

di Peppe Papa
Il Cavaliere ormai dà i numeri, la vecchiaia sta facendo brutti scherzi, più che parlare biascica, la lucidità dei tempi migliori è solo un ricordo e come a quegli anziani un po’ andati con la testa gli si perdona tutto, derubricando le loro esternazioni a innocui deliri senili da commiserare senza dargli molto peso.
Così, il 13 ottobre scorso, nel corso del convegno “Idee Italia”, organizzato a Milano al Palazzo delle stelline, da Maria Stella Gelmini, nessuno ha preso in considerazione le sue parole sul tema migranti, tanto da essere ignorate da giornali e siti web che non è hanno dato risalto se non, pur senza clamore, solo verso metà novembre.
“Soltanto un Occidente unito e forte, anche nuclearmente forte – ha detto il presidente di FI – con gli arsenali nucleari degli Stati Uniti, di Russia, Inghilterra e Francia, potrebbe costituire un deterrente che potrebbe evitare un’immigrazione di massa da parte degli africani verso l’Europa. Sono un miliardo e mezzo e potrebbero diventare nei prossimi vent’anni due miliardi e mezzo”.
Certo, non è proprio come dire bombardiamoli, ma la soluzione migliore sarebbe quella anche se declinata in forma di deterrenza. Una stupidaggine direte, perché ammesso di trovare un pazzo disposto a schiacciare il bottone rosso per eliminare dal pianeta un intero continente e risolvere la questione dell’esodo, ancora più complicato sarebbe mettere insieme per il ‘nobile’ fine le potenze nucleari di mezzo mondo che già di loro non si sopportano affatto.
E’ triste vedere un uomo di potere avviarsi al declino in questo modo e si capisce il perché la sua creatura politica si stia congedando dalla scena pubblica con un funerale mesto e patetico della propria rappresentanza.
La corte dei miracoli che lo ha accompagnato per più di un quarto di secolo nella cavalcata alla conquista delle istituzioni del Paese e alla mutazione antropologica del suo popolo, si sta sbriciolando sempre più rapidamente senza possibilità di porvi rimedio.
Del suo vecchio pacchetto di mischia, Gianni Letta, Fedele Confalonieri, hanno da tempo deposto le armi, l’ex portavoce Paolo Bonaiuti è passato a miglior vita, Marcello Dell’Utri si è fatto la galera e ancora per lui non è finita. Mentre i figli, soprattutto Marina, lo hanno praticamente interdetto dagli affari di famiglia e imposto un brusco ridimensionamento alle sue velleità politiche concedendogli solo, come canto del cigno, un ultimo e comodo scranno a Strasburgo.
Intanto, anche la giovane compagna, Francesca Pascale ha cominciato a pensare al futuro e, dismessi i panni da gerovital del maturo signore, prova a dimostrare di avere un cervello sveglio e una propria personale visione della vita, oltre idee per ritagliarsi un ruolo autonomo nell’agone politico. Prima mettendo becco nelle controversie del partito, poi schierandosi a favore dei diritti civili fino all’adesione convinta ai temi cari alle piazze delle Sardine, compresa “Bella ciao”.
Il resto è un esercito in rotta, generali con le valige in mano, alcuni hanno già salutato, mentre il suo ‘popolo’, quello una volta osannante, lo ha abbandonato nelle urne e disorientato procede senza meta.
Siamo insomma al de profundis, il sipario sta per calare. Lunga vita al Cavaliere, sia chiaro, ma il tempo è tiranno e anche il più vigoroso dei guerrieri prima o poi è costretto ad appendere la spada al chiodo. Senza rimpianti, così è la vita.