

Antonio Bassolino e Marco Sarracino
di Peppe Papa
E’ stato chiaro il segretario metropolitano del Pd, Marco Sarracino aprendo la direzione del partito provinciale ieri nel capoluogo: “Noi abbiamo vinto, è innegabile e non vogliano sprecare la fiducia che ci è stata accordata. Abbiamo in mente un percorso di pari dignità con tutti quelli che vogliono starci”.
E poi, per essere più chiaro, ha aggiunto che non c’è scelta tra il “continuare nel percorso di allargamento del campo”, o presentarsi in “totale solitudine”, schierandosi apertamente per la prima ipotesi. “Io credo che il Pd – ha detto – debba offrire una proposta in linea con l’accordo di governo, un grande campo anti sovranista in forte discontinuità con questa amministrazione”.
In mancanza di idee, meglio andare sul sicuro e affidarsi alle indicazioni romane, mettendo sul piatto la rinuncia alle primarie e l’individuazione politica di un candidato comune con gli alleati.
Perché è ovvio che “quando si allarga il campo poi non si può decidere in autonomia il metodo” ha evidenziato Sarracino. “La mia idea – ha spiegato – è quella di non passare i prossimi mesi a discutere se dobbiamo fare le primarie o no”.
Dunque, massima disponibilità a discutere, tocca agli altri il prossimo passo, intanto ha annunciato gli “Stati generali della città” in vista delle comunali 2021 che si terranno a novembre e per quel tempo si attendono risposte. Soprattutto dal M5S che dovrà sciogliere le sue riserve.
Tutto dipenderà dalla guerra cruenta che si sta svolgendo nella Capitale tra parlamentari e big del Movimento per il controllo di quello che una volta era un “non-partito”.
Se prevarrà, come sembra, la linea governista di Di Maio e Conte con la benedizione di Grillo, non ci saranno problemi, l’accordo si farà, come è già successo a Pomigliano d’Arco, a Giugliano e in altri comuni della Campania oltre che del resto d’Italia.
Con queste premesse, la speranza di Antonio Bassolino che si potesse aprire uno spiraglio tale da potersi giocare una chance per la candidatura con l’appoggio, o almeno senza l’ostilità dei Dem, appare una evenienza remota.
L’ex governatore, il sindaco del “Rinascimento napoletano”, deve rassegnarsi. Sarà costretto a fare da solo se proprio ci tiene a concludere la sua lunga parabola al servizio delle istituzioni a Palazzo San Giacomo, dove ha vissuto i migliori anni della sua carriera politica.
Non sembra abbia altra opzione che lanciarsi in campo aperto e verificare se l’enorme popolarità di cui gode, attestata con insistenza sia sui social, sia per le strade cittadine che ama percorrere a piedi compiaciuto, si trasformi in voti. Utili almeno per arrivare al ballottaggio.
Un pensiero che insegue da tempo, maturato appena dopo lo smacco subito nel 2016 alle primarie “truffa” per la corsa a sindaco e il successivo tentativo di rientrare in gioco attraverso i ‘vecchi compagni’ di LeU ricevendone solo porte in faccia.
“Si è stato un errore”, spiegò in un post su Fb ai primi del 2017, ad una sostenitrice (Maria Cusati) che lo aveva sollecitato a dare una “risposta sincera” alla domanda se si sentisse in colpa a non aver dato vita ad una lista propria.
“Cara Maria – scrisse – penso che avrei dovuto promuovere subito una lista civica, appena annunciai ‘mi candido’, e dunque senza passare per le primarie farlocche”. Dare seguito alla convinzione di poter vincere, quello che l’istinto di animale politico gli suggeriva.
“Potevo farcela nelle elezioni vere, grazie al voto trasversale di tante persone – ammise – Ma mi illusi di dare una mano anche al Pd, che era in acque difficili”. Come adesso, più o meno, nonostante l’effimero successo delle ultime regionali dove il partito ha recuperato una parte del voto perso a favore dei grillini nelle precedenti consultazioni.
Un risultato che non garantisce l’ambizione di ritornare alla guida della città tanto da spingere in maniera imbarazzante alla costruzione di una alleanza con i grillini, costi quel che costi.
Consapevoli che, in tal caso, difficilmente potranno avere come compagni di viaggio quelli di Italia Viva (“mai con i Cinquestelle” ha sentenziato Renzi) e gli ‘uomini’ del presidente De Luca, per niente disposto a farsi mettere il cappello in testa.
Dunque, fronte diviso ancor prima di partire e tempo che scorre veloce, condizione ideale per piazzare la zampata del ‘vecchio leone’. Bassolino, insomma, ne potrebbe approfittare.
Ricompattando intorno a se il cittadino comune che ancora lo chiama sindaco, il popolo dei mercatini rionali che frequenta regolarmente, dei padri di famiglia che stentano ad arrivare a fine mese, oltre alla vecchia base operaia di cui è stato sempre riferimento, l’intellighenzia cittadina che dopo di lui si è ritirata a via privata e la migliore borghesia napoletana, rimasta inerme ad assistere alla lenta deriva della città verso l’abisso.
C’è da giurare che l’iniziativa creerebbe scompiglio nel fronte del centrosinistra, un impiccio di non poco conto e inaspettato. Anche in considerazione del fatto che il personaggio potrebbe rappresentare una valida alternativa per un’ampia fascia di elettori moderati di centrodestra da tempo in cerca di un riferimento credibile cui affidare la propria rappresentanza.
Potrebbe essere un’idea, se non altro per provare ad evitare, nonostante Bassolino non sia proprio il nuovo che avanza, altri cinque anni di incubo amministrativo. Staremo a vedere.