

di Peppe Papa
L’ultima volta, il 30 aprile del 2017, quelle vinte da Matteo Renzi con quasi il 70% di consensi sui suoi due avversari, Andrea Orlando e Michele Emiliano, fecero registrare una partecipazione al voto di 1.839.000 persone, circa un milione in meno alle precedenti consultazioni del 2013.
Quest’anno le previsioni, tra le meno pessimiste, tendono ad accreditare un livello di coinvolgimento sotto le sette cifre, ammesso che nel frattempo la campagna affidata a un’agenzia specializzata del due per mille dedicato ai partiti, abbia prodotto i risultati sperati.
Nessuno può prevederlo. Certo, le vicende giudiziare legate alla famiglia Renzi, il ‘gossip rosa’ dei fratelli Zingaretti – uno presidente della Regione Lazio, l’altro commissario Montalbano – oltre l’endorsement dell’odiatissimo ‘baffino’ D’Alema, e l’espressione triste dell’ineffabile Martina, segretario in sospeso come il suo accento montanaro, non aiutano.
Nesssuini può prevederlo. Le vicende legate alla famiglia Renzi, il ‘gossip rosa’ dei fratelli Zingaretti – uno presidente della Regione Lazio, l’altro commissario Montalbano – oltre l’endorsement dell’odiatissimo ‘baffino’ D’Alema, e l’espressione triste dell’ineffabile Martina, segretario in sospeso come il suo accento montanaro, non aiutano.
I ‘negri’ continuano a sbarcare, nonostante la faccia feroce di Salvini che non ha problemi a cavalcare l’argomento con parole d’ordine forti, i Cinquestelle che hanno perso malamente la loro verginità acconciandosi, come previsto, al potere tout court, e un Paese allo sbando con la concreta possibilità di una manovra economica aggiuntiva di quasi 8,5 miliardi alla legge di bilancio, per aggiustare il tiro a una politica finanziaria scellerata d3el governo italiano.
Ma alle primarie farsa, non si può certo rinunciare. Il Pd è pur sempre un ‘contenitore’ elettorale di milioni di sostenitori che ha un suo peso specifico fondamentale nell’agone politico nazionale e non solo. Controllare il partito equivale ad una mezza assicurazione sulla vita e vincere è fondamentale a prescindere dacome andrà a finire alle europee e poi alle successive amministrative del 202o. Pertanto la battaglia è serrata tra le componenti. Boia chi molla!
Intanto, l’entusiasmo tra le truppe scema, impossibile condurre una guerra contro il sovranismo e le politiche nazionaliste del governo giallo-verde a trazione leghista, come sta avvenendo in questi ultimi giorni – docet la difesa di Salvini contro l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti, senza colpo ferire accordata dal M5S – se poi finiscono nel dimenticatoio temi come le trivelle nel Mediterraneo di competenza dell’autorità italiane, le scelte sull’alta velocità sulla Torino-Lione, le incongruenze del reddito di cittadinanza, i disastri provocati dal ‘Decreto sicurezza’ e quello di ‘Dignità’, che i posti di lavoro invece di incrementarli li riduce.
Come non parlare dei diritti e l’autonomia differenziata delle regioni, a tutto vantaggio del nord del Paese, che la gente non capisce e che sarebbe un tema di scontro identitario nel quale, evidentemente, è meglio non immischiarsi.
In sostanza, si naviga a vista, anche se questa è sempre più corta.
Domani è un altro giorno, come sempre, e ognuno va per la sua strada. Nessuna meraviglia, dunque, se poi spunta l’uomo forte che promette di risolvere i problemi come il “mister Wolf” di “Pulp Fictions” di Tarantino. Auguri, al prossimo giro!