Renzi, tutto pronto per lo showdown: Pd nel ‘panico’, ma può gioire
Settembre 16, 2019
EDITORIALE (di Gaetano Piscopo) Pd, dalla fusione a freddo alla scissione a caldo
Settembre 18, 2019

Renzi ‘sale in cattedra’, Salvini e Grillo non ci stanno: il primo lo sfida in piazza, l’altro bolla entrambi come “minchioni narcisisti”

di Peppe Papa

Renzi gli ha rubato la scena e Matteo Salvini ha reagito rabbioso, con la solita retorica da bullo, sfidandolo in piazza per vedere chi ce l’ha più duro, l’argomento su cui si sente più preparato e con il quale ha conquistato molti italiani. Dall’alto, “l’elevato”, Beppe Grillo, preoccupato per l’improvviso cambio di paradigma della politica nazionale imposto dall’azione dell’ex presidente del consiglio che sconquassa il suo piano di rifondare il centrosinistra, bolla entrambi i Matteo con l’epiteto di “minchioni narcisisti”.

L’iniziativa di Renzi, dunque, ha provocato un pandemonio, terremotando il Pd e le certezze dei due capibastone di M5S e Lega. Da questo momento avranno a che fare con lui direttamente, terzo incomodo, senza più l’impiccio di un partito che non lo amava e dopo aver brillantemente sistemato i suoi nel nuovo esecutivo, prima di avviare l’operazione scissione che culminerà nella Leopolda del 18 ottobre. L’evento cui, gioco forza, si è appuntata l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica che rischia di far scivolare in secondo piano l’adunata in piazza voluta dal Capitano il 19 ottobre a Roma, nel secondo giorno della kermesse renziana, per lanciare la controffensiva del suo ‘esercito popolare’. Una coincidenza che ha scatenato gli istinti guerreschi di Salvini che l’ha messa subito sul piano della forza, mostrando la mascella come si faceva un tempo e che a tanti piace.

Noi abbiamo chiesto la piazza più grande di Roma, non una piazzetta, non la leopoldina, che guarda caso si tiene lo stesso giorno – ha annunciato spavaldo nel corso di una diretta su Fb – Qualcuno ha detto che non ce la faremo mai a riempire la piazza. Vediamo”. Poi è partito all’attacco: “Il 19 ottobre ci saranno gli interessati della Leopolda a parlare di scissioni e di nomine, perché in primavera ci saranno le nomine che si spartiranno un po’ tra tutti. Che schifo, io sono felice di non partecipare a questa vergognosa spartizione di Italia che però non è l’Italia vera”.

Quella sta con lui, naturalmente, ed è fatta di “gente comune, sindaci, governatori, amministratori locali, donne e uomini liberi”. “Gli italiani che lavorano, che faticano e costruiscono – ha aggiunto – non si meritavano questa schifezza”. Infine è passato alle offese personali, giusto per rendere l’idea e sentirsi in sintonia con il suo popolo. “Io da Renzi non mi aspetto pudore e dignità – ha ghignato guardando dentro la telecamerina – Lo ha dimostrato in passato. Ha detto ‘Enrico stai sereno’. Poi ha detto: ‘Se perdo il referendum lascio la politica’. E ancora ha detto: ‘Non faccio la scissione’ e poi ‘Mai con i M5s’. Ed ha fatto sempre il contrario. Sciascia come li definiva? Uomini, ominicchi quaqquaraqqua. Fate voi – ha concluso – Ma non mi interessa Renzi. Renzi è il nulla”.

Meno male, chissà cosa sarebbe stato capace di dire se fosse risultato il contrario. Comunque per il senatore tutto grasso che cola in funzione in dell’obiettivo di mantenere viva la centralità della sua azione, soprattutto se a dare una mano interviene anche il comico guru Cinquestelle a dire la sua. Beppe Grillo ha affidato a twetter la sintesi del suo pensiero, come sempre caustico da vecchio topo di palcoscenico: “I due Mattei sono passati entrambi alla minchiata d’impulso, il Paese è instabile e pieno di rancori, non è il momento di dare seguito a dei narcisismi”.

Senti chi parla verrebbe da dire. In tutti i casi una notizia, la mutazione intervenuta nel lessico del comico, da incendiario a responsabile difensore del nuovo ordine appena costituito, è stato un attimo. Al cinguettio ha fatto poi seguire una lettera aperta a Salvini e Renzi nella quale ha provato a dare una lezione politica ai due esuberanti giovanotti invitandoli a darsi una calmata.

In questo momento – ha scritto – c’è una sola onda, con sopra soltanto due surfisti: Conte e Salvini. Il gradimento e l’attenzione degli italiani si sono quasi completamente biforcati su di loro”, ha sentenziato, tanto per far capire al ‘ragazzo di Rignano’ che il suo tentativo di inserirsi è una perdita di tempo. Così come perde tempo lo stesso Salvini, che chiama il “fuggiasco”, al quale non basterà “trasformare ogni valle del Paese in piccola Pontida e tutti i primogeniti d’Italia per le sue deliranti celebrazioni”. La “minchiata l’ha fatta”, ha perso il giro e si rassegni, è inutile “l’escalation di bambini abbracciati e santini, circondato da una variabilmente temibile armata di nervosissimi compatrioti”. L’onda lo sommergerà.

Con l’altro Matteo non è stato meno tenero, accusandolo di essere in astinenza da popolarità e che, sentendosi “ritornare sullo stomaco i popcorn” di cui ha fatto indigestione durante “l’abbuffata di guardonismo politico” che lo stava annientando, si è intestato la battaglia per far cessare lo scontro tra “i due Ercole del gradimento (Conte e Salvini, ndr) con il grave rischio di svegliarci tutti con Pontida capitale”. Una “minchiata” appunto. “Di solito – ha spiegato – prima di fare qualcosa di importante si è presi dai dubbi, si valutano i pro e i contro, si possono vivere anche giorni di tormento interiore, poi ci si esaspera e si fa una minchiata d’impulso – ha concluso – I Mattei sono passati entrambi alla minchiata d’impulso”.

Poco male. La realtà intanto dice che il pallino è ritornato in mano a Renzi che può tenere in vita il governo finché gli aggrada, prendersi tutto il tempo per organizzare il nuovo partito e dare l’assalto finale a Palazzo Chigi, il suo unico vero pensiero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *