

di Maria Rosaria Forni
In molte scuole superiori si prevedono lezioni in presenza alternate a quelle online, anche a causa della mancanza di spazi adeguati a garantire per tutti il necessario distanziamento.
Gli spazi innanzitutto non dovrebbero essere fissi, ma modulabili, a seconda delle esigenze della lezione che si andrà a svolgere.
Fare scuola a distanza non significa necessariamente replicare quello che si fa in presenza: partendo dal presupposto che l’attività in classe è fondamentale per rafforzare le competenze e le relazioni umane, va sottolineato che una corretta didattica digitale integrata dovrebbe articolarsi in due fasi:
1) una dedicata all’apprendimento individuale (senza collegamento diretto con il docente) ed alla ricerca;
2) una realmente online, in cui l’insegnante ricrea la relazione con la classe, accompagna e guida l’apprendimento, restituisce il lavoro svolto dai ragazzi e risponde ai loro dubbi.
L’innovazione della didattica deve necessariamente partire dall’infrastruttura, sia fisica che virtuale.
Alla luce dell’attuazione della didattica mista, andrebbe rivisto anche il ruolo dei testi, lavorando sulle edizioni digitali (da consultare al computer) e su dispense stampate dal docente, volta per volta, in base agli argomenti effettivamente affrontati. Nulla di troppo nuovo, in realtà, perché l’autoproduzione dei contenuti è una tradizione della scuola “innovativa” che risale agli anni ’50, ma che, purtroppo, non è così diffusa.
Per minimizzare il distacco della didattica a distanza da quella in presenza sarebbe opportuno predisporre anche a casa una postazione dedicata allo studio (onde evitare distrazioni di ogni genere..).
Il presupposto per far sì che l’innovazione della scuola abbia successo è quello di eliminare, il più possibile, le differenze sociali.
Ad esempio, per risolvere il problema della dotazione tecnologica, che non tutti possono permettersi, si potrebbe pensare a dismettere le aule computer d’istituto per revisionare i PC e dar loro una seconda vita nelle mani degli studenti più bisognosi.
Sono tante le sfide che attendono la scuola nei prossimi mesi: su tutte quella di portare a compimento la svolta digitale avviata all’inizio del lockdown, con il passaggio dalla didattica tradizionale a quella – in molti contesti una novità assoluta – a distanza. L’importante non è tornare alla normalità, ma costruire una normalità migliore.