

di Peppe Papa
Il Dpcm di Conte che ha inasprito le restrizioni evitando per il momento il lockdown totale, pur se atteso, è risultato come il classico coperchio saltato di una pentola a pressione. Piazze in subbuglio in tutta Italia e maggioranza di governo dilaniata, incapace ormai di nascondere le proprie divisioni, ma con un unico nemico comune, Renzi.
Diventato suo malgrado una sorta di capro espiatorio su cui scaricare il maleficio di una pandemia che proprio non molla la presa. La sua colpa, questa volta, quella di avere chiesto apertamente al premier di rivedere il decreto relativamente alla decisione di chiudere scuole, cinema e teatri e limitare l’attività di bar e ristoranti alle 18.
Lui, leader di un partito che sostiene l’esecutivo non se lo può permettere.
Zingaretti lo ha definito “irresponsabile”, durante la direzione Pd dell’altro giorno, sottintendendo che sia proprio Renzi l’indiziato principale di quel “qualcuno che vuole fare cadere il governo”. Che è poi l’ipotesi che gira con più insistenza al Nazareno accreditando l’intenzione del senatore di Iv di dar vita a un nuovo esecutivo, anche un Conte ter, per entrarci in prima persona.
Nel frattempo Pd e M5S se le stanno dando di santa ragione. I grillini contro il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli accusata di non essere stata capace di mettere a punto un piano di rafforzamento dei mezzi pubblici, il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora e quello del Mibac, Dario Franceschini venuti quasi alle mani nella lunga notte del varo del decreto contestato.
Tensione alle stelle, anche, al ministero dell’Economia dove per “colpa di Renzi che fa il fenomeno”, potrebbero essere costretti a rifare tutti i conti per i ristori alle attività colpite dal provvedimento da erogare, come promesso, entro il 15 novembre. Un bel guaio se dovesse succedere.
Intanto, come dicevamo, la protesta dilaga in tutto il Paese con la destra, di piazza e di governo, che soffia sul fuoco cercando di approfittare delle difficoltà della maggioranza.
Vorrebbero le elezioni al più presto, anche se sono coscienti della velleità della richiesta, e per il momento si accontentano di aggiungere confusione alla confusione sperando di lucrare consensi tra il popolo smarrito.
Dal Dpcm sarebbe stato ragionevole aspettarsi, ancor prima di ulteriori restrizioni ad alcune attività economiche, interventi in materia di tamponi, laboratori, di personale sanitario, servizi medici domiciliari, oltre che potenziamento di autobus e metropolitane, invece niente.
Servivano e servono tanti soldi per far fronte all’emergenza sanitaria, quelli del Mes che da mesi si potevano prendere in prestito ‘gratis’ da Bruxelles, sono stati colpevolmente ignorati.
I Cinquestelle non vogliono, Conte si è adeguato mentre il Pd continua a provare inutilmente a scardinare le resistenze degli alleati i quali, in attesa dei loro stati generali, non vogliono neanche sentirne parlare. Una brutta storia davvero, sulla quale, Renzi e i suoi, battagliano con veemenza.
Certo non è bello comportarsi da battitore libero quando si condividono responsabilità di governo comuni. Un atteggiamento stigmatizzato duramente da Zingaretti al quale l’ex premier ha replicato con altrettanta fermezza. “Siamo in maggioranza – ha affermato – ma non siamo mai stati e mai saremo ‘Yes Man’. I decreti vanno adottati su base scientifica, non su emozioni passeggere. La situazione sanitaria è seria: la politica deve essere all’altezza”.
Nel frattempo due deputati di Iv, Camillo D’Alessandro e Vito De Filippo, hanno dato vita ad un intergruppo parlamentare Camera-Senato dal nome emblematico “Mes Subito” al quale hanno aderito tra gli altri Renato Brunetta di Fi, Trizzino dei 5Stelle insieme a ex parlamentari grillini, Maurizio Lupi e Riccardo Magi del Misto, oltre ad Andrea Orlando il vice proprio del segretario Pd.
Zingaretti pare non l’abbia presa bene, la vicenda è passata ‘sotto silenzio’, ma non per questo si è detto disposto, ancora per molto, a portare da solo la croce nel tentativo di tenere insieme il governo e il partito.
Insomma, l’incidente è dietro l’angolo e può scoppiare da un momento all’altro, soprattutto se la situazione socio-sanitaria dovesse precipitare. Cosa che tutti, ovviamente, ci auguriamo non accada.