

di Peppe Papa
La Leopolda si avvicina e a Mara Carfagna va sempre più stretta Forza Italia, cresce l’insofferenza. Non gli è andata giù l’annunciata partecipazione di Berlusconi alla ‘adunata’ del centrodestra organizzata dalla Lega a Roma sabato prossimo e il tono di sufficienza utilizzato da Salvini nell’apprendere la notizia.
Il leader padano, in una lunga intervista al Foglio, ha liquidato l’argomento, facendo una brusca retromarcia su quanto finora sostenuto in merito al fronte unito, con un semplice “Più gente c’è meglio è. Io non sono mica per escludere nessuno. Sono uno inclusivo”. “In Umbria, è vero, c’è il cosiddetto centrodestra – ha proseguito – però c’è pure la lista civica degli amministratori, c’è una lista civica del presidente, ci sono gli imprenditori. Non si possono proporre le ricette del ’94 agli italiani del 2020. Bisogna guardare avanti con immaginazione e fantasia. Bisogna pensare a candidature nuove”.
Una provocazione insostenibile dal punto di vista della Carfagna che indignata se l’è presa con i ‘vertici’ del partito. “Spero che il quadrumvirato di Forza Italia abbia il coraggio di difendere 25 anni di storia liberale che non possono essere liquidati così” ha scritto su Twitter postando l’estratto dell’intervista a Salvini.
Un messaggio chiaro rivolto ad Antonio Tajani, Annamaria Bernini, Mariastella Gelmini e Sestino Giacomoni, i “prescelti” che compongono il direttorio che gestisce il partito e al quale lei non ha voluto partecipare. Ovviamente, come capita da tempo soprattutto quando si tocca l’argomento alleanze, nessuno ha avuto niente da ridire: dai quattro, zero commenti.
Le distanze aumentano, Berlusconi non riesce più a tenere le briglie e FI sembra destinata a disfarsi definitivamente nella deriva salviniana, quella che lei e molti altri azzurri vogliono evitare anche a costo di clamorosi addii. Continua a smentire di essere interessata alla nuova creatura di Matteo Renzi, anzi l’ex premier lo considera un competitor di quell’area moderata di centro a cui lei stessa guarda. Anche se voci insistenti affermano che è pronta a dare vita a una associazione, una sorta di pensatoio, ma che non sono ancora maturi i tempi per il grande passo.
La manifestazione di sabato e appunto la Leopolda che si tiene nello stesso fine settimana, potrebbero rappresentare il momento delle scelte.
Berlusconi, come già successo del 2015 in un altro comizio unitario, non è escluso che possa essere fischiato dalla piazza rendendo esplicita la poca considerazione come alleato, un fatto insopportabile che avvalorerebbe la necessità di una presa di distanza netta e definitiva, se necessario pure dal partito.
Dalla kermesse renziana, invece, sono attesi segnali incoraggianti, in termini di spazi di rappresentanza da occupare nel nuovo soggetto politico, che giustificherebbero, se non una vera e propria adesione, almeno un’attenzione interessata a considerare una futura collaborazione.
Tra gli azzurri che compongono il fronte che la circonda sono in molti a chiedere che si faccia alla Camera e al Senato un’operazione simile a quella di Matteo Renzi, ovvero che si costituiscano dei gruppi autonomi per poter poi convergere, eventualmente, con Italia viva.
A Montecitorio tra i più attivi nell’invocare una strada diversa da quella di FI ci sono deputati come Polverini, Brunetta, Rotondi. A palazzo Madama i nomi sono quelli di Conzatti, Mallegni, Causin ed almeno altri dieci, in tutto una quarantina di parlamentari.
Dicono che il Cavaliere li abbia contattati uno ad uno per convincerli a non lasciarsi irretire dalle sirene dell’ex segretario Pd, ma con i sondaggi che danno il partito a poco più del 5% è stato difficile frenare le loro intenzioni. “Tocca a Mara” dare il segnale e “si parte”, fuori il coraggio. E’ così che si diventa leader.
1 Comment
Se l’euro ė irreversibile inutile votare Lega. Se non si può abbandonare l’europa, tanto vale stare con Renzi, Gentilini e tutti gli eurofanatici circolanti.