicandosi a fare fronte comune con altre forze riformiste e liberali di qualsiasi colore per fermare la deriva sovranista e autoritaria che minaccia l’Europa.