

di Giuseppe Longo
Saltato ogni schema, oggi la classe politica è divisa in due ideali schieramenti che si caratterizzano non per la differente appartenenza o schieramento, ma secondo un nuovo criterio che pone da una parte coloro che hanno responsabilità di governo, sia esso nazionale che locale, e dall’altra tutti gli altri che in maniera più o meno voluta si sono eclissati sparendo miseramente.
È uno spietato pensiero, ma credo che questa emergenza, quando sarà finita, avrà provocato una selezione e una riduzione dei nostri sedicenti politici più risolutiva e decisa che non qualsiasi referendum costituzionale.
E’ innegabile che l’emergenza abbia determinato una compressione drastica dello stato di diritto e di conseguenza delle nostre libertà, instaurando di fatto uno dei periodi più tragici della nostra democrazia, nel quale ogni scelta è ispirata a principi puramente draconiani al quale, però è corrisposta una collettiva assunzione di responsabilità ove si assiste quotidianamente ad un ideale baratto tra la nostra vita libera in cambio della libertà di continuare a vivere.
Non altrettanto ha fatto la politica
Non una voce di autocritica si è levata in questi giorni, un dovuto gesto di scusa, singolo o collettivo per ciò che dissennatamente è stato creato in questi anni, ma al contrario si è scaricato sui cittadini e sulle loro libertà l’impossibilità a far fronte allo stato di emergenza che si è creato, dimenticando che in realtà la vera emergenza è sempre stata il sistema Italia
Chi ha volutamente depauperato la sanità pubblica riducendola ai minimi termini, accorpando ospedali, costruendone di nuovi senza mai aprirli?
Chi ha distrutto la scuola pubblica, ridotta a mero orpello di una nazione che ha visto riforme nel settore scolastico in numero pari ai ministri che si sono succeduti e che ha completamente dimenticato che le riforme dovevano seguire non solo i programmi, ma anche e soprattutto l’evoluzione informatica?
Chi ha reso la nostra economia fragile , impaurita, incapace di fronteggiare una situazione che seppur imprevedibile, avrebbe potuto avere reazioni meno scomposte e soprattutto soddisfacenti per tutti?
La dittatura dell’effimero, secondo una indovinata intuizione di Bauman, che ha governato il mondo politico attento più alla forma comunicativa e alla divulgazione di pensieri omologati che alla sostanza dei problemi, ostaggio nel recinto di un perenne stato di campagna elettorale, è stata sovvertita e rovesciata, come in una ideale presa del Palazzo d’Inverno, dalla rivoluzione dei singoli dal senso dello Stato e della appartenenza allo stesso, avulso da ogni ideologia o affinità politica al governante di turno.
E’ forse vero che si è trattato di una dittatura che in questi anni ha permeato di sé tutto il nostro esistere e che ha inevitabilmente “contagiato” anche l’azione politica.
Come scriveva Bauman “Il nostro mondo moderno possiamo dire ‘liquido’ ci ha indotto a vivere in un perpetuo e traforato presente in cui tutto è stato affidato alla esperienza del momento accompagnato dallo svuotamento dei criteri di rilevanza che fanno distinguere l’essenziale dal superfluo, il durevole dalla effimero“.
Ciò finché il perimetro delle nostre esistenze non è stato travolto da un nuovo regolatore di priorità, che ha messo in secondo piano tutto quello che era sino a ieri ritenuto fondamentale.
In questo vivere, nel quale ciò che sembrava impossibile diventa possibile, ciò che appariva immaginario si trasforma in realtà, anche le questioni politiche hanno subito uno stravolgimento impensabile facendo sì che accadimenti del passato, visti con gli occhi di oggi, assumono e riacquistano il loro vero valore.
L’Emilia Romagna, cessato il ruolo – mai voluto – di crocevia del nostro futuro nazionale è tornata ad essere una semplice regione che come le altre combatte contro le emergenze del virus.
La “prescrizione”, della quale ormai non si sente più parlare, è stata di fatto superata dalla chiusura dei tribunali e dalla sospensione sine die di gran parte delle udienze
E lo stesso referendum, in un parlamento che ormai rappresenta il luogo del non essere, potere legislativo di uno stato nel quale le decisioni sono adottate da un nucleo di poche persone a dimostrazione che non è il numero dei parlamentari a fare la differenza ma la loro qualità, sarà sostituito da un darwinismo politico che inevitabilmente esploderà nell’era post virus.
Sì potrebbe facilmente obiettare che si vive la realtà quotidiana e che quindi ogni era ed ogni momento ha la sua gradazione di valori. Ma è anche vero che ogni rivoluzione, pacifica o no, promossa o subita, determina fatalmente un capovolgimento di quella che è, per ogni uomo/cittadino, la gerarchia dei valori per cui ciò che appartiene al passato spesso rimane solo un fievole ricordo.
Non sappiamo cosa sarà il futuro e che mondo troveremo usciti dai nostri rifugi di guerra, ma una cosa è certa. Tutti faremo la nostra parte sino in fondo, accetteremo ulteriori limitazioni, vedremo i nostri cari non superare l’emergenza, ma quando sarà tutto passato balleremo sulle macerie della dittatura dell’effimero.