

Enza Bruno Bossio, deputato del Pd è la prima firmataria della proposta di legge denominata “No tampon tax” che chiede il 5% di tassazione Iva per gli assorbenti e in genere di tutti i prodotti di consumo di igiene femminile che ha ottenuto il consenso trasversale di tutte le forze politiche presenti in parlamento. Non è chiaro se sarà accolta, nel frattempo, resta un esempio di come provare a recuperare l’empatia con un popolo di elettori che li ha abbandonati. A prescindere dalle dinamiche politiche di un congresso che non scalda gli animi.
di Peppe Papa
Mentre il partito è impegnato anima e corpo nella telenovela del congresso, viene da una donna deputato del Pd, Enza Bruno Bossio finalmente una “cosa di sinistra”.
Prima firmataria di una proposta di legge, denominata “No tampon tax”, che punta alla riduzione dell’Iva al 5% sui prodotti igienici femminili, assorbenti in testa e che sicuramente raccoglierà il consenso, trasversale, della metà del cielo del Paese.
Soprattutto di quel popolo minuto che si addensa nelle periferie urbane, oltre che nei mercatini delle grandi città, che è stato perso per strada in questi ultimi anni, consegnandolo alla concorrenza.
Un colpo di genio quello della Bossio, i suoi amici maschi che si contendono la leadership dell’organizzazione, dovrebbero prendere esempio, capire quanto basti poco, magari anche un assorbente femminile, per entrare in sintonia con la gente.
“Sa a quanto è fissata l’Iva su un rasoio da barba? Al 4 per cento. Per gli assorbenti invece è al 22. È un’evidente discriminazione. Per questo la nostra è anche una battaglia di genere” ha affermato orgogliosamente la parlamentare piddina incassando il sostegno bipartisan di Montecitorio, 5Stelle compresi che con un loro rappresentante, Pierpaolo Sileri avevano presentato tempo addietro una proposta dello stesso tipo stoppato dal governo. La sottosegretaria all’Economia, Laura Castelli, infatti affermò “che questa riduzione dell’Iva avrebbe potuto creare delle tensioni con l’Europa”.
Tensioni che, evidentemente, non hanno avuto nessun peso per l’Iva riguardante il tartufo, questa sì al 5% e tutti zitti. Eppure, stando a quanto è stato calcolato, ogni donna nella vita consuma almeno 12mila tampax, per non parlare dei pannolini per neonati, o prodotti di questo tipo che vengono tassati come beni di lusso e non di prima necessità.
Nel confronto con il resto dell’Europa, l’Italia fa certamente una pessima figura, non degna di un paese civilizzato.
In Irlanda e Canada, ad esempio, gli assorbenti non sono tassati, mentre in Scozia sono addirittura distribuiti gratuitamente e in altre nazioni come Spagna, Belgio, Francia e Inghilterra il balzello fiscale è ai minimi.
A dimostrazione che il tema sia molto sentito a tutti i livelli della popolazione la petizione su Change.org che ha raccolto già la bellezza di 170mila adesioni per portare, in questo caso, l’Iva addirittura al 4%.
Chissà se, tra una mozione e l’altra, i competitor per la conquista della segreteria del partito, non trovino il tempo di occuparsi di una questione ‘bassa’ in tutti i sensi provando ad intestarsi una battaglia di civiltà che forse non gli garantirà lo scettro del comando, ma almeno che qualcuno (in questo caso molti/e come abbiamo visto) possa ricordarli come quelli del “tampax di Stato”. E recuperare qualche voto.