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Reddito di cittadinanza, Di Maio fa dietrofront: “Va ripensato, non funziona”

Il ministro degli Esteri: “Bisogna rivedere lo strumento di sostegno al reddito, va separato da quello per chi non ha occupazione”. Poco importa che nel frattempo siano stati spesi oltre nove miliardi di euro.

di Peppe Papa

Abbiamo sconfitto la povertà gridava dal balcone di Palazzo Chigi il 27 settembre del 2018 l’allora vicepremier del governo giallo-verde, Luigi Di Maio insieme agli altri colleghi ministri pentastellati, alla folla esultante di militanti e parlamentari del M5S che da sotto brandivano bandiere e stappavano bottiglie di spumante.

Due anni dopo, cambiato governo diventato nel frattempo giallo-rosso e anche ministero, fa marcia indietro e boccia il Reddito di cittadinanza, provvedimento cardine di quell’improvvido annuncio, definendolo inadeguato ai fini del sostegno economico alle persone senza lavoro per aiutarle a non rimanere parcheggiate “su un divano”.

Missione fallita, dunque, ha riconosciuto il ministro degli Esteri in una lettera a ‘Il Foglio’, promettendo di porre rimedio rimettendo mano alla misura.

Credo sia opportuno in questa fase – ha scritto Di Maio – ripensare alcuni meccanismi separando nettamente gli strumenti di lotta alla povertà dai sostegni al reddito in mancanza di occupazione”.

Una inversione a U, maturata senza un minimo di imbarazzo, che la dice lunga sulle capacità camaleontiche di un Movimento che, messo piede a Palazzo, cambia pelle e princìpi pur di rimanere attaccato alle poltrone e ai privilegi del potere inaspettatamente conquistato.

Al revisionismo di Di Maio ha fatto eco anche il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, tecnico imposto brutalmente con forza dai Cinquestelle per portare a termine il progetto di sussidio e finito per incompetenza nel tritacarne dell’emergenza pandemica il quale, senza mezzi termini, ha a sua volta posto la propria personale bollinatura al fallimento.

Vedo il Reddito di cittadinanza come uno strumento di lotta alla povertà piuttosto che di politiche attive”, ha detto ieri a Radio24.

Un dietrofront arrivato poco dopo le perplessità espresse nei giorni precedenti dallo stesso premier, Giuseppe Conte che sullo strumento degli aiuti economici, nel corso del Cdm, era stato tranchant: “Occorre un tagliando“.

A questo punto l’ipotesi più probabile è che si torni al Reddito di inclusione, separato dalle misure economiche per chi non ha lavoro, norma messa in atto dal governo Gentiloni. Poco importa che nel frattempo siano stati ‘sprecati’ oltre nove di miliardi di euro (fonte Inps). E’ il prezzo del “uno vale uno” bellezza.

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