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Caso Del Turco, una questione di civiltà: Stefania Craxi scrive alla presidente del Senato

A Ottaviano Del Turco, l’ultimo segretario del Partito socialista, poi presidente della Regione Abruzzo il Senato ha tolto il vitalizio. Intanto il suo avvocato, Giandomenico Caiazza non si è arreso e ha chiesto la revisione del processo. Lettera aperta di Stefania Craxi alla presidente del Senato.

Cari amici,

condivido con voi il testo della lettera che ho inviato nella giornata di ieri al Presidente del Senato sulla questione di Ottaviano Del Turco. Non sarà quello che gli spin doctor definiscono una battaglia popolare ma le lotte di civiltà e per i diritti vanno combattute sempre e comunque, specie se l’interessato come in questo caso non può farlo perché consumato da tremende malattie. Spero che tanti altri colleghi parlamentari non restino ostaggi di paure e opportunismi e si pronuncino in merito.

Gentile Presidente,

quale membro di questa Camera, mi permetto di scriverle per porre alla sua attenzione la necessità e l’urgenza di avviare iniziative e adottare provvedimenti sul caso di Ottaviano Del Turco, senatore nella XIII e XIV legislatura repubblicana, al quale, come di certo ben saprà, l’Ufficio di Presidenza ha revocato nei giorni scorsi il vitalizio.

Non entro del merito della natura iniqua dei provvedimenti giudiziari che hanno condotto ad una simile scelta né tantomeno sulla deriva moralista e giustizialista che si è abbattuta, in sprezzo al diritto e alla ragione, su certa legislazione, sulle cui norme ci sarebbe molto da riflettere e da discutere anche e soprattutto in sede parlamentare.

Mi preme, piuttosto, evidenziare come le nostre Istituzioni democratiche debbano rappresentare un baluardo di civiltà, non controvertendo, come Lei più di ogni altro ben sa, a quei principi basilari di umanità sanciti tanto dalla nostra Costituzione che dalle Convenzioni internazionali. Una condanna, di qualsivoglia natura, non può infatti portare all’annullamento dei diritti inalienabili della persona e deve pertanto preservare sempre e comunque il diritto alla salute dell’individuo.

La decisione dell’Ufficio di Presidenza, pur nell’applicazione legittimità delle norme in materia, sembra con tutta evidenza comminare al Senatore Ottaviano Del Turco, considerate le sue problematiche condizioni di salute, una sorta di “pena” inumana e degradante, che mina la sua esistenza e la sua dignità, fattori che, come recita la stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, costituiscono il fondamento stesso della libertà e della giustizia.

È pertanto una scelta che mette a repentaglio l’integrità fisica di una persona in particolare condizione di vulnerabilità il cui stato minaccia la sua vita, poiché Del Turco, 76 anni compiuti lo scorso 7 novembre, consuma la sua esistenza lottando con i postumi di una patologia oncologica e con l’avanzare inesorabile di due malattie come il Parkinson e Alzheimer.

Troverei barbaro e indegno di un Paese come l’Italia, un tempo culla della civiltà giuridica e del diritto e oggi patria del rovescio, ignorare una siffatta situazione, al di là del curriculum sindacale e politico di una personalità che ha reso i suoi servigi alla collettività con ruoli e funzioni primarie, magari solo per evitare le urla strepitanti di qualche componente parlamentare, intenta a giocare sulla pelle altrui battaglie politiche demagogiche e di retroguardia.

Per la mia storia personale ancor prima che politica, per le ragioni che muovono il mio impegno pubblico e parlamentare, non intendo tacere e far passare il tutto in cavalleria. Infatti, nel limite delle mie possibilità e competenze, è mio fermo convincimento porre anche in sede di Commissione Diritti umani la questione.

È questa, caro Presidente, una battaglia di dignità che, tutti insieme, abbiamo l’onere di combattere per ridare un senso all’Istituzione parlamentare, da troppo tempo offesa e vilipesa da retoriche e da scelte che non l’avvicinano ai cittadini e al Paese ma di certo l’allontanano da quell’umanità e senso di ragionevolezza che è alla base del principio democratico.

Sicura del suo interessamento e certa della sua sensibilità di donna ancor prima che di esponente delle Istituzioni, la ringrazio per l’attenzione.

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