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Salvini ‘piglia tutto’! M5S giù nei sondaggi, scatta la rappresaglia

di Peppe Papa

Matteo Salvini sempre più dominus del governo gialloverde. Fa il premier, il vice premier, il ministro degli Interni, dell’Economia, del Lavoro, dei Trasporti e delle Infrastrutture, degli Esteri, detta l’agenda ed è onnipresente ossessivamente sui social e in televisione. Il suo socio di maggioranza, il capo del Movimento Luigi Di Maio arranca nel tentativo di stargli dietro per non lasciarsi oscurare, impresa vana però.

Il faccione barbuto del “Capitano” spunta ovunque, il suo corpo sembra avere il dono dell’ubiquità, stabilisce senza fronzoli gli argomenti del giorno con annesse soluzioni, prendendo impegni che non riguarderebbero le competenze del suo dicastero e che soprattutto non sono contemplate del famigerato “contratto del cambiamento”. Il quale, ha già fatto sapere, va rivisto, “ha bisogno di un tagliando”.

I risultati dei sondaggi, intanto, fotografano alla perfezione la situazione. Da una rilevazione all’altra il gap tra Lega e Cinquestelle è salito di sei punti (fonte Swg per La7), i grillini scendono di un altro 1% attestandosi al 26,2% per cento, mentre il Carroccio resta stabile al 32. Anche se nel complesso entrambi i soci, sul fronte dei consensi per la manovra, dovrebbero preoccuparsi dell’impennata dei giudizi negativi arrivati abbondantemente a oltre il 53%.

E Salvini su questo è stato come al solito il più lesto, incontrando ad esempio gli industriali del ‘Si Tav’ cui ha elargito rassicurazioni e impegni, indispettendo Di Maio che, stizzito, ha fatto presente di essere lui quello seduto alla cassa incontrando il giorno dopo al Ministero, il doppio delle associazioni imprenditoriali e del commercio del suo omologo, oltre tutti i sindacati.

Inoltre ha fatto scattare la rappresaglia, giusto per far capire all’alleato di non essere disposto a ‘fare da spalla’, andando a colpire perfidamente quello che sa essere il nervo scoperto dell’alleato, vale a dire il buco nero dei quattrini dei rimborsi elettorali spariti nel nulla, oggetto della sentenza di confisca della Corte d’Appello di Genova di qualsiasi somma che arrivi o sia riconducibile al partito.

A lanciare l’offensiva 5Stelle ci hanno pensato i capigruppo di Camera e Senato, Francesco D’ Uva e Stefano Patuanelli i quali, in una nota, si sono detti “certi che la Lega fornirà ulteriori chiarimenti sul caso Centemero. E ci auguriamo che Salvini non minimizzi la vicenda”. I due si riferivano al caso del tesoriere del ‘nuovo’ Carroccio, Giulio Centenero, finito nell’indagine della procura di Bergamo in un filone di inchiesta sui conti della Lega. Il fatto è quello dei presunti finanziamenti illeciti ai partiti da parte dell’imprenditore Luca Parnasi, che avrebbe finanziato con 250mila euro l’associazione ‘Più voci’, con sede a Bergamo e riconducibile appunto al partito. Sta di fatto che subito dopo i due parlamentari è intervenuto sull’argomento – tradendo un patto di non belligeranza su questioni personali non riguardanti il contratto, rispettato da Matteo sul caso del papà di Giggino –  proprio il capo in persona il quale, a favore di telecamera e piglio severo, ha detto: “Chiederò spiegazioni a Salvini. Prima di dichiarare pubblicamente bisogna parlare con i nostri contraenti del contratto di governo, ma sicuramente Salvini non minimizzerà (sic)”. L’avvertimento è stato chiaro: ‘prima di esternare agli italiani bisogna concordare, altrimenti ciascuno per suo conto e vediamo chi si fa più male’.

Dal Viminale però il Ministro ha ostentato calma, “ognuno faccia il suo lavoro – è stato il suo commento alla notizia del blitz della Finanza nella sede dei commercialisti del partito – non c’è nulla da trovare né da cercare. Spero facciano in fretta”.

Ma l’indagine, come ha scritto La Stampa, sarebbe alle battute iniziali, gli atti dell’inchiesta sono stati appena spediti da Roma a Bergamo, ci vorrà tempo e questo non gioca a favore, specie se dovessero emergere imbarazzanti novità magari sotto elezioni europee che sono praticamente dietro l’angolo. Per il momento, comunque, la mossa del capo grillino e dei suoi uomini è apparsa nonostante tutto difensiva, difficile che riesca a fermare l’emorragia di consensi che sta caratterizzando la loro prima esperienza di governo. Molto dipenderà da cosa riusciranno a tirare fuori dalla Manovra, una coperta stretta, molto stretta.

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