

di Peppe Papa
Renzi contro tutti, o meglio, tutti contro Renzi. Il congresso del Pd che si trascina nella ennesima deprimente lotta tra correnti guidate da generali senza esercito, è diventato una farsa dove spicca l’ombra dell’ex segretario di cui invano cercano di liberarsi condensando la loro battaglia nella liquidazione del renzismo.
Nel frattempo il Paese va a rotoli, l’opposizione che dovrebbe essere il loro primo pensiero latita, le sezioni chiudono una dietro l’altra e i militanti sono diventati ormai ‘merce’ rara.
Un apparato autoreferenziale, insomma, che si appresta a svolgere primarie buone solo ad incattivire gli animi e tirare fuori dal cilindro un capo senza autorevolezza e visione politica. Nel migliore dei casi un ritorno al passato, ai primi vagiti del partito, ma senza “vocazione maggioritaria”, al tempo dell’amalgama (mal riuscito secondo molti) tra Ds e Margherita che probabilmente provocherà un’altra fuga in massa.
Un nuovo leader capace di strappare la scena a Renzi non appare all’orizzonte, lui ostenta distacco, dice che non farà “mai il capo di una corrente” i suoi si arrangino come credono. Un po’ li prende anche per i fondelli.
“E buffo – ha scritto qualche giorno fa su Fb – che chi mi contesta da anni ‘l’eccesso di personalizzazione’, se ne esca oggi dicendo: ‘dica Renzi quello che vuo fare, è colpa di Renzi, Renzi faccia chiarezza’. Sta accadendo anche in queste ore. Mi accusano di personalizzare – ha proseguito – e poi si preoccupano in modo ossessivo di me. Che poi sono gli stessi che sognavano l’accordo con i Cinquestelle, che presentavano Di Maio come il nuovo Berlinguer e che quando ho alzato la voce dicendo no all’intesa hanno detto ‘Renzi stia zitto, invade il campo altrui, dovrebbe tacere’. Insomma, se taccio, devo parlare, se parlo devo stare zitto, nel dubbio sorrido a tutti e dico la mia, libero e a viso aperto”.
E non sono in pochi a stargli dietro e giurargli fedeltà disposti a seguirlo anche nel caso dovesse dare vita ad un suo partito, prospettiva che per il momento esclude. Punta, invece, a logorare l’apparato, operazione come abbiamo visto che sta riuscendo alla perfezione, per prendersi il partito senza sparare un colpo, per consunzione. Convinto che la stagione riformista non sia esaurita, anzi. E rilancia, prendendo in contropiede i ‘parenti serpenti’, come quando ieri, inaspettatamente sempre via social, ha preso le parti del governo gialloverde affermando che “alcune dichiarazioni che arrivano da Bruxelles sono inaccettabili”.
Una affermazione che ha spiazzato anche gli avversari che hanno incassato senza replicare questa volta e che si aggiunge alla figuraccia fatta per il passo indietro, dopo aver minacciato fuochi e fiamme, nei confronti della Commissione Ue.
Intanto ai suoi compagni di partito, impegnati nella contesa congressuale, non ha mancato di segnalare alcune evidenti esitazioni in merito alla linea da seguire e la confusione generata dall’incapacità di venire a capo della sfida per l’alternativa. “Con che lista ci presenteremo alle Europee e alle Politiche?” ha chiesto. “Qualcuno – ha sottolineato – vorrebbe liste superando il simbolo del Pd, altri chiedono un fronte repubblicano, altri di aprire a Leu, qualcuno a Più Europa, alla società civile, al movimento dei sindaci, ai Gilet Gialli (che in Italia peraltro sono al Governo). A me sinceramente sembra giusto che questa decisione sia presa da chi rappresenterà la nuova leadership del Pd. Altrimenti che facciamo a fare le primarie?”. Appunto.
1 Comment
Continuano la solita solfa,non sanno a chi dare la colpa della loro incapacità politica e per scaricarsi la coscienza intrapendano la linea che porterà alla sua quasi estinzione.Povero Pd in mano a persone incompetenti senza valori, senza avere un minimo di umiltà e lungimiranza mentre l’Europa si sposta sulla destra estrema e becera.