

di Maria Rosaria Forni
La Dad dovrebbe contribuire, attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali, a creare maggiore coinvolgimento degli studenti, facendo sviluppare una differente prospettiva e diversi punti di vista sulla scuola da parte di tutti gli stakeholders.
Uno dei motivi per cui centinaia di genitori sono perplessi riguardo alla Dad è che l’approccio più seguito è sempre e solo uno, ovvero il docente parla da remoto e lo studente lo ascolta. Ciò perché, per lo più, siamo abituati ad intendere l’insegnamento come un momento dedicato alla mera spiegazione ed alla conseguente attività di verifica di quanto appreso.
In primavera gli studenti, nella gran parte dei casi, non hanno fatto altro che ascoltare ,ascoltare attraverso un pc.
Prima di tutto vanno formati capillarmente i docenti sulle nuove tecnologie, per far sì che gli studenti, utilizzando gli strumenti della rete, non imparino solo la lezione su Leopardi o su Napoleone…
Il momento della spiegazione da parte del docente è solo una fase del rapporto educativo ma, grazie a tutte le attività che si possono aggiungere ad essa grazie alle nuove tecnologie, gli studenti acquisiscono una serie di soft skills che potranno essere loro utilissime in futuro.
Possono, ad esempio, capire quali sono i siti affidabili e quelli non affidabili, imparare a fare ricerche on line, a leggere i giornali, a sviluppare capacità di leadership lavorando in gruppo, imparare a comunicare in maniera efficace, a fare progetti, a realizzare siti web e a governare gli strumenti digitali per agganciarsi in maniera più efficace a sfide che li preparino a future attività lavorative. E non è poco!
Lo studente non deve stare 6 ore davanti al pc ad ascoltare le lezioni. Può ascoltare l’esposizione della lezione per 2 ore, poi dedicarsi ad un progetto, poi lavorare in team con i compagni di classe. Il tutto sempre con il docente come guida e facilitatore.
Soprattutto durante la prima ondata del virus, i docenti sono stati criticati per “essere indietro” e non al passo coi tempi, ma non bisogna generalizzare.
Come attestano le stime di WeSchool – una delle piattaforme suggerite dal Ministero dell’Istruzione, l’unica italiana, per la didattica a distanza – il 20% dei docenti era super digitale già prima della pandemia, il 40% sapeva usare il digitale ma non era cosi esperto ed un altro 40% era convinto che il digitale facesse male alla didattica.
L’utilità di questo strumento è stata, dunque, in parte compresa. Molti docenti e genitori sostengono che quanto accaduto durante il lockdown ha rappresentato solo una parentesi. È vero: quell’esperienza ha avuto tanti limiti perché spesso è stata fatta, tra mille difficoltà, da docenti anche molto motivati, senza strumenti e competenze adeguate. Ma dall’esperienza fatta è possibile imparare.
Come lo smart working rivoluzionerà il mondo del lavoro, la dad segnerà il mondo della scuola, soprattutto se sapremo coglierla come occasione per innovare non solo contenuti e metodi di insegnamento ma anche le modalità attraverso cui questi sono trasmessi.
L’obiettivo sarebbe combinare al meglio la presenza fisica alle potenzialità del digitale, come appunto spesso già accade nel mondo del lavoro.