

Un mese di manifestazioni di piazza con il movimento delle Sardine non ha inciso sui sondaggi e sugli orientamenti elettorali degli italiani, ma ha solo riportato in piazza un popolo spronato dalla percezione di segnali di minaccia alla democrazia
di Gaetano Piscopo
Migliaia di persone in tutte le piazze italiane, un raduno nazionale a Roma e la decisione di trasformare questa larga partecipazione in proposte politiche. Dopo un incontro degli organizzatori a margine della manifestazione capitolina la proposta più immediata e semplice è stata la richiesta di abolizione del decreto sicurezza di Salvini. Un modo per caratterizzare ancor di più un movimento che diventa identitario e si unisce contro il Capitano.
In giro per queste piazze sono pochi gli elementi unificanti, seppure forti e valoriali; invece tante le differenze e le visioni. Tra i partecipanti convivono diverse posizioni e sensibilità rispetto alle tematiche attuali come la riforma della giustizia, la riforma elettorale, le crisi industriali, le infrastrutture.
Insomma antifascismo, democrazia e libertà sintetizzati nel canto di “Bella Ciao” possono sicuramente rappresentare la voglia di una maggiore partecipazione anche per quanti negli ultimi anni hanno rinunciato ad esprimersi ritirandosi nel loro privato e spesso abdicando al voto.
Basta tutto questo per costruire una alternativa e invertire un trend inesorabile di crescita di consensi del centro destra?
Ahimè gli esempi oltre i confini non sono confortanti se in Gran Bretagna si rafforzano i conservatori con un Boris Jhonson il cui profilo e personalità farebbe rabbrividire la stessa Margaret Thatcher , massima espressione dei conservatori inglesi del secolo scorso.
Contro di lui i laburisti non hanno saputo contrapporre né un leader all’altezza, con un Jeremy Corbyn espressione di una sinistra anacronistica, né avere una posizione chiara sulla Brexit e sull’Europa. Anche qui una sinistra perdente dopo l’abbandono della terza via, quella progressista e social liberale della stagione di Tony Blair.
Anche la sinistra italiana è attraversata da questa crisi di prospettiva con un Partito Democratico del dopo Renzi che ritorna su posizioni socialdemocratiche, rinunciando a rappresentare le istanze del riformismo liberale e di una vasta area politica moderata che stenta a riconoscersi nell’attuale centro destra.
Il travaso di consenso dai penta stellati alla destra sovranista e populista dimostra l’incapacità della sinistra nostrana di interpretare nel modo giusto i sentimenti e le aspettative degli italiani.
Il movimento delle Sardine è anche la risposta alla incapacità della sinistra di fornire risposte adeguate. Il successo di partecipazione, però sta seminando nuove velleità. Trasformare il Movimento in nuovo soggetto politico.
Come se non fosse stato già evidente il fallimento rappresentato dall’esperienza dei 5 Stelle che proprio quando hanno portato il loro movimento ad essere un partito di governo hanno messo in evidenza tutte le loro contraddizioni nel tenere insieme sensibilità ed esperienze diverse e l’inadeguatezza di una nuova classe dirigente improvvisata.
Se le Sardine vogliono lasciare traccia della loro esistenza, invece che sognare una propria sintesi politica avveniristica, devono richiedere con forza ai partiti di sinistra di proporre le migliori soluzioni di governo del Paese con una classe dirigente all’altezza del difficile compito di proiettare l’Italia verso la democrazia, il progresso e la modernità.
Sarà meglio rinunciare a nuove pericolose avventure e pretendere che la politica assuma una rinnovata centralità, recuperando il suo naturale senso etico e civile, per superare una perenne conflittualità amplificata da un distorto utilizzo dei mass media. Speriamo, intanto, che i cittadini non si trasformino da sudditi a giustizieri.