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M5S, il gruppo alla Camera cambia lo statuto e fa fuori Rousseau

Mentre a Milano la Procura indaga su Rousseau, la faida interna al M5S, in vista degli stati generali in programma nel week end della prossima settimana (14 e 15 novembre), si arricchisce di un nuovo elemento di tensione destinato a rendere ancora più incandescente l’appuntamento.

di Peppe Papa

La faida interna al M5S, in vista degli stati generali in programma nel week end della prossima settimana (14 e 15 novembre), si arricchisce di un nuovo elemento di tensione destinato a rendere ancora più incandescente l’appuntamento.

In questi giorni, infatti, all’interno dei Cinquestelle alla Camera, sta facendo discutere la modifica del nuovo statuto del gruppo di Montecitorio, che sarà messa ai voti tra questa sera e giovedì.

A infuocare gli animi una modifica importante, se non proprio una sconfessione, di uno dei miti fondanti del Movimento, quel “uno vale uno” su cui la retorica pentastellata ha costruito le sue fortune. Nella nuova versione del regolamento, il voto degli iscritti non sarà più vincolante per le decisioni del gruppo.

In poche parole i parlamentari faranno da soli senza l’obbligo di doversi attenere alle indicazioni provenienti dalla base come stabilito nella precedente versione dello statuto.

Ciascun deputato dovrà attenersi, oltre che al programma, “agli indirizzi deliberati dall’Assemblea del Gruppo e alle indicazioni degli Organi del Gruppo” e terrà solo “conto” degli “orientamenti e indicazioni espresse dagli iscritti M5S”.

Una bella botta per l’ala movimentista capeggiata da Alessandro Di Battista. La seconda e più dura, dopo quella incassata l’altro giorno a proposito della sua richiesta di rinvio del ‘congresso’ causa pandemia, nemmeno presa in considerazione dalla maggioranza, che rappresenta la chiara volontà di chiudere i conti con il passato di cui lui e la truppa di peones che lo segue si fanno interpreti.

Tra i parlamentari fedeli, naturalmente, è montata veemente la protesta puntando il dito contro la scelta di indire “un voto-lampo” sul nuovo statuto: “Si tratta di un vero e proprio blitz – ha denunciato un deputato – avevamo chiesto una riflessione più approfondita perché con la nuova versione dello statuto si toglie potere agli iscritti. E’ stato un colpo basso”.

Decisamente sì, un colpo basso, reso ancora più pesante dalla decisione di aggiungere un altro tassello all’azione di accompagnamento alla porta di Casaleggio jr.

Nella nuova versione dello statuto, sparisce ogni riferimento a Rousseau e vengono introdotte modalità più veloci per eleggere il direttivo, grazie al ballottaggio fra i due candidati presidenti che al primo scrutinio hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Una decisione ostile e senza alcun riguardo per il figlio del fondatore e guru del Movimento, Gianroberto che si deve difendere dall’offensiva anche dal punto di vista giudiziario.

Si dà il caso che la Procura di Milano, da quanto si apprende dall’Adnkronos, stia indagando sulla vicenda dei 119.800 euro trasferiti dal ‘Comitato eventi nazionali’, già ‘Comitato Italia 5 Stelle’, che organizzò la festa di ‘Italia 5 Stelle’ a Rimini nel 2017, all’Associazione Rousseau.

Una brutta storia di soldi questa della devoluzione delle giacenze a Rousseau, abolita davanti a un notaio dopo le proteste degli eletti, che la dice lunga sul braccio di ferro tra lo stato maggiore del Movimento e Davide Casaleggio che non potrà non risolversi che in un divorzio. La strada è tracciata, meno di due settimane e sapremo.

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