

di Peppe Papa
De Luca contro tutti e alla fine, come era prevedibile, è stato impallinato. La Campania è passata in zona rossa e lui indicato come unico responsabile dell’emergenza sanitaria causa Covid in cui è precipitata la regione, degli ospedali strapieni, delle morti in corsia, della medicina di base in grave affanno, delle bombole di ossigeno che non si trovano.
Nessuna colpa del governo, né di De Magistris, sindaco della città focolaio, che fin dall’inizio della pandemia non ha mai mosso un dito per dare una mano preferendo passare da una televisione all’altra, inspiegabilmente invitato, a sentenziare sul nulla, né di gran parte della stampa mainstream preoccupata ad alimentare il sensazionalismo per vendere qualche copia in più o accrescere i click sulle proprie piattaforme online.
Se l’è cercata il governatore, troppa sicumera dopo la vittoria plebiscitaria alle elezioni con il 70% dei voti conquistata soprattutto con la gestione della prima ondata del virus. Troppa supponenza nell’autocelebrazione di sé stesso pronto bacchettare premier, ministri, sottosegretari e i suoi oppositori considerati, nel migliore dei casi, come idioti e incapaci.
Avrebbe dovuto capire che tirare troppo la corda, pur confortato da solidi motivi di opportunità e fidando inconsiderevolmente sulla popolarità acquisita, gli sarebbe costato l’isolamento e la repentina trasformazione in capro espiatorio di una situazione che si stava andando via via sempre più aggravando.
Eppure non erano mancati i segnali, la rivolta scoppiata appena aveva annunciato di voler chiudere tutto chiedendo al governo di proclamare il lockdown, aveva il sapore dell’avvertimento. La repentina marcia indietro e l’inizio del rimpallo di responsabilità con l’esecutivo centrale ne hanno poi incrinato il carisma, indebolendone l’immagine agli occhi di tanti che lo avevano eletto a loro Masaniello.
Doveva, insomma, aspettarselo che sarebbe finita così: dalle stelle alle stalle. L’ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, entrerà in vigore a partire da domenica 15 novembre e nuovamente sono ricominciate le proteste. Una folla si è radunata in serata a piazza Plebiscito e sotto il palazzo della Regione, al momento sembra pacifica, anche se il clima è teso. Inevitabile che il loro interlocutore sia De Luca, da lui pretendono ‘chiarimenti’.
Per il momento il presidente si è limitato a denunciare a sua difesa “atti di sciacallaggio” e “strumentalizzazioni in qualche caso indegne”, chiamando in causa per l’ennesima volta il sindaco partenopeo il quale, “pur di farsi pubblicità, continua a sporcare l’immagine di Napoli e della Campania”.
Poi ha attaccato il governo, i ministri Spadafora, Di Maio e anche Roberto Saviano, avendone una per tutti.
Nel corso della sua consueta diretta Facebook del venerdì ha auspicato la fine dell’esecutivo, “ho detto a qualche esponente del Pd che se bisogna stare al governo con questi personaggi, per quel che mi riguarda, sarebbe meglio mandarlo a casa”.
“Non è tollerabile – ha aggiunto De Luca – nessun rapporto di collaborazione quando vi sono nel governo ministri alla Spadafora, che ha raccontato bestialità non più di una settimana fa o questo signore, Di Maio, che ho sfidato a un dibattito pubblico dove, come e quando vuole, però in diretta tv. Spero non faccia il coniglio come nei quattro anni precedenti”.
Quindi è passato a Saviano, ma senza citarlo direttamente. “Rivolgo l’invito a un dibattito pubblico anche qualche camorrologo di professione ormai milionario – ha detto – che però continua non solo a vestirsi come un carrettiere perché fa tendenza, ma pure a parlare di cose di cui non capisce niente”.
Tutto bene, d’accordo, ma intanto la piazza ribolle, al Plebiscito, fin dal tardo pomeriggio, sono iniziati a confluire cittadini, lavoratori, imprenditori, mentre a Santa Lucia si è radunato un folto numero di ambulanti. “Siamo diventati zona rossa, adesso ci dovete aiutare” questa la parola d’ordine, ora “si deve prendere ai ricchi per dare ai poveri”.
Difficile che a gente così arrabbiata possa bastare l’invettiva a effetto contro chi gli impedisce di governare per inettitudine da parte del governatore. E’ lui il primo da cui si aspettano provvedimenti, lo hanno eletto apposta. Napoli è una città complicata, ci vuole poco a ‘fare la fine di Masaniello’
1 Comment
De Luca supererà pure questa, per la disperazione dei pennivendoli rancorosi, nostalgici di un passato che non tornerà più.