

di Sergio Marrama
La crisi, prima che economica, è patologica, psichiatrica. Ripeto spesso questa frase, probabilmente perché quando superi i cinquant’anni, inizi a dire sempre le stesse cose.
Ma è sufficiente aver seguito, anche solo in superficie, gli eventi sociali ed economici degli ultimi anni per sapere che non ci siamo ancora risollevati dalla crisi iniziata nel 2008, soprattutto qui in Italia.
Ai profondi problemi dell’economia reale, in quella che è considerata una delle peggiori crisi della storia dopo la Grande Depressione del 1929, si è affiancato un nemico ancora peggiore: il panico.
Nonostante i tempi odierni siano diventati sempre più frenetici, gli effetti di questa paura sono assolutamente tangibili oggi, a distanza di undici anni, nella nostra vita di tutti i giorni.
Non è facile determinare con certezza se questa grande recessione è stata causata da una globalizzazione sregolata ed inarrestabile, o dal crollo di un sistema capitalistico, che in una società come quella attuale, di fatto non può rimanere immutato.
Figlio, di questa crisi, rimane il panico.
Probabilmente a volte dimentichiamo questi aspetti, cedendo sotto i colpi del “martello mediatico” che svolge perfettamente le sue funzioni: tra le tante, convincerci che il primo problema in Italia è l’immigrazione.
Ho scelto di raccontare “L’Italia dal basso” per condividere gli anni di esperienza trascorsi al Social Point, centro di informazione e consulenza gratuita e multidisciplinare che abbiamo aperto in un quartiere popolare della nostra città.
Ma non c’è bisogno di recarsi in un quartiere di questo tipo per riscontrare quanto affermo, per conoscere i frutti del panico.
Provate a mettere piede in un tabaccaio. Nella maggior parte di questi esercizi l’ambiente è oramai diviso in due settori. Da una parte, la normale rivendita di sigari e sigarette, caramelle ed altro. Dall’altra, quella che io chiamo la “zona dei morti giocanti”.
Persone quasi sempre di mezza età che, muovendosi in modo stralunato, formano vere e proprie comitive di sbandati, assolutamente schiavizzate dalla dipendenza dal lotto, o dai vari “gratta e vinci” e macchinette mangia soldi.
In perfetta conformità con il nostro detto popolare per cui “chi DI SPERAnza campa, DISPERAto muore”, dilapidano quel poco, nella stragrande maggioranza dei casi, che hanno.
“Gioca senza esagerare”, “Gioca responsabile”, “Il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica“, quanto sono ambigue queste frasi?
Quando è che ho “esagerato” giocando, o sono stato “irresponsabile” Probabilmente già dalla prima volta che ho giocato!
E’ fuor di dubbio che Napoli è sempre stata una città in cui la tradizione del gioco è molto radicata: la prima vera estrazione è avvenuta qui nel lontano 1682. Ma la situazione attuale è drammatica, soprattutto in considerazione di quanto lo Stato mette in preventivo di incassare da tutte le attività del gioco di azzardo.
La società, e quindi la politica, devono cominciare a prendere atto seriamente di questa realtà, triste combinazione di reddito di cittadinanza ed arte di arrangiarsi.
Personalmente sono rimasto molto colpito quando, solo un anno fa, la maggior parte delle regioni del Centro-Sud hanno dato il 32% del risultato nazionale al Movimento Cinque Stelle: l’ho considerato un grido di aiuto, e non credo di essere stato il solo.
Ma è assolutamente chiaro che la maggioranza di coloro che hanno dato fiducia al M5S è rimasta profondamente delusa. E’ arrivato quindi il momento di dare una risposta seria, professionale e competente a questa richiesta.
Sbloccando i lavori pubblici, rimettendo in moto l’economia, facendo nuovamente circolare il denaro.
E togliendo la gestione della nostra Repubblica dalle mani di politici improvvisati.