

di Peppe Papa
Mentre a Roma torna Enrico Letta, chiamato al capezzale di un Pd moribondo per tentare di rianimarlo, in parlamento Matteo Renzi gli dà il benvenuto con l’annuncio della costituzione di un intergruppo, insieme a Salvini e Berlusconi, finalizzato alla riapertura del dibattito “sui tanti progetti esistenti” a partire dal Ponte sullo Stretto.
Un argomento indigesto per i dem, manco a dirlo divisi su questo, che segna un punto fermo nell’interlocuzione che ci sarà, come annunciato dal neo segretario, con il leader di Iv in vista della costruzione di quel campo largo del centrosinistra su cui ha detto di volere impostare la rinascita del partito.
Affrontare il tema del Ponte, senza pregiudizi, è la sfida lanciata dal senatore di Rignano per testare subito le reali intenzioni del nuovo corso lettiano sul piano del riformismo sociale e liberale annunciato.
Per il momento al Nazareno hanno glissato preferendo dedicarsi – come dargli torto – al riordino delle cariche interne. Letta ha nominato i nuovi componenti della segreteria, provocando non pochi mal di pancia, e ieri i suoi due vice, l’ex Ministro Peppe Provenzano e l’eurodeputata Irene Tinagli: insomma, il Ponte può attendere.
L’iniziativa, come previsto, ha scatenato il fronte grillino e la sinistra corbyniana che, oltre a manifestare il proprio disappunto sfoderando tutto l’armamentario della retorica pseudo-ambientalista, hanno puntato il dito contro Renzi che, a detta loro, avrebbe gettato la maschera e mostrato la propria vera natura sancendo apertamente “l’ingresso nell’alleanza calderone del centrodestra”.
“Nello spirito unitario che contraddistingue il Governo Draghi – hanno scritto in un comunicato congiunto i parlamentari di Italia Viva, Forza Italia e Lega – abbiamo deciso di condividere questa attività per dare un sostegno concreto alla ripresa dell’economia in un periodo in cui le idee devono riacquistare valore al di là di ideologie per il buon governo dell’Italia, ripartendo proprio dal cuore del Mediterraneo che, ancora una volta, si rivela fucina di innovazione e ispiratore del progresso”.
“Il momento per fare il Ponte è adesso”, soprattutto dopo l’annuncio di Trenitalia di fare arrivare da giugno il Freccia Rossa fino a Reggio Calabria e la possibilità di adottare la fiscalità di vantaggio in Sicilia. In pratica “niente tasse a tutte le imprese che investono nell’isola e in Sardegna e creano lavoro”. A tal fine hanno fatto sapere che presenteranno un disegno di legge ad hoc e un emendamento al dl Rilancio.
La levata di scudi, in particolar modo del M5S, è stata, con non qualche ragione, netta nel chiudere ogni possibilità di discussione. “Evidentemente per questi parlamentari l’opera, ritenuta fuori dalla storia addirittura qualche decennio fa, è la panacea di tutti i mali per i ritardi infrastrutturali del Sud”, hanno affermato in una nota i senatori Cinquestelle. “Poco importa – hanno proseguito – se i collegamenti per Reggio Calabria siano ancora complicatissimi, un autentico calvario. Per questi signori basta costruire il Ponte e il gioco è fatto”.
Stop sena ripensamenti, dunque, anche se il Movimento ci ha abituati a repentini cambi di rotta, si aspetta ora di capire la posizione del Pd, specie se l’operazione non resta fine a se stessa e finisce nel dimenticatoio, lasciando solo il gusto della provocazione. In tutti i casi la questione resterebbe sul tavolo, almeno per quel che riguarda i rapporti di Iv con il resto della coalizione che Letta vorrebbe mettere insieme. Non è cosa da poco.